Thanks for waking life

27 anni fa, secondo alcuni, iniziava il postmoderno. Le superpotenze eseguivano test nucleari ma si firmavano accordi per il disarmo, a Roma si svolgeva una grande manifestazione in occasione dei funerali di Walter Rossi, in Cina tornava al potere Deng Xiaoping. Elvis Presley e Groucho Marx erano morti da un mese e mezzo, Nabokov da tre, Andrea Pazienza iniziava la sua fulminante carriera artistica, al cinema si vedeva il primo Lynch, il primo Guerre Stellari, Buñuel, Truffault, Spielberg e la Febbre del Sabato Sera, mentre usciva "September 30, 1955" dedicato alla morte di James Dean. Da noi spopolavano ancora i cantautori, ma il centro del mondo era Londra, incendiata dai Clash ed indignata dai Sex Pistols mentre pure io, da tutt’altra parte, mostravo il culo al mondo e strillavo niente male.


Un lungo applauso di noia

Silenzio dissenso


Ci sono cose che riconciliano con il mondo

...una di queste, è il resoconto del fine settimana veneziano, ad opera dell’amico GmGasTer.


Le monde se bascule

In giro per la mia camera ci sono un po’ di cose appese, inchiodate, appiccicate con il nastro adesivo, come in tutte le camere. Una di queste cose è una planisfero storico, tipo millecinquecento o giù di lì, proprio ai piedi del letto; pochi lo notano, ancora meno si accorgono che la cartina è rovesciata, con il sud in alto ed il nord verso terra. L’ho appeso apposta così perché mi piace rovesciare le cose, ma naturalmente non si riesce a leggere i nomi dei mari, dei paesi e delle città a meno di rovesciare anche la testa.

Finalmente, Internazionale offre una soluzione a questo problema.


Numero Uno: il Bagatto

puzzle L’uomo che legge le carte cammina a testa bassa e lo sa, che alla fine è tutta una questione di creatività. Mescolare tre volte, ricombinare ed interpretare simboli vecchi come il mondo, cercando di cavarne fuori ogni volta qualcosa di nuovo e comprensibile, un segno ed il suo significato, crederci davvero o spacciarlo per verità.

L’unica carta che non sa leggere, che peccato, è la sua.
L’unica carta che teme è il Giudizio, perché ha la coscienza sporca.


Battendo a caso sui tasti

Venerdì, una qualsiasi mensa aziendale di una qualsiasi piccola impresa di un qualsiasi paesotto di un qualsiasi nord-est di una qualsiasi penisola nel mediterraneo. Accidentalmente, capita che sia il posto dove sto mangiando io. Per fortuna, ho quasi finito. In tivvù, passa il servizio sull’arresto delle due donne a Treviso causa travisamento, cui avevo appena dedicato qualche riga sul bloggo. Si avvicina un collega e commenta:

Collega: "Quello sì che è un sindaco."
Io: "Come, scusa?"
Collega: "Non è il miglior politico in italia, Gentilini?"
Io: "A parte che non è più sindaco, secondo me è il peggiore."
Collega: "Stai scherzando? Lui sì che fa le cose come vanno fatte, basta che pensi a..."
Io: "No, non ci siamo capiti. Io lo legherei al paraurti della mia auto e lo trascinerei giù in Africa."

Il collega si allontana, notando pochi punti di incontro. Qualche tavolo più in là qualcuno ha sentito la conversazione e la riprende, io riesco a finire di mangiare ed alzarmi prima di sentire un dotto enunciare:

Esperto di epidemiologia: "Perchè chi è che ha portato l’AIDS in Italia, secondo te, se non gli immigrati? Ed anche il cancro... và a sapere..."

Ecco, sì. Il cancro. Appunto. Poi c’è chi mi dice che sono troppo incazzato. C’è chi mi dice che sono troppo insoddisfatto. C’è chi mi dice che dovrei essere più morbido nelle mie posizioni. Sì. Appunto.

Le uniche cose di cui posso star certo questa mattina sono:

dot one: un’ora di sonno per notte non basta alla mia salute fisica, psichica e quel che ci sta in mezzo;
dot two: il blog di Babsi Jones cambia testata così velocemente che la digos si è presa indietro di due aggiornamenti;
dot three: alla voce "pericoloso borgo natio", sono partito per venezia venerdì sera, ho lasciato l’auto nel parcheggio della stazione con il finestrino abbassato e l’autoradio presente, sono tornato domenica sera ed ho trovato ancora tutto lì. Io vi giuro che volevo risparmiare almeno i soldi della rottamazione, ma non ci sono più i ladri di una volta.

UPGRADE: dimenticavo che anche Mirumir ha cambiato grafica... vabbé allora io chi sono? Come minimo un aggiornamento alla testata ci stava... vi piace?


Democratica Turchia, democratica Treviso

Secondo le stime più recenti, l’8,3% degli abitanti del triste borgo natio è costituito da cittadini extracomunitari: grosso modo, 3.200 persone. Negli ultimi anni sono stati aperti molti phone center, supermercati etnici, uffici di trasferimento valuta e ben due "fast food" che vendono kebap in centro storico. Io il kebap non lo mangio perché sono vegetariano, ma tutti i miei amici mi assicurano che è ottimo; a volte mi fermo a chiacchierare con i kebappari, che sono molto gentili e di nazionalità turca.

Immagino saranno oggi felici di sapere che la Turchia ritiene di aver soddisfatto tutti i criteri politici richiesti per entrare nell’Unione Europea, dato che finalmente l’adulterio non sarà più previsto come reato nel nuovo codice penale che verrà presto adottato. Il commissario Ue all’allargamento Guenter Verheugen è d’accordo, "non ci sono altre condizioni che la Turchia deve soddisfare". La Turchia è una grande democrazia. Ci terrei davvero a conoscere l’opinione dei miei "amici" kebappari, di nazionalità turca ma di etnia kurda, riguardo questi criteri politici e queste condizioni soddisfatte. Chissà se quando l’adulterio non sarà più un reato, loro potranno più serenamente tornare a casa e prepararsi ad entrare nella nobile e democratica Europa.

A Treviso, intanto, viene imposto alle donne il divieto di esercitare la professione di casalinga indossare il burqa in quanto espressione di sottomissione all’uomo; questa motivazione, non prevista dal codice penale italiano, è stata sottolineata viva voce dall’amministrazione comunale. Ecco il fatto: una donna (che già da tempo destava curiosità per il suo abbigliamento) è stata fermata mentre accompagnava il figlio a scuola, costretta ad identificarsi e poi denunciata perché la legge italiana vieta di girare travisati per treviso. Il fatto si è ripetuto ieri nella stessa città con una giornalista italiana, che "travestita" cercava di sondare gli atteggiamenti e le opinioni dei passanti: anche lei fermata, portata in caserma, identificata e denunciata. Bene, democratica parità di trattamento. Bene, che mai noi si autorizzi la sottomissione della donna all’uomo. Meno del burqa, mi piacciono solo i divieti. Meno dei divieti, mi piacciono le imposizioni razziste travestite (travisate) da democratiche applicazioni di diritti civili. Meno di tutto, mi è piaciuto il commento del vicesindaco e mastro burattinaio di Treviso, il famigerato gentilini: "i giornalisti farebbero meglio a rimanere nelle redazioni". La parola chiave di questa giornata è de-mo-cra-zia.


Fumo molto e pigramente penso

Guardando la muraglia di condomini dal balcone, oltre la prateria ed il fumo di sigaretta, si può anche pensare

tutte le nostre città, splendide o miserevoli, sono costruite sui cocci delle città che c’erano prima, figuriamoci una vita o due

figuriamoci (se io possa aver ragione, per una volta)
e se le triglie mi invadessero la casa e mi togliessero il respiro, metterei un maglione in valigia ed andrei a trovare Heidi
ci metterei un’ora
ma si sa, io non cambio mai idea mentre tutti sono così entusiasticamente aperti, che dall’altra parte dello specchio vedono solo un silenzio agghiacciante

ed ogni città è diversa dalla precedente, cambia nome alle cose o interi alfabeti, aspetta lettere per conoscere quello che già sa, si ferma a guardare un gatto bianco e grigio che passeggia indifferente proprio sotto il balcone.


Qualcuno, spero, capirà

Da anni penso ad Internet come alla "Discarica dell’informazione". Se la nostra società, come molti affermano, è la società dell’informazione nel senso che produciamo, vendiamo e consumiamo soprattutto messaggi(ni), immagini, suoni e fregnacce varie, la Rete è certamente la discarica a cielo aperto di questa società; un tempo abusiva, ora regolarizzata tramite condono, esaltata come faro di progresso. Semplicemente, si è ingigantita troppo per poterla ignorare, il suo olezzo si respira ovunque. Non sto dicendo che sia inutile: quando una società produce, vende e consuma inevitabilmente produce scarti, rottami, imballaggi e defecazioni.

Mucchi di rifiuti, dune, colline di informazioni accatastate le une sulle altre, intrecciate, in frantumi. La discarica non ha un custode ed i molti padroni non se ne curano, fingono di voler innalzare mura e reticolati ma ogni volta l’immondizia straborda, non se ne vedono i confini. Alla luce bassa del tramonto si vedono brillare frammenti di specchio e pozze d’acqua, bisogna appoggiare i piedi con attenzione perché non c’è nessun terreno sotto, solo cocci di ceramica bianca e pagine viscide di riviste pornografiche. Bisogna indossare stivali, guanti da lavoro e mascherina, se non ci si vuole tagliare o rimanere intossicati, bisogna aiutarsi con le mani e curvare la schiena per avanzare.

Camminando su queste colline di rifiuti, frugando nell’immondizia, si può occasionalmente trovare qualcosa di molto bello e prezioso, qualcosa di curioso o interessante. Si sa che la gente butta proprio di tutto, a volte persino se stessa. C’è persino chi ci abita, in questa discarica: persone che passano qui buona parte della propria giornata alla ricerca di chissà quali tesori o per gridare, in piedi su un frigorifero scassato, tutti i mali del mondo. Alcuni ci dormono pure. Molti, senza rendersene conto, da semplici visitatori sono divenuti parte della discarica, merce scartata e gettata. I più intelligenti o visionari si sono gettati da soli, in piena consapevolezza, perché forse la discarica è meglio di ciò che ne sta al di fuori.

La discarica un tempo era popolata solo di pazzi urlanti e di filosofi, di vagabondi che non trovavano altro posto per dormire e di idealisti che la sognavano una repubblica libera dai limiti della città. Ora ci arrivano in massa turisti con il metal detector e venditori ambulanti, famiglie in gita, ruffiani e spacciatori di caselle e-mail, poliziotti in borghese e predicatori in saio nero. La discarica è diventata come la città, la città e la discarica si identificano, non esiste più un confine.

Capita a volte, com’è sempre capitato, di vedere dei corvi volteggiare famelici sopra un mucchio d’immondizia particolarmente fresco ed invitante, già gonfio di grassi vermi. Odio le carogne troppo affollate, preferisco rosicchiare le mie ossa in un angolo, senza nessuno che mi disturbi. Capita a volte, però, che io decida di avvicinarmi per dare un’occhiata o lanciare un sasso, infastidito dal rumore o per umana curiosità; spesso all’ultimo minuto lo spettacolo è così rivoltante che la mano mi trema e volto le spalle agli uccelli ed ai cani che banchettano. Non li puoi scacciare né con il bastone né con le pietre né tantomeno con le parole, siano urlate o serene e ragionevoli: la discarica, come la città, è il loro ambiente naturale ed essi si devono cibare di immondizia e cadaveri come hanno sempre fatto. Provo invidia per quanti, disgustati come me, ancora trovino il coraggio di affrontare queste bestie e provare ad addomesticarle o ad allontanarle; so che non ci riusciranno e dovranno ritrarsi una volta terminate le pietre o le parole, ma invidio almeno la loro pazienza nel provarci. Io, come dico da tempo, ormai provo solo una nausea che mi debilita.

Quando avevo sedici anni, come molti altri della mia età, sdraiato sul letto fissavo il soffitto e sognavo di scappare con gli zingari, vivere sporco e lacero in giro per il mondo, di furto ed espedienti, senza vergogna o preoccupazione per le leggi e la morale di chi ha bisogno di quattro pareti ed un tetto per sentirsi a casa. Sogni ingenui ed offensivi, da ragazzino, sogni che purtroppo non ho fatto realizzare. Non sarei potuto diventare davvero uno zingaro, in ogni caso: zingari non ci si diventa ma ci si nasce, e forse è proprio questo il cuore della questione.


Shattered Karma

Alors, sono andato e tornato, visto luoghi e conosciuto persone, perso ciò che speravo di ritrovare e trovato...
...ehm...
...ah, sì, trovato pioggia.

Non che abbia molta voglia di comunicare, in realtà, ma immagino che a qualcuno faccia piacere sapere che sono più elastico di quanto possa apparire. Non ho intenzione di portare sul palco la mia ridicola tragedia, quanto la solita angosciante commedia.

Ed ho scoperto che alors si pronuncia senza la "s" finale.


Going down, down, down

Il mare, per me, è la massa verde del litorale veneto, le alghe che si avvolgevano attorno alle mie caviglie quand’ero bambino. Il mare, per me, è una colata di piombo sotto il cielo invernale, una passeggiata sulla spiaggia con una ragazza al fianco. Il mare, per me, è una prateria azzurra scorta rapidamente dal treno in corsa.

Non mi ci avvicino da anni, ma ne ricordo ancora l’odore. Non lo tocco da anni, ma ne ricordo ancora la pressione sul torace.

Il treno, per me, è un territorio onirico. Mi sono perso, vado a cercarmi.


Treni nella notte

Un vecchio treno attraversa nella notte città sconosciute, boschi, campagne sterminate che si susseguono illuminate solo dalla luna gelida. Io, scomodamente seduto, infreddolito, guardo fuori dal finestrino la realtà che mi scorre accanto, ascolto distratto le conversazioni dei miei vicini di scompartimento ed occasionalmente rispondo, con affaticata cortesia. Mi annoio e sono inquieto, il viaggio è lungo, il paesaggio deserto ha qualcosa di lunare nel succedersi delle sue ombre.
Il treno imbocca un ponte di ferro, austero e vagamente asburgico, si percepisce distintamente che si tratta di un importante punto di passaggio.
"E’ la Moldava! E’ la Moldava!" grida una ragazza bionda seduta di fronte a me, eccitata. Scruto con apprensione, ma rispetto all’imponenza del ponte il fiume sottostante sembra ridicolmente inadeguato, scorre tenebroso in un cantuccio modesto del suo letto, lontano e verde sotto di noi, sembra nascondere chissà quali segreti. Sono sorpreso, e deluso al punto di svegliarmi.

Il fiume, scopro ora, si chiama Prut e segna il confine occidentale della Moldavia. Non so dire se assomigli a quello del mio sogno, a dire il vero, e non so perché i miei sogni mi debbano portare tra tutti i luoghi del mondo proprio in Moldavia. Il mio viaggio mi porterà in luoghi completamente diversi, credo.


Sindrome premestruale maschile

Non si ferma la marcia per la parità dei sessi, condotta ormai su ogni fronte con risultati sempre più curiosi: secondo uno studio condotto da un gruppo di psicologi inglesi, anche gli uomini soffrirebbero di sindrome premestruale. Irritabilità, depressione, mal di testa, perdita di concentrazione e drastiche variazioni d’umore legate a certi periodi del mese.
Ora si cercherà di capirne le cause, i bioritmi ed i meccanismi che regolano questo fenomeno... per quanto mi riguarda, non sono poi così sorpreso: a me questi sintomi vengono ogni cinque minuti.


UPGRADE: Non lo sapevo, ma la spassosa notizia era già stata notata da Mirumir ben tre giorni fa. Scusatemi, in questo periodo ho perdite di concentrazione. ;-)


Ho finalmente visto Ghost Dog di Jarmusch!

Recensione erotico/cinefila
Io amo questo regista, non so neppure che faccia abbia ma penso che se lo incontrassi per strada gli salterei addosso preso da passione incontrollabile.

Recensione dettagliata
Non per fare il figo ma per necessità ho guardato il film in lingua originale con sottotitoli pure in lingua originale: parla di un nero che legge molto e spara bene. C’è anche un tizio con le occhiaie, ed un altro con degli occhiali buffi. Insomma, un sacco di gente che spara, molti libri. Piccioni, ci sono i piccioni che come verso fanno "cooing".

Aaaaah, gran bel film ragazzi, ve lo consiglio.

Poi c’era quest’altro tizio che vende gelati e lo sottotitolano con caratteri diversi perché parla come Jar-Jar Binks, e due ragazze una nera una bianca una più giovane una più vecchia che leggono molto tutte e due.

Credo che il film parli proprio di questo tizio (il primo che ho detto, quello nero che spara bene e legge un sacco di libri) che riceve le istruzioni su come uccidere la gente dai cartoni animati.

Adesso basta sennò vi dico il finale, andate a vederlo!


Tutta fuffa meno una

Tra le notizie e le tragedie di oggi mi colpisce soprattutto lo schianto della sonda Genesis in fase di atterraggio. Per riassumere in due righe, ’sta cosa era stata mandata nello spazio a raccogliere "polvere solare" (!!!) che avrebbe permesso di capire le origini dell’universo ed altre vaccate del genere. Costo: 246 milioni di dollaroni. Valore attuale: una cippa splattata. Doveva atterrare nel deserto dello utah con il prezioso carico ma i paracadute non si sono aperti e la sonda è precipitata, la solita storiaccia infame. Questo mi fa sorgere tre pigri interrogativi: uno, perché spendere 246 milioni di dollari per spiaccicare una sonda quando per un modesto milioncino gliel’avrei sfasciata io a mazzate? Due, perché far atterrare una sonda con un carico di polvere in mezzo al deserto? L’avessero fatta atterrare nel salotto di mia nonna, magari qualcosa si sarebbe potuto recuperare. Tre, perché se si beve Coca-Cola dopo aver assunto un ben noto e potente farmaco repressivo dell’alcolismo, si prova nausea e fastidio come non dovrebbe succedere in assenza di alcol?


La leva ecclesiastica della classe 1928

Monsignor Elio Sgreccia, direttore dell’Istituto di bioetica dell’Università cattolica di Roma, afferma con vigore dalla radio vaticana che "il riuscito trapianto di Pavia [...] conferma la validità della linea per la ricerca indicata dalla Santa Sede. Ma la selezione di embrioni non è accettabile."
Grazie, ciccio, avevamo proprio bisogno che tu ci ricordassi che esiste una linea per la ricerca indicata dalla Santa Sede. L’avessimo seguita scrupolosamente, si starebbe ancora a credere che il sole gira attorno alla terra, per dire. Una proposta: si occupasse un po’, la Santa Sede, dei cazzi suoi?

(proseguono intanto le straordinarie avventure di supersirchia: nella puntata di oggi l’eroe, sgamato miserabilmente, si arrampica su specchi sempre più insaponati sostenuto solo dai suoi amici fedeli.)


Ipocrisirchia

Io non ce l’ho con gli embrioni: voglio dire, sono stato un embrione anch’io, so cosa vuole dire. Mi scoccia un po’ sentirmi dare del nazista da giovanardi perché sono contrario all’attuale legge sulla procreazione assistita, ma sono abituato a non dare più di tanto peso ai giudizi di certi personaggi, anche se altolocati. Chi mi interessa oggi non è infatti giovanardi, bensì il suo esimio collega sirchia. Ministro della salute di questo governo, per chi non lo sapesse.

Il sirchia, ieri, rileva (a mio avviso giustamente) come l’aver salvato un bambino malato di talassemia grazie alle cellule staminali dei fratellini sia un risultato storico. E ci credo: la talassemia è una malattia di origine genetica per la quale si muore, solitamente, quindi c’è davvero di che essere felici se la scienza riesce a sconfiggerla e personalmente poco m’importa se quelle cellule staminali fossero embrionali o adulte. A sirchia invece interessa sottolinearlo: le cellule salvifiche, ricavate dai cordoni ombelicali, erano adulte, quindi a suo avviso tanto chiacchierare sulle cellule staminali embrionali oltre a dar fastidio in chiesa è pure inutile o almeno prematuro.

OK, sirchia, oggi sono di buon umore e te la dò per buona.

Ma tu dillo che i gemelli da cui sono state prelevate quelle cellule erano sani perché il frutto della selezione degli embrioni. Spiega a noi cittadini qualsiasi dove questa selezione è stata eseguita ed a causa di quale legge che il tuo governo si ostina a difendere non poteva essere compiuta in Italia. Diglielo ai genitori del bambino guarito che il tuo collega di governo ed il suo partito di baciapile è pronto a definirli "nazisti" per aver fatto ricorso a questo tipo di procreazione. Oppure mandaci direttamente lui, a dirglielo in faccia.


Niente esclude che sia successo davvero

Nei bagni della stazione dei treni del triste borgo natio, tra le più disparate offerte e richieste di prestazioni sessuali gratuite o a pagamento, una mano misteriosa ha nottetempo spostato i confini dell’assurdo lasciando il messaggio:

"FACCIO GMAIL GRATIS"


E poi mi chiedo se sono normale

Giornali e telegiornali non riesco neppure più a guardarli senza avere letteralmente crisi di nausea o nelle migliori giornate dover piangere le peggiori lacrime. Di un’ora e mezzo di video intervista a McNamara l’unica frase che sono riuscito decentemente ad interiorizzare è "la razionalità non ci porterà da nessuna parte". Non riesco a dormire se non ricevo telefonate nel cuore della notte. Lascio la porta dell’auto aperta con il rischio che un malintenzionato mi derubi della preziosa audiocassetta Guns ’n Roses Lies (lato A) e Curre Curre Guagliò (lato B), che mi è valsa il premio Coerenza Musicale 1992. E a fronte di tutto questo mi crea grande angoscia la nuova tattica adottata dal sistema per farci sentire meschini e soli: metterci di fronte all’evidenza di avere ormai più caselle gmail a disposizione che amici (o persino conoscenti!) a cui regalarle. Temo il momento in cui queste caselle gmail apriranno gli occhi e spezzate le proprie catene si ribelleranno infine contro di noi, perché saranno innumerevoli legioni impossibili da fermare.

Ecco. Perché l’ho detto. Ora mi verranno anche gli incubi.


C’è il papa, in giro?

Nel triste borgo natio, intendo.

Perché ieri è morto il carismatico veggente, già grigio funzionario DC negli anni sessanta/settanta, che con le sue stupefacenti visioni della Madonna ha trasformato il barrio accanto al mio in una succursale di Medjugorie. Mentre io pigramente mi chiedo quali evoluzioni subirà ora il business della fede, che peraltro si è sviluppato allegramente anche durante l’assenza del veggente causa malattia, il paesino si sta presumibilmente riempiendo di fedeli straziati venuti a porgere sincero omaggio. Sorge quindi spontaneo il dubbio: chi c’era in quella macchina blindatissima con targa strana che ho incrociato questa mattina mentre scendevo al mio abituale luogo di lavoro salariato? Ché la macchina in sé non mi avrebbe neanche colpito particolarmente, non fosse stato per i carabinieri che la precedevano (numero: 1 vettura) e per quelli che la seguivano (numero: 1 camionetta, 1 jeep, 3 autobus militari). Un ministro? Il polacchissimo? Qualche paraculo ministeriale?

Perché se smuovono un casino simile solo per un vescovo o un sottosegretario, io pretendo almeno una guardia forestale in bicicletta che mi accompagni a fare la spesa.

A prescindere da tutto questo vi informo anche che: l’attrice (?) Scarlet Johansson definisce Venezia "Una città di una bellezza criminale, lo scorso anno quando sono venuta per la prima volta e’ stata quasi scioccante" come riferito con orgoglio anche dal radiogiornale regionale. Io preferisco ancora definirla come "la più bella fogna a cielo aperto del mondo occidentale", ma mi inchino di fronte alla nuova maître à penser.


Ancora intimismo?

No, per carità, che poi mi s’intristisce il bradipo ed oggi io e lui abbiamo di che essere allegri nonostante tutto.

Ieri serata di deliri e cazzate al limite della pornografia intellettuale, cose davvero disgustose, incredibile che possano trasmettere in pubblico spettacoli tanto osceni. Poi mi dico: ma perché me ne sto qui a vedere la convention dei Repubblicani americani?

Molto meglio una rassegna sugli esordi dell’erotismo al cinema (da Marilyn Monroe a Jean Genet per concludere con i cartoni animati porno di sessant’anni fa) contornati da buona musica dal vivo. Non proprio il massimo, ma sempre meglio che ascoltare Swartzy fare la parodia di se stesso.

Oggi si apre Settembre, un mese che già si profila pieno di grandi impegni ed io mi chiedo se sia legittimo essere così tanto uomo di mondo, considerando che io il militare a Cuneo non l’ho neanche fatto. Contemporaneamente si apre la 61esima Polemica del Cinema (a cui non mi hanno invitato, curiosamente).
E per il resto, tutto come sempre: tutto cambia.