Beograd

Stanotte ho sognato Beograd. Entravo in un grande edificio, pieno di gente, forse una stazione. Marmo povero, vetro opaco. Mi sono reso conto di non ricordare più una parola di serbo, non che ne ricordi molte, neppure da sveglio. Mi sono reso conto di non avere con me né la carta d’identità, che avevo bruciato, né il passaporto, e chissà com’ero arrivato lì, come me ne sarei andato. Ho incontrato due amici, sorriso scrollando le spalle, proposto di andare a bere una birra.


Volete fare gli inteletuali intellettuali, sì?

Chiuso e rimane chiuso, eh. Non è che adesso riprendo a scriverci. Però, come diceva sempre mio zio Vito, ci sono proposte che non si possono rifiutare, ed io non voglio teste di bradipo ad infradiciarmi il cuscino.

Libri della mia biblioteca
[Sbadiglio]
Nella miglior tradizione da spogliatoio maschile, tiriamo fuori il righello e misuriamo. La mia libreria misura in lunghezza 1,10 m; i libri-libri occupano uno scaffale, su due file: 2 metri e venti. Poi ce ne sono un po’ sparsi sopra gli altri, distesi, che non c’è più posto in piedi. Poi ce ne sono un po’ su un altro scaffale, un po’ sulla mensola a fianco del letto, un paio che girano per la cucina. Poi ci sono quelli che ho lasciato a casa dei miei, più o meno altrettanti.
Poi ci sono i fumetti, che mi piacerebbe dire che occupano altrettanto spazio ma in realtà credo siano più o meno il doppio: qualche centinaio di numeri di bonelli assortiti (anche questi a casa dei miei), uno scatolone ed uno scaffale (su due file) di giapponanza varia, ratman, paz, spiegelmann, tamburini e liberatore, miller, doonesbury, manara, pratt. Sì, lo so cosa state pensando: mi manca bilal, che ho letto a scrocco. Rimedierò.
Il criterio con cui sono disposti rispecchia il rigoroso ordine zen della mia vita. Narrativa vampiresca adolescenziale di bassa lega accanto a Turgenev, "Il corano della cucina vegetariana" abbracciato a palahniuk, un numero di alita vicino a qualcosa di schopenhauer (mai letto, l’ho preso solo per fare colpo sulle tipe) (mai funzionato). Insomma, casuale: prendo un libro, lo sfoglio, lo lascio vagare per casa per due o tre mesi e poi lo infilo a caso dove c’è spazio. Di solito, tra gli album di foto, le cartine geografiche, le pile esaurite e jeremy rifkin.

L’ultimo libro che ho comprato
Qualcosa di erri de luca, copertina blu scuro, parola "luna" nel titolo, anno 2005. Non l’ho preso per me, era per qualcun altro che però si è sbagliato a darmi i dati e siccome non ho avuto tempo di tornare in libreria a cambiarlo, ora si è addormentato sul sedile posteriore della mia auto e lì resterà fino a data da destinarsi. Se qualcuno lo vuole, passi a prenderselo: glielo regalo.

Il libro che sto leggendo ora
Dostoevskij, Lettere sulla creatività. Mi sento in colpa a leggere la corrispondenza altrui, quindi non so se lo finisco.

Tre libri che consiglio
Non ve ne consiglio nessuno: smettete di fare gli intellettuali e cercatevi un lavoro manuale, che se c’è concorrenza gli idraulici abbassano le tariffe. Che poi mentre siete intrappolati sotto il lavello ne approfitto per leggervi io alcuni passi del Saggio sulla lucidità o di Una banda di idioti. De Il sonno del mostro vi descrivo anche le figure.

Non passo la palla, anche perché sono l’ultima ruota del web-carro ed ormai l’hanno già fatto tutti, ’sto giochino. Mmmm, aspetta... manca l’Anna.... vuoi?

Nel frattempo, però, rilancio, che a me questi giochini su libri e musica sembrano così aut. Il meme (scusami mamma per aver abiurato la lingua italiana) del 2005, sempre all’insegna del live random, dovrebbe piuttosto essere:

QVANTO 6 TVENDY?

- Quanti nomi hai registrato nella rubrica del cellulare? Tra questi, quanti blogger?
- Quanta tecnologia inutile hai comprato nell’ultimo anno sottraendo risorse economiche ad attività più importanti come ad esempio mangiare?
- Quanti film coreani hai visto negli ultimi sei mesi?
- Quanto schifo fa la canzone "Quando i bambini fanno oh"?
- Tre aperitivi che consigli.

Come da tradiz, comincio io.

- Quanti nomi hai nella rubrica del cellulare?
117, ma ce ne sono un pacco di gente che non conosco. Tra questi, 4 numeri di telefono che corrispondono complessivamente a 2 blogger.

- Quanta tecnologia inutile hai comprato nell’ultimo anno sottraendo risorse ad attività più importanti come ad esempio mangiare?
[sospiro] Ma perché mi faccio queste domande?
Una uebcam che però mi hanno regalato quindi non conta. Una macchina fotografica digitale, molto bella, e non è che sia inutile però è senz’altro meno utile che mangiare.

- Quanti film coreani hai visto negli ultimi sei mesi?
Quattro Kim Ki-Duk e Sympathy for mr. Vengeance. Probabilmente altri che non ricordo.

- Quanto schifo fa la canzone "Quando i bambini fanno oh"?
Orribile. Piace solo a Nello e a Michael Jackson, che io sappia.

- Tre aperitivi che consigli.
Aperitivi, via... che brutte vibra emette questa parola, frà. Se mi riferisco a qualcosa di leggero da bere prima dei pasti, direi: spritz cynar (vino bianco + acqua spritzata + cynar), spritz bianco (vino bianco + acqua spritzata), rabaltà (vino rosso + aranciata).

Ed ora si sbizzariscano la Regina, Mirumir (così imparano a diffondere ’sti virus) e di nuovo Anna che a questo punto penserà di avermi fatto qualcosa di male (non è così, Anna, sono io ad essere malvagio).



P.S.: No, non è che lo dovete fare davvero, anche se ve lo meritereste... fate un po’ voi. ;-)

P.P.S.: Come dicevo, chiuso e rimane chiuso. Però vorrei dire alla persona che si collega ancora quasi tutti i giorni dalla svizzera (credo) con provider bluewin che ammiro la sue perseveranza e gli voglio bene. Sei qualcuno che conosco? O avanzi dei soldi da me? Non è che sei della polizia postale o della digos, vero? Dammi un segnale, voglio sposarti. In italia o in spagna, a seconda.


Cioccoblocchi

Nel Luglio del 2001 avrei voluto essere a Genova, avrei dovuto essere a Genova, non ho potuto essere a Genova. Ho seguito la manifestazione a distanza, con i mezzi che avevo a disposizione, mi sentivo coinvolto: l’ottimismo del primo giorno, la rabbia ed il dolore dei successivi, l’umiliazione di sentirmi dire da una coppia di conoscenti papponi e fascisti
"Complimenti per non essere andato, hai fatto bene."

Ho fatto bene un cazzo. Ho fatto male. Il mio posto era là e l’ho capito troppo tardi.

Con gli amici rimasti in città si discuteva molto dell’incontro, della protesta, delle violenze perpetrate e subìte. C’era chi affermava che questi del black-bloc (i black-bloc, o anche "i cioccoblocchi") non fossero altro che un gruppo di ragazzi sbandati e disorganizzati, dove con "ragazzi disorganizzati" si intendeva sottindere che fossero interiormente innocenti, spontanei, animati da uno spirito alla bon savage. La maggioranza dissentiva, stigmatizzava la violenza fine a se stessa, il vandalismo, le negative ripercussioni mediatiche, gli infiltrati. Io appartenenevo a questa maggioranza, vedevo nei cioccoblocchi uno strumento funzionale a screditare il movimento.

Nel Luglio del 2005 non ho neanche avuto tempo di pensare a Glasgow, non avrei potuto andare a Glasgow, avrei forse dovuto essere a Glasgow. Sono cambiate alcune cose da quel Luglio a questo Luglio. Il movimento che stava nascendo si è sgonfiato, disperdendosi nei mille rivoli che lo compongono. Aerei si sono schiantati, guerre sono state dichiarate, paesi sono stati bombardati, persone sono state torturate ed uccise. I paesi più ricchi del mondo si vendicano contro i più poveri, mentre il contesto rimane lo stesso o si aggrava: gli africani crepano, il sudamerica barcolla, in cina divampa il più spietato connubio tra gli aspetti peggiori del comunismo e gli aspetti peggiori del capitalismo, i deliri religiosi guadagnano terreno ovunque. L’europa agonizza sotto le calde coperte della propria passata grandezza. Gli stati uniti si affidano ancora ed ancora al proprio peggior presidente, schiava di paure metodicamente indotte. L’italia degenera culturalmente e si lascia ubriacare ancora una volta da un pericoloso cocktail di menefreghismo, clericalismo e populismo. Il mondo è diventato un posto peggiore. Non si intravedono miglioramenti all’orizzonte.

Ed ora un altro GiOtto, per risolvere i problemi dell’Africa e dell’ambiente. Inaugurato con una cena offerta dalla regina Elisabetta. Figuriamoci, cosa risolveranno. Gli americani, che non vogliono il protocollo di kyoto perché economicamente svantaggioso, che si riservano il diritto di impiantare fabbriche e bombardare ovunque, secondo le proprie regole e senza dover rendere conto a nessuno. I russi, che non sono da meno se non per minore capacità di investimento. I giapponesi, offesi perché non gli lasciano cacciare le balene in pace. Gli italiani, che si accordano con i libici per creare nuovi campi di concentramento. I francesi, che difendono armi in pugno i propri interessi africani. E via dicendo. Queste persone non risolvono problemi. Queste persone creano problemi.
I cioccoblocchi dicono di non voler passare alcun messaggio, perché nessun messaggio verrebbe ascoltato. Hanno ragione. Abbiamo parlato ed abbiamo discusso ed abbiamo urlato la nostra opinione ed il meglio che abbiamo ottenuto sono stati benevoli cenni del capo, sorrisi di commiserazione e pacche sulle spalle. Hanno ragione i cioccoblocchi, a voler distruggere tutto. Come si può definirli violenti per un’auto bruciata, quando i leader che contestano, i poliziotti che li bastonano, i giornalisti ed i giudici che li condannano, i padroni della fabbrica che ha prodotto quell’auto campano tutti sistematicamente sull’omicidio, sulla guerra, sullo sfruttamento? Come si può definirli vandali per una vetrina infranta, mentre il mondo viene quotidianamente vandalizzato da eserciti ed istituzioni? Non hanno alcun messaggio perché il loro messaggio è "Ci avete tolto tutto. Non abbiamo senso se non nell’essere presenti qui, ora."
Non ci sono soluzioni e se ci sono non le conoscono. Non hanno altro potere di incidere sulla realtà se non attraverso gesti tanto rumorosi quanto inefficaci. Non attaccano, si difendono: alla cieca, contro un nemico che non si può vedere.

Saranno figli di papà, alcuni. Saranno beceri, saranno ignoranti, mancheranno di un piano politico coerente ed efficace. Saranno funzionali al sistema, espedienti per la repressione, prodotti massmediatici. Saranno anche tutto questo, ma meno dei loro avversari, e con molte più ragioni per esserlo. La loro protesta violenta ed aggressiva sarà inutile quanto quella pacifica e civile, ma nel Luglio del 2005 li comprendo molto meglio. Vorrei poter essere a Glasgow.