Scandalosamente normale

La vicenda di Marko Ahmetovic, un rom 22enne che ad Aprile, guidando ubriaco, ha investito ed ucciso quattro giovani ragazzi, sta suscitando su Internet e nel mondo dei vivi l’ennesima polemica ipocrita e farlocca. Pare infatti che Ahmetovic abbia fatto da testimonial per una linea di abbigliamento, già sparita da eBay a causa delle clamore suscitato, incassandone una cospicua ricompensa. Lui nega, il suo vero o presunto manager conferma, la guardia di finanza non rilascia dichiarazioni. Pare anche che abbia scritto o almeno firmato un’autobiografia, dallo stucchevole titolo "Anche io sono un essere umano", in libreria per natale se la casa editrice non si caga sotto. Tutti a chiedersi come sia possibile, in che mondo viviamo, dove sono la legge e la giustizia, io le avevo messe lì, prova a vedere nel primo cassetto della sala, ecc. ecc.
Marko Ahmetovic è stato processato e condannato a sei anni e rotti di arresti domiciliari, dove al momento si trova. L’ultima volta che ho sfogliato il codice penale (era nel 2002, cercavo il posto dove PornoRambo nasconde il fumo) non era vietato lavorare mentre si è agli arresti domiciliari, e neanche ricevere compensi per il proprio lavoro. Avete presente Callisto Tanzi? Scommetto che anche lui sta facendo quello che nel suo ambiente si chiama "lavorare", qualsiasi cosa sia. Se prendiamo per buono che il concetto di "lavoro" comprenda anche posare per delle fotografie pubblicitarie o firmare libri che non si sono scritti, beh, allora deve essere valido anche per Ahmetovic. E’ ripugnante che qualcuno (lui e/o il suo agente) approfitti di un drammatico fatto di cronaca per diventare ricco e famoso, ma non è il primo caso e non sarà l’ultimo. Siamo caduti in basso, ma questo non è neanche il peggio che si sia mai sentito, suscita clamore solo perché il protagonista è un rom ed è facile istigare associazioni mentali con delitti ed assassini che con questo non hanno nulla a che fare. L’agente pubblicitario, tale Alessio Sundas, si difende dalle polemiche sostenendo che non si vergogna, che creare star è il suo lavoro, che non è lui ad essere cattivo, ma la società che lo ha disegnato così. Fa schifo, ma non mente. Inutile appellarsi alla legge, fare inchieste, chiedere indagini ministeriali: tutto è avvenuto secondo le regole di un mondo progettato scientificamente per farti sentire una merda, e la decenza non si impone per decreto. Basterebbe che quella linea di abbigliamento restasse invenduta nei magazzini, che il libro accumulasse polvere in libreria, e la prossima volta i cacciatori di star ci penserebbero sopra due volte prima di fare business sulle tragedie. Purtroppo, però, questo non succederà: sarebbe necessario qualcosa che agli italiani manca, come la dignità ed il buon gusto. Non dimentichiamoci che questo è lo stesso paese in cui due anni fa migliaia di giovani andavano in giro con scritto a chiare lettere "De puta madre" sul torace. Pagando. Questo è anche il paese dove un tizio, dopo essere stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (un esempio tra i tanti), non solo ha girato uno spot pubblicitario per una compagnia telefonica, non solo ha scritto diversi libri, ma è stato anche candidato alla presidenza del senato. Ha fatto molta più strada di un rom che vende abbigliamento tamarro su eBay, eppure a tutti sembra perfettamente normale.


26) Come bisogna lasciarlo cantare, l’italiano?

Buongiorno Italia gli spaghetti al dente
e un partigiano come Presidente
con l’autoradio sempre nella mano destra
e un canarino sopra la finestra.

(Eugenio Montale)


Dopo l’ordinanza anti-sbandati di Cittadella, ecco un altro microcomune padovano che ha deciso di adottare una linea di rigore nei confronti di questa forsennata immigrazione che sfrutta e svilisce le italiche virtù: si tratta di Teolo, ottomilacinquecento e rotti abitanti, in cui l’unico divertimento sembra sia fermarsi in piazza a bere dalla fontanella. Persino la descrizione del mio quartiere occupa più spazio su wikipedia, ed è tutto dire.
Teolo sembra essere il primo comune italiano dove, per iniziativa del sindaco di AN, un cittadino straniero è stato sottoposto ad un serio esame prima di ottenere la cittadinanza italiana. Anzi, una cittadina: Yenisheidi "Jenny" Rodriguez, fino a due giorni fa cubana, da ieri felicemente italiana. Se interpreto correttamente le mie fonti, pare che questo esame sia effettivamente previsto dalla legge, ma che di solito venga trascurato o ridotto a semplice formalità: ci si accontenta del fatto che il richiedente soddisfi i requisiti minimi di base (che sia in Italia da tot, o sposato con un/a italiano/a da tot, che non abbia ucciso nessuno, o che non sia possibile dimostrarlo, che non appartenga ad Al Qaeda, o che abbia almeno restituito la tessera), che abbia fatto domanda in cinque copie, che abbia appiccicato l’adeguato importo in marche da bollo e che il ministero, con tutto il tempo che reputa necessario, abbia dato il via libera. Al sindaco di Teolo questo non è bastato, ha voluto sottoporre Jenny anche ad un colloquio per verificare la sua conoscenza della lingua e della cultura italiana, pare anche con qualche domanda sulla Costituzione, concedendole infine una senz’altro meritata "promozione" ed accogliendola come concittadina. Facile immaginare cosa succederà quando invece di una cubana lo stesso sindaco si troverà di fronte una donna in burqa, ma per una volta non voglio assumere pregiudizialmente una posizione contraria all’iniziativa solo perché viene da un esponente di Alleanza Nazionale, o da un padovano. In fondo, stavolta sembra essersi trattato solo di applicare una legge, mica di inventarne di nuove con il solo preciso scopo di scassare le palle al mondo, poteva andare molto peggio. Mi limito solo a proporre un piccolo e quasi insignificante miglioramento a questa legge, dato che comunque si dovrà riprendere a parlarne in parlamento: venga sottoposto allo stesso esame, una breve batteria di domande sulla lingua italiana, la Costituzione ed il repertorio di Toto Cutugno, anche chi cittadino italiano lo è già per nascita. Ogni dieci anni, per esempio. La bocciatura potrebbe comportare, chessò, l’ineleggibilità a cariche pubbliche, oppure qualche rituale di pubblica umiliazione, ma di quelli che non comportano la possibilità di diventare famosi. I promossi potrebbero invece non solo mantenere la cittadinanza così com’è, ma partecipare magari anche all’estrazione di un viaggio-premio a Teolo, a visitare la fontanella.


Ritorna Forza Italia, non facciamoci prendere dal panico

Porchetta LiberaIeri Berlusconi ha annunciato che Forza Italia non si scioglierà. So cosa state pensando, anche a me pareva di aver capito il contrario, ma da quando controlla solo Mediaset il suo pensiero non mi giunge più così limpido come una volta.
Il nuovo partito si costituirà quindi come un "partito-rete" (non si capisce se rete nel senso di rete televisiva, o rete nel senso di rete fatta dal Milan) di cui faranno parte i partiti della Cdl, i circoli della Brambilla ed altri gruppi di auto-aiuto; anche sul nome non vi sono più certezze, potrebbe chiamarsi "Partito della Libertà" o "Popolo della Libertà" a seconda di quanto gli esperti di marketing del capo decideranno di far risultare da un apposito referendum. Esclusa, senza neanche una reale discussione, la mia proposta di chiamarlo "Porchetta Libera": evidentemente questa è gente nonostante le pretese retoriche non riesce ad emanciparsi dagli schemi e dai linguaggi della vecchia politica. Alcuni osservatori, confusi dall’apparente* cambiamento di opinione del fine stratega di Arcore, si chiedono come reagiranno i suoi sostenitori, se si stancheranno finalmente di seguire la banderuola o se invece si identificano a tal punto nell’uomo-simbolo da continuare a seguirlo a prescindere da qualsiasi strunzata dica o faccia. I più, tuttavia, preferiscono non interrogarsi sul grande mistero italiano rappresentato dall’elettorato di Forza Italia e preferiscono concentrarsi sui presunti alleati del lampadato, i quali hanno l’aria di essere a loro volta quanto meno perplessi.
Mi consola il fatto che anche Fini, uno che conosce Berlusconi molto meglio di me avendoci pure scopato, sembra aver sofferto le mie stesse incomprensioni; dopo settimane di scazzi reciproci ieri sera il presidente di Alleanza Nazionale ha ironizzato sul salto della quaglia del plasticoso alleato e sui suoi cangianti riferimenti geografici in merito alla riforma della legge elettorale**, ricordando come non sia scontato che Berluscaccio, in caso di caduta del governo Frodi, ritorni automaticamente ad essere leader della Casa della Libertà. Casini, al momento, sembra allineato sulla linea Fini. Bossi già da tempo va dove gli dicono di andare, dice quello che gli dicono di dire, si siede a sbavare in un angolo, incassa e se ne va.
E’ facile prevedere che lo strappo verrà ricucito e gli attuali dissapori, per quanto aspri, verranno presto dimenticati in nome della realpolitik; oggi come oggi, però, il fronte compatto della destra sembrerebbe essersi spaccato, alcuni dicono addirittura spacciato, e comincia a farsi sentire anche a sinistra la tentazione di sciogliere le camere ed andare a votare il prima possibile, approfittando del momento di debolezza dell’avversario, senza lasciare a Fini il tempo di inghiottire l’ennesima umiliazione della sua vita tristanzuola tornando tra le accoglienti braccia del Banana. Alcuni risibili dettagli come la grave crisi interna al centrosinistra, la precarietà delle sue alleanze, la legge elettorale che continua a fare schifo, la mancata risoluzione del conflitto d’interessi, la necessità di alcune riforme urgenti possibilmente prima delle elezioni (tra tutte, quella della Rai), paiono diventare sempre più trascurabili di fronte all’improvvisa possibilità di mettere alle corde l’avversario e capitalizzare l’entusiasmo per la cosiddetta novità del Partito Democratico. Aleggia nell’aria l’idea che un tempestivo harakiri consentirebbe di infliggere un altro colpo al nano malefico e contemporaneamente di incoronare il buon Uoltér, beniamino di grandi e piccini, nuovo re di Tàlia. Probabilmente questo esecutivo, nonostante la noiosa serietà ed efficienza applicata da Prodi al risanamento dei conti pubblici***, non ha né i numeri né le idee per governare bene o per attuare tutte le grandi riforme che avevano promesso; non lusinghiamoci tuttavia per l’ennesima volta con l’illusione che sia arrivato il "momento buono", che il nobile fine di salvare l’Italia dal galletto mafioso giustifichi qualsiasi mezzo, compreso imitarlo nelle sue politiche di sputtamento delle istituzioni e svilimento della democrazia. Sono consapevole che persino un governo di democristi affaristi sarebbe preferibile al ritorno al potere dell’unico corleonese con accento brianzolo, ma ugualmente credo che per Prodi e compagnia danzante sarebbe più saggio, oltre che più onesto e di sinistra, prepararsi dopo tanta agonia ad un sereno trapasso portando a compimento almeno gli atti di governo indispensabili, con serietà e dignità: quel poco che resta, almeno, dell’unico capitale che a Berlusconi palesemente manca.



* "Apparente", perché lui nega di aver mai cambiato idea. E’ lo stesso principio per cui le religioni monoteiste attribuiscono alla divinità l’immutabilità: ciò che muta ammette la propria imperfezione, ciò che è perfetto non può che essere sempre uguale a se stesso.
** Riassumibili in: "Germania o Spagna purché se magna".
*** E a poco altro, bisogna ammettere. Ma è già qualcosa di più del governo precedente.


Le avventure del giovane guerriero Tai-C, vol. 2

Non sono mai stato un dormiglione ma, lo ammetto, qualche volta mi piacerebbe alzarmi all’alba. L’imminenza del primo esame di Tai Chi mi ha invece spinto ad anticipare la sveglia di altri dieci minuti, così da potermi dedicare ogni giorno ad un breve allenamento mattutino. Per la maggior parte dei praticanti il primo esame si rivela più che altro una formalità, una verifica dei primi rudimenti appresi in un paio d’anni di esercizio, ma per quanto mi riguarda non va trascurata la possibilità che si riveli invece uno psicodramma a soggetto sulla legnosità delle giunture. Di conseguenza, perché non aggiungere un tocco di pathos? Potrei presentarmi con gli occhi da panda per il sonno perduto e gettarmi ai piedi del maitre piagnucolando: "Ma io ho studiatoooo...", mentre lui mi colpisce molto forte con il bastone.
In alternativa, c’è anche la possibilità che impegnandomi e continuando ad allenarmi io riesca a far fronte alle difficoltà congenite, colmare le mie lacune e superare l’ostacolo. O che un asteroide colpisca la terra, facendo posticipare l’esame. O che un cinese radioattivo mi morda donandomi tutti i suoi poteri. Pur partendo da una situazione fisicamente svantaggiata (fondamentalmente, non ho mai avuto voglia di fare un cazzo) sono piuttosto determinato a proseguire la mia carriera senza farmi troppo umiliare dalle migliori casalinghe della terza età vicentina le quali, rimanga tra noi, sono molto più toste di quanto le descrivano i luoghi comuni: per questo ho deciso di sfidare la mia impermeabilità allo sport ed alzarmi tutte le mattine molto presto, fare qualche esercizio, ripassare qualche forma, magari praticare un po’ di chi kung, fischiettando modestamente tra me e me il motivetto di Rocky. Se nel giro di qualche giorno non mi sentite più, probabilmente sarò caduto in letargo, o a caccia di cinesi radioattivi.


Ullalà! Le dernier acte!

A sorpresa, almeno per me, è prevista a brevissimo la pubblicazione in italiano del quarto ed ultimo volume della tetralogia del mostro di Enki Bilal. Con notevole slancio di fantasia si intitola "Quattro?" ed è uscito in Francia già a Marzo; il fatto che mi sia sfuggito fino ad oggi indica che non faccio poi una vita così noiosa da riuscire a seguire ogni mossa di Bilal, il che mi dà un certo sollievo.
Anche se poi uno si chiede, come mai è passato solo un anno tra il terzo ed il quarto volume? Eh? Ti sei stufato, Enkino? Hai fatto le cose di fretta? Non ci metti più l’impegno di un tempo? Devi pagare anche tu il conto dell’elettrauto?
Ti capisco, sai, ma dato che immagino di dover sborsare qualche euro per leggere questa tua ultima fatica*, spero che effettivamente di fatica si sia trattata e non di quaranta pagine di personaggi che si muovono nella neve o nel deserto solo per non star lì a disegnare gli sfondi. Le recensioni lette in giro mi fanno sorgere qualche sospetto per quanto, a dirla tutta, siano scritte generalmente in una buffa lingua che non conosco. Facciamo che anche stavolta si va sulla fiducia, solo perché sei tu, ma c’è un’ultima volta per tutto.

* Oltre all’elettrauto, ça va sans dire.

UPDATE: Il mio spaccino di fiducia me lo dà in uscita per il 12 Dicembre. Quando gli ho chiesto il prezzo non mi ha risposto, era già sul sito dell’Alfa a prenotare la macchina nuova.


Anche quest’anno le Maldive? Cheppalle.

(Niente mette a repentaglio le tue certezze sull’universo il Lunedì mattina come lo scoprire che Rufus Wainwright è gay. "Rufus", un nome che evoca foreste canadesi, boccali di birra da due litri, folte barbe da boscaioli, pesanti cappotti a scacchi, berretti di pelo d’orso strappato all’orso ancora vivo. Invece, un "Rufus" fighetto, magrolino, molto ben cantante e gay. Un gay di nome Rufus. Mi chiedo come i gay possano accettarlo.)


Stando alle mie accurate fonti di informazione, pare che quest’anno siano in netto aumento le prenotazioni di viaggi esotici per le vacanze natalizie, chiaramente destinate ad un pubblico che non si spaventa "di fronte all’incremento dei prezzi legato all’inflazione." Tra le mete si distinguono le Maldive, ma anche Mauritius, Bahamas, Antille Francesi e Caraibi, insomma i soliti posti dove i borghesi banali andranno a rinchiudersi nei villaggi turistici, così da sentirsi un po’ protagonisti dell’Isola dei Famosi. Ed i co.co.pro., i lavoratori temporanei, interinali e flessibili, dove vanno invece in vacanza, quei pavidi che di fronte all’incremento dei prezzi tendono invece a spaventarsi?
Si indebiteranno, faranno altri mutui per permettersi due settimane di lusso come i loro capi, i loro dentisti, i loro commercialisti, come quelli che la televisione spaccia per persone normali? Aumenta la sperequazione economica e sociale, si restringono i diritti, meglio fare un ultimo bagno in qualche mare esotico, perché no? Come i passeggeri del Titanic. Si meriterebbero di trovare Cristian de Sica nel bungalow di fronte, e sarebbero pure contenti.
Oppure sceglieranno una vacanza "light"? Alcuni senz’altro, così come scelgono di vivere in appartamenti light, di indossare vestiti light e di fare una spesa light, grazie alla meravigliosa libertà di scelta del neo capitalismo trionfante. Almeno non rischiano il cagotto come i padroni delle fabbriche dove prestano il loro lavoro precario.

Nel frattempo, io coltivo nel cassetto l’idea di recuperare una vecchia guida turistica della Jugolasvia, una di quelle che stampavano prima che guerre umanitarie o meno liberassero il paese dal sanguinario giogo del comunismo, e ripercorrerne gli itinerari proposti, scavalcando confini e decenni e macerie imbellettate, lasciando che le singole nazioni sbiadiscano sullo sfondo, sovrapponendo le strade nuove alle vecchie, le foto nuove alle vecchie, scoprendo cosa c’era, cosa si è salvato, cosa magari è ricresciuto dalla cenere fertile, tenendo a bada il fascino melenso e macabruccio di una qualsiasi operazione nostalgia. Per quest’inverno niente da fare, però, questo viaggio jugotopico me lo tengo da parte per una casomai prossima estate, sperando che nel frattempo la mafia albanese, la gazprom o la nato non pensino sia il caso di aggiungere qualche nuova frontiera.


(Rufus. Non me ne capacito.)


Sbandati banditi

Qualche giorno fa, il sindaco leghista di Cittadella (PD) ha emesso un’ordinanza che ha suscitato un certo clamore passando alla cronca come "Ordinanza Anti-Sbandati", ottenendo seguito e solidarietà da parte dei sindaci leghisti e destrorsi della regione nonché l’interessamento sdegnato del ministro della Solidarietà Sociale Ferrero nonché un’avviso di garanzia dalla procura per "usurpazione della funzione pubblica". Naturalmente, il fatto che sia un’ordinanza emessa dal sindaco leghista di Cittadella e che vorrebbe essere imitata dal sindaco leghista di Verona e dal sindaco leghista di Treviso ci fa sospettare a pelle che sia un’iniziativa stupida, razzista e populista e difatti così è, ma per non dare l’impressione che io abbia dei preconcetti vedrò di fornire ulteriori dettagli.
COn l’ordinanza del 16 Novembre 2007, il sindaco di Cittadella ordina che la concessione della residenza nel comune di Cittadella sia sottoposta ad indagine volta ad accertare che il richiedente abbia una dimora abituale che soddisfi i requisti igienico-sanitari per l’abitabilità, un contratto di lavoro subordinato oppure un reddito di almeno 5061,68 euro l’anno per il mantenimento suo e di un familiare al massimo, di più nel caso debba mantenere altri familiari. Niente di eccessivo, pare: basta dimostrare di abitare in un posto adatto alla vita umana e di avere a disposizione almeno 420 euro al mese per due persone provenienti da fonti lecite, non sono condizioni così restrittive. Potrebbero persino indirettamente costringere i padroni di casa italiani a rendere dignitosamente abitabili gli appartamenti che affittano agli immigrati, magari addirittura a stipulare contratti di affitto regolari e a pagare le tasse di conseguenza, se vivessimo nel mondo dei sogni.
Sì, perché dimenticavo un dettaglio: coerentemente con la considerazione iniziale che "si è registrato un incremento a livelli esponenziali dei flussi migratori" negli ultimi mesi, questi requisiti sono necessari solo per cittadini dell’Unione o extracomunitari. Per gli italiani resta tutto come prima, senza discriminazioni: la logica è che bisogna finirla con questi barboni stranieri che vengono a rubare il lavoro ai barboni italiani.
Il vero problema è che il reddito viene usato come criterio per la determinazione di diritti civili, e questo è eticamente e socialmente inaccettabile. E’ vero, 420 euro al mese è un discrimine piuttosto basso che non per niente equivale all’importo dell’assegno sociale, ma è il principio che si vuole far passare che ritengo ripugnante: chi non guadagna abbastanza denaro ha meno diritti, chi guadagna di più merita qualche diritto in più. E’ un principio plutocratico, la ricchezza determina il potere: in questo caso, il potere di richiedere la cittadinanza. Accettare che questo principio, già fin troppo applicato nella società, venga legittimato istituzionalmente costituirebbe un precedente molto grave. E’ un principio che non solo non condivido, ma si pone idealmente agli antipodi rispetto alla società in cui mi piacerebbe vivere e a cui quella in cui vivo assomiglia sempre meno. L’articolo 3 della nostra Costituzione, che per quanto fuori moda resta pur sempre una gran bella lettura, afferma non solo che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [...] senza distinzione di condizioni personali e sociali" ma anche che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Rimuovere gli ostacoli, non i cittadini. Non è una distinzione da poco.


La mancanza di fantasia al potere

"Sono passati 24 giorni dalla nostra incoronazione alle primarie e in 24 giorni abbiamo creato il simbolo, la sede del partito e gli organismi dirigenti": solo 24 giorni dall’incoronazione, si potrebbe dire, e già Walter Veltroni è passato al plurale maiestatico. 24 giorni per mettere in piedi un nuovo partito potrebbero sembrare pochi, se non si facesse il confronto con i 24 secondi che ci ha messo Berlusconi a creare la sua nuova corte dei miracoli. Certo, Veltroni forse non ha dovuto fare tutto da solo, sarebbe troppo persino per lui perdere le notti a disegnare questo simbolo:

Il simbolo del Partito Democratico

Veltroni, Letta, Bindi, Realacci (e chi cazzo è?) si dicono soddisfatti. Il simbolo richiamerebbe un’idea di "patriottismo dolce" (pardon?) e si riallaccerebbe alle tre anime del Partito Democratico: quella verde e laica (?), quella bianca cattolica, quella rossa del sugo di pomodoro che mettono sulla pasta gli italiani. A loro piace. O mentono, o sono ubriachi, e francamente non so quale delle due sia più probabile. Una volta il Partito Comunista poteva contare sul supporto dei migliori artisti italiani, anche nel campo della grafica e della pittura, ed ora sono ridotti così male da non trovare niente di meglio di questo? Ah, la sequenza cromatica verde-bianco-rosso! Che idea geniale, si saranno detti! E sotto ci hanno anche messo la didascalia per i più grulli, con un ramoscello d’ulivo sempre più striminzito e triste, che sembra coltivato a Milano2.
Sapete cos’ha che non va questo simbolo, secondo me? In due parole, da non addetto ai lavori, tutto. In primo luogo è rettangolare, quindi può andare bene per Internet o per essere stampato sulle lattine dei pelati ma è molto meno pratico di qualsiasi altro simbolo di partito: una falce e martello, ma anche una quercia, un fascio, una svastica, una foglia di vite o persino un fottuto asinello stanno bene da soli o possono essere iscritti in un cerchio, un quadrato, un rettangolo o una stella. Questo no: un rettangolo resta un rettangolo ovunque. In secondo luogo non è neanche un pittogramma, cioé un’immagine, ma un monogramma, ovvero da dizionario "Lettera o gruppo di lettere composte o intrecciate ad indicare un nome proprio o la sigla di un’azienda". Come monogramma è carino, per carità, con quel gioco di pieni e vuoti... ma presenta un altro problema: provate a riprodurlo rapidamente con una matita su un foglio. Fa schifo, non si capisce bene cosa sia, e non avete ancora disegnato il ramoscello d’ulivo. Infine, i colori: il tricolore è non soltanto la scelta più banale che potessero fare, non soltanto una scelta che si appropria di qualcosa di nazionale "privatizzandolo" come aveva fatto a suo tempo il nano lustrato per il colore azzurro o lo slogan "Forza Italia!", ma è persino un insulto ai daltonici. Sulla didascalia non mi pronuncio nemmeno: un simbolo che ha bisogno di essere spiegato in didascalia è praticamente un’ammissione di incompetenza. Insomma, riesce a superare persino il più brutto simbolo di partito visto finora, quello di Farsa Italia, e avranno pure perso tempo a sceglierlo, valutarlo, elargendo milionate a qualche grafico romano o milanese figlio di un sottosegretario di cancelleria. Una volta avevano Guttuso. Una volta avevano la falce e il martello. Evidentemente non gli basta più essere rinnegati, baciapile, pusillanimi, trafficoni e vili: vogliono essere anche brutti. E gli piace! Contenti loro...

P.S.: Secondo un’altra ipotesi, è pur sempre possibile che abbiano scelto questo simbolo sperando che in cabina elettorale, pur di non vederlo, gli elettori ci mettano inconsciamente una croce sopra.


Il conto dei Savoia

I Savoia chiedono 260 milioni di euro all’Italia come risarcimento per l’esilio subìto e la restituzione dei beni confiscati. Massì, i Savoia, quelli con i baffoni, quelli che con trucchetti politici e spedizioni militari si sono impadroniti dell’Italia, quelli che hanno schiacciato con la violenza le proteste nel Meridione (ed il Meridione tout court, se vogliamo), dai, i Savoia, quelli che facevano sparare coi cannoni sui manifestanti, che hanno fatto crepare migliaia di italiani nelle trincee della prima guerra mondiale grazie alla loro accurata scelta dei generali, come dimenticarli, i Savoia, quelli che hanno nominato Mussolini capo del governo e lo hanno sostenuto finché non è stato davvero troppo pesante da sostenere, quelli che sono diventati imperatori d’Etiopia, che hanno firmato le leggi razziali, che non hanno storto il naso di fronte all’alleanza coi nazisti e ci hanno lasciato crepare nella seconda guerra mondiale, quelli che sono poi scappati nascondendosi in qualche fogna per preservare la continuità istituzionale, lasciando che la penisola diventasse il parco giochi dei nazisfascisti fino a nuovo ordine, per poi ricomparire e dire che l’avevano fatto per noi, quei Savoia lì, quelli che un referendum nel ’46 ha cacciato per la loro infamia, in uno dei brevi momenti della storia italiana in cui questo popolo ha preso una decisione ragionevole, quelli che poi poverini stavano tanto male in esilio che ogni tanto dovevano tirare un colpo di fucile e pazienza se ammazzavano qualcuno, quelli che abbiamo lasciato tornare in Italia in base al principio dello "scurdamuce o’ passato", dai, sì, quei Savoia lì, quelli che fin dagli anni Settanta erano indagati per traffico d’armi, e più recentemente per associazione a delinquere e sfruttamento della prostituzione, quelli che abbiamo studiato a scuola, che riempiono le copertine dei settimanali per signore, quelli che l’unico contributo positivo che abbiano mai dato alla storia mondiale è stato il tiramisù, quelli lì, chiedono 260 milioni di euro e mica per qualche nobile causa come risollevare il mercato della prostituzione o del gioco d’azzardo, ma come risarcimento per l’ingiustizia sopportata, i Savoia, dai, quelli alti, coi baffi, ci fosse ancora il buon Gaetano, lui sì che li sapeva far ragionare, scommetto che troverebbe una soluzione molto più economica.


Il bizzarro mondo degli animali [4]

Dopo l’arresto di Provenzano e dei Lo Piccolo, era abbastanza scontato che Forza Italia si sottoponesse ad un’operazione di rebranding. L’unico aspetto che mi ha un po’ stupito è stata la scelta del nome: "Partito del popolo italiano della libertà". Ma che razza di nome è? Suvvia, Silvius! E’ cacofonico, ha troppe preposizioni articolate, e poi le battute sul populismo diventano scontate. Ripensaci. Per esempio, rimanendo in tema, perché non "Partito della Porchetta Libera"? Tanto i vegetariani sono tutti comunisti.

[Sono l’unico a chiedersi dove sia finita Babsi Jones? Non credo proprio. Ormai è quasi un mese che non la vedo pubblicare, e mi dispiace. Speriamo si sia reincarnata, e di scoprire dove, o che cambi idea, o qualcosa, cazzo, dai, che nervoso.]

Secondo Alberto Bevilacqua, che i più credevano morto nel secolo scorso, i giovani d’oggi imparano a nascondere gli indizi dei propri delitti guardando C.S.I. e possono essere schematicamente divisi in assassini ed assassinati: questo significa che se avete un figlio ed è vivo, ci sono buone possibilità che sia un killer.

Nel frattempo, grazie ad un omicidio mezza italia ha scoperto l’esistenza di Facebook, l’ennesimo giocattolo "web due punto zero" con cui già da tempo si perdeva tempo nel resto del mondo. Cosa non si deve inventare il marketing al giorno d’oggi.

[Ieri sera ho visto finalmente, con quindici anni di ritardo sul resto della popolazione italiana, "Morte di un Matematico Napoletano" di Martone. Bellissimo. Grazie a Strelnik che me ne ha fatto venir voglia dedicandovi due intere puntate di KinoParty su radio Catrame19 (ehm, tutte e due le intere puntate andate in onda finora, a dire il vero).]

Intervistato in qualche salotto televisivo sullo sbirro pistolero di qualche giorno fa, il personaggio misterioso Enrico Letta ha ricordato che non bisogna assolutamente criminalizzare tutti i poliziotti per le azioni di uno solo. A meno che, naturalmente, il poliziotto non sia rumeno.

[Mi è venuto in mente qual era il terzo motivo per cui passare ad un server a pagamento. Ora il weblog è passato dalle bizzose e volubili cure del Dio dei Server Gratuiti a quelle del più affidabile Dio Nànos, protettore delle stampanti a getto d’inchiostro, delle bande magnetiche e, ricordiamolo, dei server estremamente economici.]

In seguito alla fondazione del nuovo partito di Diaberlusk, il PiPì Lì di cui sopra, ed alla raccolta di ottanta milioni di firme per la richiesta di nuove elezioni, Veltroni ha carismaticamente ribadito che il governo non si tocca, se non per scaramanzia.

Secondo Repubblica, intanto, risale la fiducia nel governo e Prodi sarebbe tornato ai livelli di un anno fa nel giudizio dei cittadini. Di conseguenza, mi par di capire, il colera è tornato all’ultimo posto.


Mi piaci quanto Thaci

Wikipedia English dice di lui che è nato nel ’68, ha studiato filosofia e storia all’università di Priština, è poi emigrato in Svizzera dove ha fondato l’LPK, un partito politico orientato al nazionalismo albanese ed all’unificazione di tutte le aree abitate da albanesi in un unico stato. E’ poi diventato comandante dell’UCK, con il nome di battaglia "Serpente" ed il ruolo di responsabile per il finanziamento, l’allenamento e l’armamento delle reclute. Nel luglio del ’97 la corte distrettuale di Priština lo ha condannato a 10 anni di prigione, accusandolo di atti di terrorismo; per evitare la pena si diede alla macchia rifugiandosi in Albania ed in Svizzera; Wikipedia si cura di sottolineare che durante gli anni novanta, però, i giudici dei tribunali kosovari erano tutti serbi e la maggior parte di loro fedeli a Slobodan Milošević. Nel ’98 il "Serpente" viene di nuovo accusato di aver attaccato una pattuglia di poliziotti serbi, dove per "attaccato" si intende naturalmente ucciso, anche se Wikipedia non lo specifica. Nel ’99 partecipa ai negoziati di Rambouillet come leader dell’UCK e rappresentante dei kosovari albanesi; viene considerato un interlocutore affidabile e "l’uomo degli Stati Uniti" in Kosovo. Dopo la guerra l’UCK si trasforma in PDK, ed è da leader di questo partito che (dopo qualche anno di opposizione al "moderato" Rugova) può proclamarsi vincitore delle elezioni del novembre 2007 e prossimo primo ministro.

Tra le cose che Wikipedia dimentica o non considera rilevanti, c’è anche da aggiungere che nei primi anni Novanta l’Interpol reputava il "Serpente" un boss della mafia albanese dedito al narcotraffico; qualche anno fa l’UNMIK ha affermato che i fascicoli dell’Interpol di quel periodo non sono da considerare validi perché Milošević li usava per eliminare i propri avversari politici, ma ancora nel 2001 l’Interpol accusava il "Serpente" e l’UCK di avere legami con Al Qaeda ed il terrorismo islamico. A parte queste cosucce, comunque, il "Serpente" è accusato di crimini contro l’umanità per le violenze ai danni dei civili serbi in Kosovo prima e durante la guerra e sul suo conto pesa un dossier di 40.000 pagine depositato presso il tribunale dell’Aja, dove accumula polvere da anni perché secondo la Del Ponte non ci sarebbero abbastanza prove per aprire un’inchiesta. Nel 2003, pensate, il "Serpente" è stato persino arrestato, ma poi rilasciato con tante scuse grazie all’interessamento di personaggi influenti (tipo Solana, la Albright, Blair, per dire). Le accuse vengono generalmente considerate inattendibili in quanto provengono da fonte serba, il che ci lascia naturalmente col dubbio di chi altri potrebbe accusare un leader kosovaro di crimini di guerra e soprattutto di chi abbia ucciso tutti quei civili serbi, ma siamo certi che prima o poi il tribunale dell’Aja o il governo statunitense o l’unione europea o Minimo D’Alema ci spiegheranno come sono andate realmente le cose. Prima o poi.

Nel frattempo, congratulazioni ad Hashim Thaçi, detto il "Serpente"*. Il vincitore delle elezioni in Kosovo per rasserenare gli animi ha anticipato che dichiarerà l’indipendenza del Kosovo subito dopo il 10 Dicembre, giorno in cui è previsto il termine dei colloqui che dovrebbero decidere lo status politico della provincia serba. Preparariamoci a nuove "impreviste escalation di violenza".



* Probabilmente a causa del suo simpatico sputacchiare mentre parla. La prima scelta, "Coniglietto", era stata scartata perché non gli avrebbe dato altrettanta credibilità nei colloqui di pace, oltre ad essere considerato un soprannome francamente ridicolo per un mafioso albanese con velleità separatiste ed il vizietto dell’omicidio.


A cosa serve la televisione a colori

Seguendo l’ultima puntata di Annozero, durante la quale si chiacchierava amabilmente di poliziotti pistoleri e di G8 di Genova*, con un certo imbarazzato stupore ho improvvisamente realizzato un fatto di cui non mi ero mai reso conto prima: il colore degli occhi di La Russa è molto bello.
Peccato tutto il resto faccia schifo al maiale.


* Trascurando però di dire la cosa più ovvia, e cioé che se la sinistra italiana avesse reagito allora come gli ultrà hanno reagito domenica, ora ci ritroveremmo con Agnoletto presidente del consiglio. Che però si chiamerebbe soviet supremo.

[Lusky ancora una volta aderisce con piacere allo sciopero indetto dalla FISM, Federazione Italiana Sociologi Metalmeccanici.]


L’ultimo stadio

Uno scambio di insulti tra tifosi, un poliziotto che spara, un tizio che muore, guerriglia urbana, assalti alle caserme di polizia, promesse di vendetta, arresti, inchieste... Cosa non si deve fare per distrarre il pubblico dalla finanziaria, eh?

Eppure, sarebbe così semplice. Mettano al gabbio prima di tutto lo sbirro pistolero, perché è giusto e per far finta che non basti indossare una divisa per avere l’impunità. Poi passino a smantellare tutte le tifoserie estreme delle squadre di calcio, i cosiddetti ultrà, che rappresenteranno anche l’anima più vera ed autentica di quel meraviglioso gioco che è il calcio, ma sono soprattutto terreno di coltura e spazio di aggregazione di gruppi violenti ed antisociali di matrice principalmente neofascista e con finalità decisamente extra-sportive. Come gli ultrà della Lazio, per esempio, che guarda caso sono quelli che hanno fatto partire gli scontri di domenica scorsa. O dobbiamo continuare a far finta di niente? Se lo so io che di calcio non ne capisco una fava e non lo seguo da un bel po’, suppongo lo sappiano anche i pulotti. Dicono che gli ultrà siano esasperati dalle misure antiviolenza, che li terrebbero lontani dagli stadi. Poveri tesori! Costretti a ciondolare tutta la domenica al bar a guardare la partita in tv invece che assembrarsi ubriachi sugli spalti a sventolare svastiche e bere birra. Per quanto mi riguarda, si potrebbe benissimo esprimere solidarietà con il loro cordoglio sospendendo il campionato di calcio fino a quando anche l’ultimo di loro sarà morto con la bava alla bocca per la crisi d’astinenza, ma sospetto sia rimasta ancora qualche decina di tifosi onesti ed in buona fede che non hanno e non vogliono avere nulla a che fare con i picchiatori di cui sopra. Va bene, facciamo allora finta che in campo non ci siano una ventina di miliardari analfabeti coi legamenti delicati, ma bravi maschioni in pantalocini che corrono dietro ad un pallone con impegno e passione per far vincere la propria squadra. Facciamo finta che le partite non siano combinate da sponsor, tv e manager, che tutti quei muscoli siano spontaneamente cresciuti nel giro di un’estate e la moglie dell’arbitro una santa donna che passa la domenica a fare l’uncinetto. Facciamo pure finta che tutto quello che succede sul campo vada bene, dato che in fin dei conti sono fatti che riguardano solo il pubblico pagante, ma smettiamola di tollerare tutti quei decerebrati che usano il calcio come scusa per la propria violenza organizzata. In un paese dove ad ogni episodio di violenza si generalizza sempre facendo di ogni erba un fascio, per cui i colpevoli sono di volta in volta "gli anarchici", "gli albanesi", "i musulmani", "i rumeni", si fanno mille distinguo per non ammettere che già da anni gli stadi sono diventati serbatoi di picchiatori per i movimenti neonazisti. In un paese dove non ci si scompone più di tanto neanche per difendere i propri diritti fondamentali, si sopporta pazientemente che una domenica sì e una no vengano messe a ferro e fuoco le città perché una squadra di calcio ha perso o quell’altra è stata retrocessa. Persino in un paese che ha fatto del comune senso dell’illegalità la propria bandiera, a nessun altro tipo di gruppo sociale (partito, associazione sindacale, religiosa, ecc.) è consentita tanta vergognosa impunità.


Striscia la reazione

Ignobile siparietto ieri sera a Striscia la Notizia. Durante un collegamento in diretta, il noto conduttore Teo Mammucari* ha annunciato o confermato la notizia secondo cui aspetterebbe un figlio dalla velina** Thais Souza Wiggers. Mentre io pensavo "Povera ragazza, aspetta un figlio da un microcefalo maschilista vent’anni più vecchio di lei." e subito dopo "Povera ragazza, ora non potrà più fare la ballerina/spogliarellista a Striscia ma le daranno come minimo da presentare il Festivalbar, per l’indubbio merito artistico di aver accolto nel proprio ventre lo sperma di un presentatore affermato.", sia l’intervistatore di Mammucari che i due tossicomani presentatori in studio si accanivano sui futuri genitori incalzandoli con domande sulla la data delle loro evidentemente necessarie imminenti nozze riparatrici. Mentre la futura madre, dopo aver letto dal gobbo un breve testo standard di manifestazione di giubilo, negava di avere in programma il matrimonio e ne rimandava l’eventuale decisione ad un futuro indefinito, Greggio e Iacchetti soverchiavano allegramente le sue parole*** facendole gli auguri, gettando in aria manciate di riso e ficcandole in mano un enorme bouquet di fiori bianchi. Il messaggio era evidente: maternità e matrimonio sono due concetti indissolubilmente legati, senza margine di discussione o libertà di scelta. Con buona pace di chi crede di essere nel 2007 o che Striscia la Notizia sia un programma irriverente ed anticonvenzionale, invece di quella fabbrichetta di qualunquismo e conformismo al soldo della destra conservatrice che effettivamente è.

(A proposito di figli, matrimoni e destra conservatrice, molti in questi giorni criticano la mancanza di coerenza di Gianfranco Fini che sta aspettando un figlio dalla sua compagna, figlio che sarebbe stato concepito prima della separazione della moglie e dei mille discorsi culminati nel Family Day a difendere i valori della sacrafamiglia. A me, della coerenza politico-sessuale di Fini importa un fico secco: il ragazzo ha ben altri e più seri problemi e se anche gradisse saltare da un letto all’altro come un grillo affetto da satirismo, la cosa non mi tangerebbe affatto. A che scopo fare i moralisti, se non per battere Fini in mancanza di coerenza? Tanto il mio voto non lo perde, perché non ce l’ha mai avuto, in quanto Fini è sempre stato coerentemente un piciu.)


* L’uomo che ha condotto e continua a condurre alcuni dei programmi televisi più beceri degli ultimi anni, ed è così simpatico che il colera si schifa a toccarlo.
** Termine entrato, ahimé, nella lingua comune per indicare una ballerina/spogliarellista che nel corso di un programma televisivo si esibisce in brevi ma buffe coreografie elargendo sguardi da peripatetica e generose panoramiche del proprio corpo.
*** Da quel che capisco, le prime parole che la signorina pronunciasse in vita sua senza leggerle da un video, e l’hanno pure interrotta!


Terra chiama Nello

Sabato sera. Prima di recarci a visitare il nuovo domicilio dell’amico Vlad, dove la cara Stefandra si è esibita in uno dei suoi leziosi svenimenti, abbiamo tentato di comunicare con l’amico Nello attualmente disperso in Balcanolandia. Comunicare con Nello non è mai stato semplice neanche quand’era fisicamente presente, figuratevi a mille chilometri di distanza.

Da bravo cittadino cosmopolita, io mi ero preventivamente procurato una scheda telefonica internéscional in uno di quei phone center gestiti da bravi stranieri che presumibilmente spennano altri bravi stranieri con tariffe da rapina*, per quanto inferiori a quelle imposte da Telecom.

* Non ho nessuna prova concreta per affermare ciò, se non una generale sfiducia e disaffezione nei confronti della razza umana.

Equipaggiati di due lattine di Guinness generosamente offerte da PornoRambo & Signora, grattiamo fiduciosi la patina argentata, componiamo il numero e ci prepariamo a seguire le istruzioni della simpatica voce guida aliena. Non sembra difficile. Non lo sembra.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zz...
Voce Guida Aliena: Troppo lento. Hai le dita tozze. Ricominciare da capo.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: 0038...
PornoRambo: Mannò ci vuole il "+"!
Lusky: Ma il "+" non è come scrivere "00"?
PornoRambo: Mannò!
Stefandra: Massì!
Voce Guida Aliena: Non ho tempo di ascoltare le vostre beghe, terrestri. Ricominciare da capo.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: 0038 111 222 333 666
Voce Guida Aliena: Bene.
Lusky: E ora?
Voce Guida Aliena: [---]
Lusky: Quindi?
Voce Guida Aliena: [---]
PornoRambo: Allora? Funziona o no?
Voce Guida Aliena: Mi mettete ansia. Ricominciare da capo.

Al sedicesimo tentativo, finalmente riusciamo a portare a termine questa operazione che normalmente uno scaricatore di porto di Bar compie in dodici secondi tracannando una bottiglia di slivovica. Il telefono squilla. Il telefono (presumiamo) del posto dove Nello vive o dice di vivere. Qualcuno risponde. E’ uno scaricatore di porto di Bar.

Scaricatore: Da?
Lusky: Nello?
Scaricatore: Xyzyw jjjhhhsw, lwivz? (supponiamo sia serbo)
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Ah, Antonello!
Lusky: Antonello.
Scaricatore: Antonello?
Lusky: Antonello?
Scaricatore: ...?
Pornorambo (fuori campo): Allora?
Lusky (mano sulla cornetta): Ce l’abbiamo, ce l’abbiamo. Sta andando a chiamarlo.
Scaricatore: Antonello?
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Antonello, only mobile.
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Bye.
Lusky: Anton...?
[clic]

Allora proviamo a chiamarlo sul cellulare.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: Dove cazzo è il numero...
PornoRambo: Aspetta, te lo passo... eccolo, 34...
Voce Guida Aliena: LEEEENTI! Ricominciare da capo.

Dalla birra passiamo al brandy alla liquirizia.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zz...
Voce Guida Aliena: Ma cosa sono quelle, dita o bastoncini Findus?
Lusky: Come?
Voce Guida Aliena: Hai parlato. Ricominciare da capo.

Dal diciottesimo tentativo, PornoRambo afferra al volo il telefono che stavo gettando nella stufa e prova lui. Senza ottenere risultati migliori.
Dal ventiquattresimo tentativo subentra Stefandra, ma sviene componendo il numero.

Allora il velo della follia si squarcia davanti ai nostri occhi e ci rendiamo conto dello sforzo immane che stiamo facendo per parlare con Nello, il nostro Nellino domestico, che probabilmente a quest’ora si sarà già tutto inselvatichito. Una volta questi sforzi li facevamo per evitare di sentirlo o almeno, per evitare di sentirlo parlare di Evangelion per più di due ore senza prendere fiato. Come cambiano i tempi. Colpiti da questa rivelazione, decidiamo di interrompere i tentativi di comunicazione e di andare a berci su.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: Noi ce ne andiamo. Siamo già in ritardo.
Voce Guida Aliena: Non così in fretta, terrestri.
Lusky: Sul serio, guarda... Non può funzionare tra noi.
Voce Guida Aliena: No! Aspetta!
Lusky: Addio.
Voce Guida Aliena: Ma io ti a...
[clic.]


La vita quotidiana nel 2006 (molti numeri, molto mal di testa)

Mentre il mondo con una mano sotto il tavolo cerca di scoprire se davvero Hillary Clinton ha un’amante lesbica*, vi segnalo la recente uscita dell’edizione aggiornata di uno dei grandi classici del thriller all’italiana: "La vita quotidiana nel 2006" di Istat, pseudonimo egiziano di Lucarelli. Nonostante la struttura narrativa possa apparire un po’ ripetitiva ed il linguaggio adottato abbia un che di antiquanto, alcuni recensori non hanno mancato di elogiare l’intreccio della trama ed il succedersi dei colpi di scena. La Repubblica, per esempio, sottolinea come secondo quest’opera nel 2006 più del 60% (ben il 60,1%) dei virgulti italici tra i 18 ed i 34 anni vivessero ancora con almeno un genitore, mentre nel 2005 erano solo il 59,5%. Il commentatore osserva sgomento l’apparente ingrossarsi delle schiere dei cosiddetti "bamboccioni", categoria sociologica inventata dal ministro Padoa Schioppa per dare un nome simpatico alle giovani sanguisughe antropomorfe che infestano le case italiane. Si prospetta un futuro di miseria, terrore e morte?
No, perché la Repubblica si dimentica di specificare che nel 2001 erano il 60,4%, quindi sono prima diminuiti di uno zero virgola, poi aumentati di uno zero virgola, ma senza che questo abbia una qualche parvenza di significatività statistica nell’arco dei cinque anni. La Repubblica sbaglia peraltro anche a commentare il dato successivo, facendo sembrare che la disoccupazione giovanile sia aumentata di due punti percentuali in un anno**, e sbaglia anche a trarre la conclusione che i parassiti siano restati a casa nel 2006 perché non trovavano lavoro, perché la correlazione si traduce automaticamente in causazione solo nel senso comune, nel giornalismo ed in qualche altra disciplina minore, ma non in statistica.
E’ triste, ma è così: la statistica è scienza crudele.
Repubblica rileva infine lo scostamento dei giovani da forme tipiche di aggregazione sociale quali la pratica religiosa e la politica: se ci infonde fiducia nel futuro sapere che la frequentazione di luoghi di culto è ormai passatempo per anziani, pare che alla maggior parte degli italiani, bamboccioni e non, la politica "non interessi proprio", che sia "troppo complicata", e qui andrebbe ricordato quel vecchio leninista di Lorenzo Milani secondo il quale "due fascisti e otto persone che non si interessano di politica equivalgono a dieci fascisti". Che poi la percentuale di persone che non si informano di politica, in costante aumento negli ultimi anni, sia doppia tra le donne che tra gli uomini è un ulteriore indicatore di quanto questo paese si stia talebanizzando.
Ma non è l’unica cosa inquietante di questo libro: il 39% degli italiani, per esempio, ha dichiarato di aver consumato farmaci nei due giorni precedenti l’intervista, e questo è un altro valore in costante crescita negli ultimi anni. Che se ne fanno di tutti quei farmaci? E’ solo l’età media che avanza, o stiamo diventando una nazione di ipocondriaci farmacodipendenti? Istat non ce lo rivela. E ancora: il 44% degli italiani ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Mica male, eh? Nel 2001 non era neanche il 41%. D’altra parte, però, questo vuol dire che il 56% degli italiani in un anno non ha letto neppure un libro. Neanche quello di Totti, neanche il Codice da Vinci, perché poco ma sicuro si sarebbe ricordato di citarlo. Neanche uno. Considerando che il 52% degli italiani dichiara di aver scritto almeno un grande romanzo tuttora incompreso, questo significa che l’8% degli italiani sa scrivere ad occhi chiusi. Non è strano?
E poi, il 29,4% degli italiani (erano il 20,3% nel 2001) considera prioritario nel paese il problema della povertà, con punte molto superiori nelle regioni (ma và?) più povere. Quasi un italiano su tre. Praticamente un sardo su due. Ed i sardi generalmente hanno anche molta paura della disoccupazione (86,2%), poca paura della criminalità (47,3%) ed un coltello in tasca. Se io fossi un giornalista o un politico, questo mi spaventerebbe molto più della percentuale di bamboccioni che volenti o nolenti restano a casa dei genitori.


* La risposta è sì. Però non è Huma Abedin, ma Rosy Bindi.
** Cosa che può essere vera oppure no, ma i dati citati non lo dicono.


Corsi e ricorsi

Gratta e vinciD’Alema denuncia la Forleo, accusandola di aver messo a repentaglio la sua onorabilità. Il magistrato avrebbe infatti detto al Csm di aver subito pressioni per non divulgare telefonate private di D’Alema, nelle quali il ministro degli Esteri avrebbe criticato pesantemente alcuni suoi compagni di partito, in particolare Fassino. In un nota, D’Alema ha specificato che il "Piero" a cui si riferiva non era Fassino, "stronzo" non voleva dire davvero "stronzo" e comunque "lo mando in Birmania sperando che me lo facciano secco" era una battuta, che i magistrati non hanno saputo cogliere.
D’Alema che denuncia la propria onorabilità intraprendendo azioni legali contro un magistrato. Non fa neanche più ridere.

UPDATE: Il procuratore generale di Milano, Blandini, che secondo quanto dichiarato dalla Forleo le avrebbe fatto pressioni a favore di D’Alema, nega tutto e suggerisce che il magistrato potrebbe stare attraversando "un momento di difficoltà psicologica".
Certamente è possibile, perché dare per scontato che D’Alema possa chiedere ad un procuratore generale di fare pressioni su un magistrato, poi negare tutto facendo passare per matto il magistrato come si usava in altri posti in altri tempi?
A parte il fatto che D’Alema è D’Alema, ovviamente.


Secondo indiscrezioni

"Con l’arresto di Salvatore Lo Piccolo," afferma il procuratore antimafia Piero Grasso, "la Cupola è stata azzerata." Mancano solo Matteo Messina Denaro e quell’altro piccoletto, il brianzolo lampadato. Tra le carte trovate nel covo del boss spiccano il decalogo del perfetto mafioso, la mappa dei nuovi mandamenti e la descrizione dettagliata di come funziona al momento l’associazione: come si entra a farne parte, come vengono assegnati i territori di competenza, come vengono nominati i responsabili e varie altre procedure interne. Pare che a tradire Lo Piccolo sia stato un piccolo peccato di vanità, la richiesta di certificazione ISO9001.


Mani armate

Qualche giorno fa un tipo, un ex ufficiale dell’esercito congedato per problemi psicologici, si è messo a sparare sulla gente dal balcone di casa. L’ha fatto coscienzionamente, si potrebbe dire, dopo aver preparato delle piccole trappole esplosive lungo le scale, aver allestito una trincea circondata da filo spinato ed aver appiccato un incendio per attirare l’attenzione dei passanti. L’ha fatto meticolosamente, senza scrupoli, mirando a uomini, donne, bambini, uccidendo due persone e ferendone sette, neanche tante per un cecchino che ha sparato oltre cinquanta colpi. In casa aveva dei fucili, una carabina, un paio di pistole ed un lanciafiamme, un arsenale regolarmente denunciato, dicono, anche se personalmente nutro qualche dubbio nei confronti del lanciafiamme. Ad ogni modo, il tizio aveva un regolare porto d’armi, e come prevedibile si sono scatenate le polemiche su quanto sia facile ottenere o almeno rinnovare questo permesso senza essere sottoposti a controlli periodici sulle proprie condizioni psico-fisiche. Insomma, il tipo era stato congedato dal fottuto esercito proprio a causa di problemi psicologici, possibile che nessuno abbia pensato di togliergli il porto d’armi, o almeno negargli il rinnovo? A lamentarsi delle "normative e circolari lassiste, spesso illegittime, che hanno consentito il proliferare degli armati sul territorio nazionale" non sono i soliti no-global o i padri comboniani, ma psichiatri, funzionari di polizia, persino i vigilanti privati. Non che sia affare semplice, dato che il numero dei porto d’armi in Italia pare sia ormai attorno ai 4 milioni, il numero degli psicopatici probabilmente anche superiore, ed il tutto sarà probabilmente regolamentato da qualche procedura burocratica scritta in linguaggio manzoniano da un sottosegretario di Giolitti ubriaco. Tuttavia, con tutti gli psicopatici in divisa che girano armati per le nostre strade, non sarebbe almeno il caso di togliere le armi agli psicopatici civili?
A proposito di psicopatici, questo è anche l’unico argomento sul quale, recentemente, si è distinto il silenzio assordante della destra. Dove sono finiti quegli psyco-leghisti e quei fascisti che spesso si lamentano di quanto sia difficile possedere un’arma in Italia, che loro devono difendere patria, prole e coniuge dagli albanesi dai rumeni assassini? Sarebbe interessante sentire l’opinione di Calderoli, secondo il quale qui da noi solo tre anni fa era "praticamente impossibile ottenere un porto d’armi per la difesa personale", ma probabilmente in questi giorni è stato troppo impegnato a pascolare il maiale nei pressi di qualche moschea, o a fare un’altra di quelle cose intelligenti che fa lui.


Hasta el monton siempre

Questo lungo fine settimana de li Mortacci Tua, che alcuni hanno impudicamente trascorso barcollando ubriachi per le strade vestiti come i Kiss negli anni migliori, o suonando campanelli, o peggio ancora nei cinema a guardare l’ultima fatica di Dario Argento, io ho preferito passarlo barricato in casa alternando momenti di studio a deliziose cenette a base di kebab e moussakà riscaldata, meravigliosi film cinesi e vecchie puntate di Lucarelli.

So che messa così sembra che io sia stato tre giorni prigioniero dalla Stasi, ma vi assicuro che è stato un fine settimana molto intenso e vissuto pericolosamente, oltre che di mia spontanea iniziativa e buona volontà.

I meravigliosi film cinesi, che certamente il mio colto pubblico conoscerà già in quanto tutti piuttosto datati, posso riassumerli in tre righe ciascuno:

- Non uno di meno, di Zhang Yimou (1999): in un villaggio rurale della Cina una ragazzina fa da supplente nella scuola elementare. Uno dei piccoli alunni viene mandato a lavorare in città, ma si perde, allora la giovin maestra va a cercarlo, ma si perde anche lei, allora altra gente va a cercarli, ma si perdono tutti, infine arriva il montone e li salva.

- La strada verso casa, di Zhang Yimou (1999): un tizio di città torna nel proprio villaggio rurale per il funerale del padre. La madre, una matusa tradizionalista e controrivoluzionaria, ricorda con nostalgia la sua storia d’amore con il defunto marito, finché il figlio esasperato decide di accontentare le sue assurde pretese di un funerale vecchio stile.

- Le biciclette di Pechino, di Wang Xiaoshuai (2001): un tizio arriva a Pechino da un villaggio rurale, viene assunto come pony express in bicicletta e tutto va bene per i primi cinque minuti, poi inevitabilmente qualcuno gli frega la bici e la rivende ad uno sfigo. I due si picchiano per il resto del film.

A parte l’intervento del montone ed alcune facili ironie, sono veramente tre film uno più bello dell’altro. L’unico problema è che a guardarli tutti e tre nel giro di un fine settimana finirete con il chiedervi quanti (cazzo) di villaggi rurali c’avrà mai questa (merda di una) Cina?*

Le puntate di Lucarelli inutile riassumerle, tanto il colpevole è sempre il prete del paese.

Sabato notte, nel momento di massimo estro creativo e a fronte di alcune fastidiose catene di Sant’Antonio, io ed Amormio abbiamo fabbricato questo Proverbio Turco di cui la cosa migliore che si possa dire è che è stato realizzato con il powerpoint tarocco di OpenOffice, ma ci ha fatto ridere assai in un momento molto buio. Quanto buio, potrete intuirlo solo leggendo il file, ma capirlo mai. Sempre meglio, comunque, che andare in fibrillazione per la sfida Juve-Inter**.


* Citazione colta. Coglietela anche voi.
** Lo so, lo so, pare che l’Inter per la prima volta negli ultimi vent’anni sia in testa ad un campionato senza l’ausilio della magistratura e della Telecom. Tuttavia, se mi interessasse seguire miliardari drogati che si fronteggiano in sfide truccate spalleggiati da un pubblico guidato più dalla fede che dal raziocinio, guarderei le dirette dal Parlamento.


Lotta di razza

Una volta erano gli albanesi: tutto quello che succedeva nel mondo, Kosovo a parte, era colpa loro. Ora tocca ai rumeni. Nessuno aveva previsto che con l’allargamento dell’Unione Europea ad est magari ne sarebbero arrivati un po’, come al solito si è preferito cincischiare ed aspettare di vedere come sarebbe andata. Ora, con la stessa faccia di tolla, dicono: "E’ andata male."
I rumeni sono delinquenti ed assassini, ladri e stupratori. Nessun distinguo, nessuna possibilità di appello. Tutto ciò che di male succede in questo paese, è colpa dei rumeni e/o dei rom. Categorie etnicogiornalistiche intercambiabili. I rumeni assassini. I rumeni stupratori. I rumeni che infestano le metropoli, che sfruttano la prostituzione, gli invalidi, i bambini. Le favelas alle porte di Roma. I giornalisti che arrivano fin sulla soglia del cesso ad intervistare l’anziano zingaro per chiedergli cosa ne pensa, lui, e cosa fa per vivere, e se quella è vita.
La destra che insorge, il centrosinistro allo sbando che per tirare a campare vara durgenza decreti per agevolare l’espulsione, i fasci che sbucano di notte dalla fogna putrida e sfogano la propria rabbia scimmiesca per nulla spontanea, ma ancora una volta manipolata dalla televisione e da chi ne tira i fili. Governo ed opposizione apparentemente litigiosi, ma concordi nel divulgare il razzismo di stato. Puah. Che paese di carogne, che siamo, a mettere la paura addosso ad un intero popolo, a farli scappare da questo stivale puzzolente per non finire accoltellati da qualche stronzo uncinato o morsi da qualche cane poliziotto.
Una volta, forse, questo era un paese migliore, che non aggrediva i più deboli per nascondere i vizi dei più forti, che non si sfogava contro capri espiatori indicati dall’alto, che sapeva distinguere, che ricordava. Oggi viene solo da vergognarsi.


La contraddizione specifica

"COMPAGNI,

I ciclostilatori, i dattilografi e le dattilografe di questo documento sentono di dover "dare alcuni consigli". Ci saranno molte parole che si leggono con difficoltà (incomprensibili), qualche riga mancante, alcune pagine al contrario. Ebbene, guardate il documento del compagno vicino: certamente quello sarà completo. La perfezione tecnica borghese copre le mistificazioni politiche; NON E’ COSA PER NOI. Graficamente può sembrare un documento come un altro. COMPAGNO, non lasciarti ingannare dalla carente creatività degli esecutori tecnico-politici; LA LORO CONTRADDIZIONE SPECIFICA E’ RISOLVIBILE SOLO ATTRAVERSO UN LAVORO COLLETTIVO."


(Mauro Rostagno e Renato Curcio, premessa a "Foglio di lavoro politico", Trento, 1968)

Sempre attuale.