24/9
2013

Il miliardo /4

A Ping Yao, dunque, io et Amormio ci siamo concessi alcuni giorni prima di proseguire verso la meta principale del nostro viaggio. Abbiamo percorso in lungo e in largo le strade polverose della città tartaruga, visitando templi di quasi tutte le divinità inventate dall’uomo, banche comprese, ed imparando a contrattare con i venditori cinesi in modo dignitoso. Contrattare in modo dignitoso significa: chiedere quanto costa, dividere per cinque, arrivare a pagare un terzo o metà, sapere di essere stati lo stesso fregati, ma con dignità. Arrivare a questo risultato ci è costato qualche esperimento a volte anche imbarazzante, perché i cinesi si risentono se non contratti o meglio, si risentono se ti rifiuti di comprare al prezzo che propongono loro e però non sei neanche disponibile a contrattare per avere un prezzo più basso, però si risentono anche se offri un prezzo troppo basso. I commercianti cinesi di norma sono sempre incazzati.
Ping Yao è stato anche l’unico posto, in tutti i viaggi che ho fatto all’estero, in cui sono stato contento di incontrare degli italiani. Ad Hangzhou non se n’era visto neanche uno, e l’arrivo a Ping Yao tra viaggio e ruderi era stato un po’ traumatico, per cui ci ha fatto piacere scoprire che nella stanza accanto alla nostra dell’ostello-stile-hutong-con-letti-tradizionali-Kang alloggiava una famiglia di veneziani, simpatici giramondo con cui cercare un ristorante e scambiare quattro parole nella lingua di Dante. Perché io sono fatto così, se incontro italiani all’estero comunico solo in fiorentino trecentesco, essendo molto ligio nel rispettare le mie figure retoriche.
Altra cosa da segnalare di Ping Yao è un posto che mi pare si chiami Sakura Cafè, proprio sulla via principale. E’ il secondo posto peggiore dove abbiamo mangiato, quello in cui abbiamo pagato di più (nove euro per due panini, in una città dove di solito facevamo un pasto completo con quattro o cinque euro in due) ed in assoluto il locale con il più alto numero di camerieri intenti a giocare con il cellulare mentre io aspettavo il mio panino. Io voglio bene a quei ragazzi e capisco che invece di massacrarsi la schiena nelle piantagioni di riso abbiano preferito andare a scriversi messaggini nel fresco riparo del Sakuta Cafè di Ping Yao, ma per la barba di Mao Zedong se non avessi chiesto più e più volte a quest’ora starei ancora aspettando quel cazzo di panino con la cotoletta, che li colga lo scorbuto.
Ultima cosa da segnalare di Ping Yao è il letto Kang. Non è che lo saprei descrivere, è tipo una piattaforma rialzata che occupa mezza stanza con sopra un materasso. Provatelo. E’ durissimo, pare di dormire sui mattoni, e voglio che soffriate come me. Inoltre, è solo il secondo letto più duro che abbiamo provato in Cina, e questo getta un’ombra inquietante sui prossimi capitoli di questa saga.

[continua]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.