19/11
2003

 

Quello che veramente non riesco a capire e' la differenza tra il monolitico dolore, il patriottico sdegno, l'orgoglioso lutto propugnato unanimamente da ogni figura pubblica e da ogni mezzo di comunicazione di massa centralizzato ed i sentimenti espressi dalle persone che frequento nella vita di tutti i giorni - e non parlo tanto dei miei amizi quanto delle frequentazioni casuali e/o professionali.
Fossi solo io a non essere convinto, a ritenere tutta questa messa in scena stucchevole e strumentale, a pensare che mai in Italia e' stato concesso un decimo di tanto cordoglio ad un medico, un volontario, un missionario (perche' no? in certi casi) che realmente sono andati a crepare senza tornaconto per migliorare le condizioni di vita di persone distanti fisicamente o socialmente, se fossi solo io penserei: ho un cesso al posto del cuore, ma continuerei a chiamarmi fuori dal gioco.
Ma visto che non sono solo io, mi chiedo se e' il contesto locale a traviarci tutti ('sti veneti i pensa solo ai schei) ed impedirci la commozione ed il patriottismo a comando o se per una volta il gioco e' cosi' scoperto da non riuscire con la consueta efficacia.

Resto con il dubbio, casomai fatemi sapere le vostre opinioni.
Nel frattempo un piccolo esercizio di semantica:
scoprite la differenza di significato tra i termini "terrorista", "soldato", "partigiano", "eroe", "invasore", "vittima". Vi sembra ancora troppo facile?
E se dico che secondo me l'Italia subira' altri attentati terroristici, mi possono espellere?

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.