9/12
2004

No religion at all

Da quanto ho capito, sembra che tutto sia cominciato con un concorso per il più bel presepe scolastico in provincia di vicenza. Niente di eccezionale, le solite menate, ma quest’anno si verifica un piccolo colpo di scena: molte scuole decidono di non partecipare, di non aderire al conformismo della tradizione cattolica. Il caso si allarga e diventa nazionale, ad ennesima dimostrazione di come qualsiasi stupidaggine colpisca gli interessi cattolici in italia vada vissuto come un atto terroristico.
Cosa succede di così grave?
Semplicemente alcuni insegnanti non vogliono (far) realizzare il presepe a scuola, non insegnano canzoncine natalizie ai bambini. In una scuola, sembra, intendono sostituire nella recita di natale la rappresentazione della natività di gesù con la favola di cappuccetto rosso e c’è chi prova ad adattare le filastrocche togliendo i riferimenti religiosi dal testo (non senza ottenere risultati involontariamente farseschi).
Discutibili sono le motivazioni che spesso vengono portate a spiegazione di questi gesti ovvero, al solito, il rispetto per gli scolari appartenenti ad altre fedi religiose ed il desiderio di non offendere la loro sensibilità. Ecco, secondo me queste motivazioni non hanno senso. L’unica motivazione che dovrebbe spingere gli insegnanti, i presidi, gli studenti stessi a non voler ripetere anno dopo anno la stessa parata di simboli e riti cristiani è che la scuola pubblica dev’essere laica ed assolutamente indifferente a qualsiasi tradizione religiosa. Di religione (qualsiasi religione) si dovrebbe parlare senza pudore quando occorre, nelle ore di storia dell’arte, nelle ore di filosofia, nelle ore di storia: così come si parla dei miti greci, per intenderci. Perché altro non sono che miti, niente che abbia a che fare con la formazione scolastica di una persona. Non si tratta di elargire alle altre religioni lo stesso trattamento riservato a quella cattolica, come viene suggerito dai più ecumenici: sarebbe impossibile sul piano pratico (cosa si dovrebbe appendere accanto al crocefisso per rappresentare tutte le religioni del mondo?) e soprattutto sbagliato in linea di principio. Perché per lo stato le chiese e le organizzazioni religiose di qualsiasi fede dovrebbero essere equivalenti ad un qualsiasi altro gruppo culturale, per quanto importanti possano essere. Che rispettino le regole che valgono per tutti gli altri e siano difese, quando necessario, al pari di tutti gli altri, senza sconti, né privilegi, né accanimento particolare o restrizioni immotivate.

Palesemente non tutti la pensano come me, e la cosa non mi stupisce... In fondo la scuola è uno strumento di riproduzione del sistema e secondo molti dovrebbe continuare a ribadire in eterno i valori della classe dominante per inculcarli nelle nuove generazioni. Ed allora non è così strano che il presidente della provincia di treviso intenda a proporre al ministro moratti l’istituzione di vere e proprie liste di proscrizione per gli insegnanti che si rifiutano di propagandare la religione cristiana sul proprio posto di lavoro, primo passo per la loro ghettizzazione in scuole espressamente laiche, così che i genitori siano liberi di decidere dove iscrivere i loro fanciulli senza rischiare "traumi". Ancora meno strano che il cardinale ruini venga chiamato ad esprimere la propria scontata opinione in merito alla faccenda, ribadendo come la nostra (?) tradizione cristiana sia tradizione di bene e di verità.
Non si tratta di mancanza di rispetto, cardinale. La religione cattolica deve essere rispettata come qualsiasi altra, semplicemente non deve avere nulla a che fare con i luoghi e le attività dello stato: non perseguitata, ma trattata con l’indifferenza che merita in barba alle tradizioni ed ai porporati. Il presepe, chiunque lo gradisca, può farlo in parrocchia, a casa propria, in giardino se proprio ci tiene a farlo vedere ai passanti. Se si ritiene importante o piacevole ascoltare poesie e filastrocche a tema religioso, nessuno impedisce ai genitori di insegnarle ai propri figli... sempre che ne siano capaci. Tra l’altro penso che contribuirebbe a rinforzare parecchio pure quel valore tanto sbandierato della famiglia, no? Senza che nessun genitore debba involontariamente finanziare con i soldi delle tasse una succursale del catechismo e nessun bambino si debba sentire emarginato se non gli sono state inculcate favole ammuffite da secoli.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.