21/12
2004

Anche quest’anno c’è questa faccenda del solstizio

So di ripetermi, ma ogni anno in questa stagione mi chiedo perché non sono capace di andare in letargo e svegliarmi a primavera come tutti gli animali civili. In primo luogo, sta diventando particolarmente evidente perché casa mia è stata soprannonimata Villa Gelida.

D.: Non capisco cos’abbia a che fare la turchia con noi.
#: Se è per questo io non capisco neppure cos’abbiamo a che fare noi, con noi.

In secondo luogo si esce di casa solo per andare al bar, dato che le già scarse iniziative extra alcoliche nel borgo natio si riducono a zero e la temperatura calante diffida dal ciondolare indolentemente per strada.

P.: Inutile che insisti, tu non sei omosessuale. Mettitelo bene in testa.
#: Ma perché mi dici una cattiveria simile?

Infine questa faccenda dei regali. Nonostante la situazione e l’ideologia mi ostino a credere che non sia poi sbagliato fare un regalo a chi ha piacere di riceverlo e mi ci dedico volentieri. Budget limitatissimo, pochi e selezionati destinatari, endovena di natalizina per aumentare l’euforia festiva. Il problema è che fare un regalo in questa stagione richiede non solo la temporanea sospensione del proprio odio verso il mondo, ma anche una dose notevole di pazienza che non è tra le mie virtù preferite. Tre ore in giro a negozi e comincio ad avere allucinazioni acustiche (sento ancora il clacson di quel camion serbo nelle orecchie).

R.: Perché al fidanzato di tua sorella non regali un libro?
#: Perché non affatto sicuro che questo ragazzo sappia leggere.

Per sopravvivere a questo nervosismo invernale bisogna porsi degli obbiettivi, mi dicono. Qualcosa che sia desiderabile ma non troppo facilmente realizzabile, altrimenti finisce subito e poi resto senza obbiettivi. Sono incerto tra "alzarmi da questa sedia ed andare a prendere un altro caffè" e "aspettare che l’inter vinca il campionato".

Rendendomi conto che forse necessito di qualcosa più sul medio periodo.


[Citazioni in corsivo tratte dal mondo reale, con il consenso dell’autore]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.