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6/12
2004

Radiogiornale fiacco

Appuntamento davanti al cinema per vedere un film impegnato, una volta tanto. Scopriamo che il film impegnato é iniziato mezz’ora prima del nostro arrivo, disguidi che possono tranquillamente succedere quando c’è di mezzo la nostra impareggiabile organizzazione; in attesa dello spettacolo successivo ammazziamo il tempo con sigarette divertenti, spritz e patatine messicane al mais tocciate nella salsa piccante.

Già me li immagino, a due a due come sbirri o missionari, che si dipartono da uffici ikea con le bandiere stirate appese alle pareti, tutti uguali gli uffici, tutti uguali i merce/nari, si diramano per le strade come una marea dal sorriso vincente e la voce melliflua, porgono pieghevoli patinati, stringono mani, affabulatori ed alieni come il loro mandante, scartati alle selezioni del grande fratello, incantatori di serpenti vestiti da agenti assicurativi, si aggiustano i capelli davanti alle porte, suonano campanelli con il dito fresco di manicure ed entrano in casa, piazzisti dai denti candidi e la spilletta luccicante al petto, orwell e stalin non sarebbero riusciti ad inventare di meglio, l’unico dettaglio che ignoriamo di questo esercito è il nome, il marchio di fabbrica, sicuramente già depositato. E mi vedranno e non capiranno, mi parleranno e non ascolterò, parlerò loro e non mi ascolteranno, se ne andranno e non li saluterò, e dopo dieci minuti arriveranno quegli altri che dovrebbero essere i loro avversari e mi vedranno, ma non capiranno.

Cena a casa mia, organizzata in fretta e furia al termine di una giornata grigia. Per fortuna trovo sempre un angelo che mi aiuta, è il vantaggio di essere peccatori (per via della pecorella smarrita che vale più delle altre mille che si inchiappettano nel recinto, sapete). Qualche amico, poche pretese, non ci ubriachiamo neppure ma la serata scorre piacevole e rilassante dall’aperitivo al dolce. Lei mi guarda seducente, appoggiata alla parete bianca.

Intanto abbiamo mandato un vecchio in cina affinché fosse chiaro a tutti che il problema del comunismo non erano i diritti umani, ma il diritto di impiantare fabbriche e sfruttare la forza lavoro con il benestare del governo locale. Sorride, l’inutile presidente, parla di cultura e civiltà e si commuove blaterando di semi piantati come il suo collega in vaticano. Non prova vergogna, promette che si impegnerà per togliere l’embargo sulla vendita di armi al colossale paese/mercato, ci sono aziende italiane e tedesche che scalpitano per esportare questa ed altre merci, ci sono danari in ballo, ci sono favori da chiedere in cambio, c’è la colazione che mi risale lo stomaco.

Concerto domenicale di musica barocca appena fuori porta, l’amico è bravo al clavicembalo ed i suoi colleghi non sono da meno, ma presto la bile che si mescola all’erba da fumare mi rende taciturno. Le suggestive inquietudini di brazil non mi trattengono dal vagare oltre, compiangere i fantasmi venduti su ebay, staccarmi dalla costa turca e galleggiare dolcemente per il mediterraneo con il passaporto tra i denti.

Si accendono le ipnotiche luminarie e si cuociono caldarroste profumate, ci si scalda in questo inverno afoso con il vin brulé venduto agli angoli delle strade. Se qualcuno ha ancora il cervello acceso lo spenga, è tornata la stagione dell’allucinazione sociale e del consumo compulsivo, trionfa l’imperativo del regalo utile. Non ho ancora scritto la mia letterina, voglio una spiaggia ed un paio d’ali per raggiungerla.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.