10/12
2004

Cominciamo a pensare al futuro

Martedì sera, ceno a scrocco da qualche parte e telefono in giro per capire come occupare la serata di libertà. Pierbulus è in treno per Ve. GmG è già a Ve. PornoRambo e Nello hanno in programma di andare ad una festa di diciassettenni.

"Chi c’è?"
"Diciassettenni."
"Cazzo."
"Che fai, vieni?"
"Cazzo, mi dispiace, non mi hanno invitato."
"Neanche noi siamo invitati. Che fai, vieni?"
"Guardo cosa fanno al cinema."

Al cinema non fanno nulla, stare a casa mi infastidisce, vado alla festa dei diciassettenni. Che poi, niente di male ad essere diciassettenni, non vorrei si pensasse che io abbia pregiudizi; pure io a quell’età ho fatto delle feste meravigliose, specie quando si è scoperta questa faccenda che la terra non è piatta ma fatta a palla ed eravamo tutti molto su di giri. Ogni tanto partecipavano a queste feste anche dei signori più vecchi che avevano più o meno l’età che abbiamo noi ora, solo che di solito venivano

a) a spacciare;
b) a scoparsi le ragazze più carine, ma sul serio non solo a parole;
c) a svuotare i portafogli lasciati incustoditi nelle giacche appese all’attaccapanni.

Noi, no. Noi si va alle feste dei diciassettenni perché in questo paesotto del cazzo non c’è niente di meglio da fare. Noi ci si va per scroccare da bere e la drogga e nella speranza che qualche ragazzina ci violenti e non voglia affetto in cambio perché non ne abbiamo più da sprecare così. Beh, sì, c’è anche la possibilità che per qualche bizzarro gioco del destino il grande amore della nostra vita abbia mancato di una decina d’anni la coincidenza astrale che ci avrebbe fatto compagni d’asilo e noi lo si scopra così, andando ad una festa di diciassettenni e svegliandosi la mattina dopo in uno squallido carcere di provincia con un ergastolano che ci accarezza i capelli sussurrando ovvietà, ma insomma, non succede quasi mai.

Cosa c’è che non va? Niente.

Andiamo in questo posto e per essere una festa di diciassettenni è una bella festa, c’è la musica ed i tavoli pieni di vaschette di patatine e torte fatte in casa, le bottiglie di vino ed i divani per le coppiette e per fumare. C’è pure il calcetto e lo spazio per ballare. Dopo trenta secondi mi sto rompendo le palle. Io. Perché io "il tempo delle mele" me lo ricordo.

Cosa c’è che non va? Niente.

La tragedia è che conosciamo quasi tutti. Dico, almeno la soddisfazione di dire "non ho niente a che fare con questa situazione del cazzo". No, conosciamo più gente qui dentro che fuori, c’è il Manzo e don Cicciù e quel suo amico scoppiato e quell’altro tizio con cui siamo andati ai due mori e lo sfigato fasciobastardo ed il tipo che è venuto con noi a vedere kandinsky e poi c’è la betty e la maria e l’elena e la matilde ed il ragazzo della matilde e...
dio
magari qualcuno ha pure diciotto anni, non dico di no.

Ci sono giorni in cui mi sveglio rissoso ed il mondo invece di provocarmi la solita nausea mi irrita proprio. Le laki straik fanno schifo, il cielo limpido non è abbastanza limpido, il venerdì non è abbastanza venerdì, quel genere di giornate. Giorni in cui chi mi è vicino non è abbastanza vicino e chi è lontano non vuole saperne di starsene abbastanza lontano e tutti gli altri sono solo guardoni di passaggio. Giorni in cui vorrei mordere e sanguinare invece di starmene a battere inutilmente questi tasti bisunti.

Cosa c’è che non va? Niente. E fatti i cazzi tuoi.

perché poi penso a quel mio compagno di classe delle elementari a cui la maestra insegnava le preghiere a ceffoni perché i genitori erano atei e mi dico
vabbé, sono passati vent’anni, certe cose non succederanno più
e mi dico
cazzo, sono davvero passati vent’anni
ma vent’anni vent’anni
e telefono a mia sorella e la supplico:

"Hai tre anni meno di me e le donne di media vivono più a lungo. Se mai potrai mettere voce in capitolo nella faccenda quando sarà il momento, voglio quell’ospizio dove ti legano al letto e ti imbottiscono di tavor finché morte non sopraggiunge. Anzi, lo voglio ora."

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.