4/11
2004

Il bizzarro mondo degli umani [3]

Ha vinto Bush, con il pieno sostegno della popolazione americana e con molti meno dubbi dell’altra volta. Possiamo dirci tutti sollevati.
Già, perché sono più di tre anni che andiamo in giro ripetendo che non è con gli americani che ce l’abbiamo, ma con il loro governo. Che gli americani sono un bel popolo. Gli hippies, i rockers, Seattle...
Vaccate. Gli americani sono come Schumacher, per quante belle cose possano fare ci staranno sempre sulle balle, ce li dobbiamo tenere perché non abbiamo scelta e guai a lamentarsi.

Ma oggi no. Oggi è come se Schumacher avesse perso una gara per essersi fermato a fare pipì a bordo pista. Oggi possiamo sputare il veleno che coviamo dentro da anni e senza paura di essere apparentati ai terroristi possiamo affermare: gli americani sono un popolo di merda. Senza ipocrisia, perché è quello che pensiamo da sempre. Certo, alcuni americani sono splendide persone, probabilmente moltissimi americani sono ottime persone, ma il popolo americano nel suo complesso è una merda, ha scelto compattamente ed in modo legittimo e democratico di essere rappresentato da un idiota e come tale merita l’appellativo di popolo-di-idioti. Che sollievo. Avesse vinto Kerry, non meno idiota dell’altro, avremmo dovuto continuare a mentire per altri quattro anni.

Sulla base delle stesse considerazioni ovviamente anche gli italiani sono un popolo di merda, ma questo lo si è sempre potuto dire senza che qualcuno se la prendesse (anzi, si chiama stimolante autocritica mediterranea). Esempio lampante è il nostro presidente Ciappi che va in giro per il nordest a commemorare la prima guerra mondiale, il piave, i ragazzini morti per la patria e le loro eroiche gesta. Quand’è che ci daremo un taglio con questi rigurgiti patriottici? Tra soldataglia e mercenari con le loro frasi storiche appiccicate alle labbra, giornalisti e politicanti che affondano a piene mani nel sacco bisunto della retorica nazionalpopolare e questo inutile vecchio che con il medesimo sguardo da barboncino sente il dovere di sparare fregnacce su ogni episodio bellico della storia italiana, francamente non se ne può più.

In rete le cose non vanno meglio... a quanto pare un tot di bloggatori ha pubblicato un’antologia di racconti a tema. Qualcuno l’ha comprata, qualcun altro no. A qualcuno è piaciuta, a qualcun altro no. Normale. C’è da dire che già da un po’ i blogghisti più celebri sono approdati sulla carta stampata, anche se di solito con raccolte dei propri post: la differenza é che questa volta hanno pubblicato su carta qualcosa di inedito e lo hanno fatto in antologia... almeno, credo che le differenze stiano tutte qui.


veneziasan marco[ora, se siete già saturi dell’argomento, fermatevi pure e guardatevi queste due foto prese a Ve lo scorso fine settimana]




Io questo libro non l’ho letto e non credo che lo leggerò, per il momento. Nessuna battaglia di principio: ho un sacco di roba da leggere, pochi soldi e poco tempo: con queste risorse limitate, preferisco affidarmi al giudizio di qualcuno che l’abbia letto e con i cui gusti mi sono spesso trovato d’accordo (in letteratura e su parecchie altre cose, anche se non su tutto). Un comportamento abbastanza comune, direi. Per essere sincero... di questa antologia non me ne fregava un cazzo già in partenza, figuriamoci dopo tutte queste polemiche. Penso che tutto questo blaterare sui blog ed il bloggare ed i bloggheratori e le bloggheratizers sia decisamente noioso, come avevo già detto... se poi alla prima critica, dura ma assolutamente legittima, ci si deve mettere a fare squadrismo per difendere la categoria...

La cosiddetta blogosfera di cui si blatera da anni non è altro che una lobby di gente che si fa i pompini a vicenda con mucho gusto reciproco. Ci sono migliaia di blog, alcuni mi piacciono e molti no. Di quelli che mi piacciono, alcuni sono seri, alcuni sono scritti bene, altri meno. Ciascuno, immagino, legge quello che gli pare, dentro e fuori la rete. Se quello che legge gli piace può capitare che lo raccomandi a qualcun altro, altrimenti è libero di sconsigliarlo e criticarlo. Punto, direi.
Hanno pubblicato un libro scritto da gente che ha un blog. E allora? Io non leggo quasi nessuno di quei blog, perché un loro libro dovrebbe farmi sentire coinvolto?

Ma sia ben chiaro, per duecentocinquanta euro l’avrei fatto anch’io. Per duecentocinquanta euro scriverei pure gli articoli di fondo di Le Ore. L’etica è un concetto così novecentesco... Ma io non ho grandi ambizioni da scrittore professionista: quello che mi piace lo faccio gratis, sono le cazzate a dover essere pagate in contanti.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.