8/11
2004

Sciopping (prossimamente al cinema)

Sabato mattina, apro l’armadio e ci trovo dentro soltanto il rumore del deserto e l’ego di Bruce Springsteen da me recentemente acquistato su eBay. Dietro, un maglione leggero di cotone acquistato per il matrimonio di mio fratello (anno domini duemila) e mai indossato perché non di mio gusto. Fuori, il nordest decide che può iniziare l’inverno.

Realizzo. Devo andarmi a comprare qualcosa da vestire.
Ragiono. Se il mio guardaroba si è assottigliato tanto, è perché non vado a comprare vestiti da anni, possibilmente.
Consapevolizzo. Io odio andare a comprarmi da vestire.
Ipotizzo. Potrei andare a bussare al convento dei frati e vedere se hanno avanzato qualcosa.
Concludo. Non ho voglia di vedere i kiwi* di sabato mattina, non mi restano alternative.

Mi lancio quindi nell’operazione di shopping, che date le circostanze assume proporzioni bibliche, tocca vette di epicità classica, rischia di tramutarsi in tragedia, scuote le coscienze, si eleva al cielo, sprofonda, santifica, sfinisce e commuove.

Scendo nell’abisso delle jeanserie tra adolescenti trasudanti ormoni non propri, mi perdo tra i labirintici scaffali, mi lascio sedurre da commessi e commesse con consumata indifferenza, ruggisco impotente e rabbioso contro prezzi e colori, lancio scariche elettriche da esaurimento nervoso nel raggio di cinque metri.

Incontentabile e inarrestabile, pur di non dover ripetere l’esperienza prima del prossimo millenium bug.

Arrivo a sera spossato, pieno di ferite economiche e nervose ma ricco di nuove preziose visioni del mondo. Ad esempio, la mia taglia non la tengono più perché negli ultimi anni la gente si è allungata. I cappotti costano come se fossero foderati di foglie di coca, e questo già sarebbe un buon motivo per emigrare verso i mari del sud. Esistono diversi modi di intendere le taglie di pantaloni, camicie, scarpe e tutto il resto; inoltre non è possibile trovare l’esatta combinazione cromatica di mio gradimento, specialmente nel reparto camicie. Tragedie.

La prossima volta che le pecore transiteranno sotto la mia finestra alle sei del mattino, mi dico, calerò una rete da pesca e ne rapirò un paio, così da risolvere almeno il problema dei maglioni.

Il fatto è, semplicemente, che io mi trovavo così bene all’epoca del grunge**.


* Dal dizionario Lusky - Resto del Mondo: I kiwi sono ovviamente i francescani, in quanto marroni e pelosi.

** Perfetto connubio tra gusti musicali, pigrizia e possibilità economiche (comunque non butto via niente, chissà che non torni di moda...)

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.