16/9
2004

Treni nella notte

Un vecchio treno attraversa nella notte città sconosciute, boschi, campagne sterminate che si susseguono illuminate solo dalla luna gelida. Io, scomodamente seduto, infreddolito, guardo fuori dal finestrino la realtà che mi scorre accanto, ascolto distratto le conversazioni dei miei vicini di scompartimento ed occasionalmente rispondo, con affaticata cortesia. Mi annoio e sono inquieto, il viaggio è lungo, il paesaggio deserto ha qualcosa di lunare nel succedersi delle sue ombre.
Il treno imbocca un ponte di ferro, austero e vagamente asburgico, si percepisce distintamente che si tratta di un importante punto di passaggio.
"E’ la Moldava! E’ la Moldava!" grida una ragazza bionda seduta di fronte a me, eccitata. Scruto con apprensione, ma rispetto all’imponenza del ponte il fiume sottostante sembra ridicolmente inadeguato, scorre tenebroso in un cantuccio modesto del suo letto, lontano e verde sotto di noi, sembra nascondere chissà quali segreti. Sono sorpreso, e deluso al punto di svegliarmi.

Il fiume, scopro ora, si chiama Prut e segna il confine occidentale della Moldavia. Non so dire se assomigli a quello del mio sogno, a dire il vero, e non so perché i miei sogni mi debbano portare tra tutti i luoghi del mondo proprio in Moldavia. Il mio viaggio mi porterà in luoghi completamente diversi, credo.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.