25/2
2005

Pongostyle

Dice l’Espresso che siamo una generazione random. Che la nostra vita è composta da una costellazione di gratificazioni brevi, quasi istantanee, che si susseguono casualmente come i brani musicali negli ipod. Sarà vero, mi chiedo. Io che di musica e di ippica azteca mi intendo pressappoco uguale l’ipod non ce l’ho, però il concetto è chiaro. Ci spostiamo volubili da un’esperienza all’altra, da una situazione all’altra, fermandoci giusto il tempo di un assaggio, di un bacio, di un bicchiere di birra. Cerchiamo di prendere ciò che ci fa piacere e di scartare tutto il resto, evitiamo la noia peggio che le malattie, cerchiamo di inanellare i momenti piacevoli uno dietro all’altro, tre secondi per passare da una traccia all’altra, senza alcuna pretesa di coerenza o continuità. Shuffle. La politica ci fa ribrezzo, se non ci fa ribrezzo cerchiamo di stare comunque alla larga dai partiti, che già nel momento in cui pensi ad un "partito" ti viene in mente qualcosa di immobile, pesante, conservatore. Meglio spostarsi di movimento in movimento, di manifestazione in manifestazione: oggi per la pace, domani per i treni, tra una settimana per la discarica, una firma per la procreazione assistita ed una per gli spazi sociali. Un problema alla volta, via via che si presentano, senza improbabili pianificazioni. Non c’è neanche da sentirsi in colpa, visto che i politici di professione si comportano allo stesso modo: oggi sono per la guerra, domani per il ritiro, il mese scorso volevano l’onu, tra una settimana non la vogliono più, l’altro ieri tutti amavano i radicali, stamattina tirano un sospiro di sollievo perché i radicali vanno da un’altra parte. Il corso d’azione si decide al momento, poi casomai si cambia. E’ finita la politica di appartenenza, uccisa dalla politica di convenienza: loro cambiano alleanze e bandiere, noi diamo il nostro appoggio a qualcun altro. O a nessuno, per quello che vale. Shuffle. Pure la religione, poi, un’altro di quegli aspetti della vita che dovrebbero darti una direzione, una stabilità, un’identità. Invece ci bombardano di messaggi per cui tutte le religioni in sostanza adorano lo stesso dio e si vogliono bene e devono essere affratellate però in fin dei conti la mia è migliore della tua ed il tuo libro sacro dice che e non dice che e voi trattate male le donne e voi invece le mercificate e noi siamo stati perseguitati però adesso perseguitiamo gli altri e pure il tibet in fin dei conti non è altro che una teocrazia del cazzo però i buddisti sono simpatici mentre gli induisti sono tolleranti però c’hanno ancora le caste ed ecumenicamente si scannano sull’infibulazione, la circoncisione, il crocifisso, ma se chiedessero ai cattolici cosa vuol dire transustanziazione si scoprirebbe che l’italia è più o meno un paese protestante. Sostanzialmente atei, ma anche un po’ agnostici perché non si sa mai, rifiutiamo ogni allucinato estremismo e guardiamo con disprezzo alle credenze preternaturali e naif, ma anche commossi o affascinati dalle manifestazioni di religiosità popolare o da certe misteriose credenze esotiche. E chiaro che dio non esiste, però se un gatto nero mi taglia la strada aspetto che passi qualcuno prima di me. E i cerchi nel grano non si sa mai. Shuffle. E ci appare inconcepibile la prospettiva di legarci in modo esclusivo per tutta la vita ad una stessa persona, negandoci persino la possibilità di essere fugacemente felici con una delle altre persone che esistono al mondo. Non è impossibile che tu sia l’amore della mia vita, ma se invece dovessi scoprire che è la donna l’uomo il cane che gratterà alla porta tra un quarto d’ora? Siamo sei miliardi di esseri umani sul pianeta, senza contare animali domestici e da fattoria. Parliamone. Anzi, non parliamone proprio, stiamo bene per il tempo che stiamo bene e pace. Shuffle. Possiamo girare cinque locali in una serata ed in ogni locale avere una personalità diversa, possiamo conoscere cinquecento persone e con ognuna presentarsi in modo diverso, con un nome diverso, un tono di voce diverso, opinioni diverse, tanto nessuno se ne accorgerà mai perché il rapporto si consuma nel momento e nel luogo, in un altro momento o in un altro luogo sarà comunque un rapporto diverso. L’unica differenza tra passare il sabato sera in un centro sociale o alla festa di laurea del figlio di un imprenditore miliardario è che a saperlo prima decidi come vestirti, in caso contrario sarai comunque vestito secondo la moda imperante in una qualche parte del mondo. Shuffle. Possiamo o dobbiamo o vogliamo avere solo lavori che durino tre mesi e poi cambiare. Shuffle. Prendiamo dalle ideologie, dalle filosofie, dalle pubblicità radiofoniche quei due o tre concetti che ci sembrano validi o interessanti e li riassembliamo tra loro, costruendoci una Weltanschauung poliedrica, scomponibile, accessoriata, che cambia colore secondo il punto di illuminazione e quello di osservazione. Un lifestyle di pongo. Shuffle. Dieci righe o dieci minuti sullo stesso argomento finiscono per annoiarci. Guardiamo al mondo come ad un ipertesto, siamo una società cliccante. Shuffle. Non conosco nessuno che sia la stessa persona dalla mattina alla sera.

E pazienza pure che in questo post io abbia usato troppo spesso la prima persona plurale, non è che intendo affermare che siamo tutti così, che facciamo tutti così, o tutte queste cose, o sempre. E’ proprio questo il punto. A dire il vero non credo neppure che abbia senso parlare ancora di generazione, ma statisticamente ci sarà pure qualche proposizione con cui qualcuno sarà d’accordo. Ora o in un altro momento.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.