28/1
2005

Dizionario tascabile dell’impiegato dell’anno

Come stai? = Devi farmi un favore.
Bene. = La mia salute e la mia vita personale non sono cazzi tuoi.
Male. = Ho così tanto da fare che qualsiasi cosa tu stia per chiedermi non verrà neppure presa in considerazione.
Ha una scadenza particolarmente urgente? = Posso dimenticarmene subito, o devo aspettarmi dieci messaggi di sollecito entro mezzogiorno?
Ha una scadenza? = Dimmi di no e rendimi felice.
Non pensavo fosse così urgente. = In che senso, siamo già nel 2005?
Mmm... è fattibile. = E’ una colossale puttanata, ma sei tu che comandi.
Non mi convince. = Il tuo progetto è un’idiozia ed il fatto che tu cerchi di convincermi del contrario uno spreco di ossigeno.
E’ una buona idea. = Infatti te l’ho suggerita io il mese scorso, anche se ora fingi di esserci arrivato da solo.
Penso che ci vorranno un paio di settimane... = ...sperando che nel frattempo tu dimentichi di avermelo chiesto.
Fissami una riunione. = Considerando che non sai usare autluuc, posso dormire per un’altra mezza giornata.
Non c’è problema. = Tanto non ho intenzione di farlo.
Lo farò subito. = Non mi prenderò neanche la briga di scrivermi da qualche parte l’inutile lavoro di cui mi vorresti incaricare, in ogni caso ti dimenticherai di avermelo chiesto.
Ho quasi finito. = Stavo quasi per cominciare.
Hai una penna da prestarmi? = Hai una penna da regalarmi, così non devo fare tutta la strada fino all’Ufficio Distribuzione Penne?
Parlane con il mio capo. = Non ricevo ordini da te, stronzo.
Ne devo parlare con il mio capo. = Esporrò la tua domanda in modo tale che il mio capo la considererà un insulto e dichiarerà guerra al tuo capo, per cui l’incarico che vorresti affidarmi non verrà mai preso in considerazione da nessuno perché tutti saranno troppo impegnati nella faida tra dirigenti che si scatenerà.
Sto finendo un lavoro. = Sto aggiornando il blog.
Mi spiace, il mio capo ed il tuo capo si sono trovati d’accordo nel decidere che non sarò io a dover fare questo lavoro, ma tu. = Ti ho fottuto.
OK. = Mi hai fottuto, ma mi vendicherò in modo così sottilmente crudele che neppure sentirai arrivare il tir che ti investirà.
E’ necessario che io venga a questa riunione? = Non posso continuare a dormicchiare in ufficio?
Aspetta, vengo lì e ti faccio vedere. = Potrei benissimo spiegartelo al telefono, ma ho voglia di fare una passeggiata perché mi si stanno addormentando le chiappe.
Dimmi. = Dimmi solo che hai sbagliato numero.
Non è facile da spiegare. = Proteggerò il mio know-how con ogni artificio retorico possibile, così che tu non capendoci nulla del mio lavoro mi ritenga indispensabile fino a quando un bel giorno troverai la mia lettera di dimissioni sul tavolo e questo ti getterà nello sconforto più nero. Contemporaneamente, sto cercando di nascondere il fatto che non ho la più pallida idea di come io sia riuscito a terminare il lavoro in modo così spietatamente efficiente.
Complimenti, ottimo lavoro. = Bel culo, perché io non ho una segretaria?
Non credo di aver capito. = Stai dicendo cazzate, o peggio ancora mi stai affidando un lavoro che non ho nessun modo di evitare o di ritardare.
Di chi è questa idea? = Chi mi odia a tal punto?
Lo stavo per fare. = Me n’ero dimenticato.
Me l’ero segnato per domani. = Me n’ero dimenticato.
Certo, lo so che la scadenza è vicina. = Me n’ero dimenticato.
No, non me n’ero dimenticato. = Me n’ero dimenticato.
Me n’ero dimenticato. = Speravo che tu te ne fossi dimenticato.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.