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2005

I Grandi Concerti di KarmaChimico: Folkabbestia

Marzo. Pare ieri che la neve ricopriva i prati (ed i campi, i marciapiedi, le strade, i tetti delle case, i parabrezza delle auto, i rami degli alberi, le fabbriche, i parcheggi, le tane delle talpe ed in misura molto minore i fili d’erba) ed il gelo ci faceva tremare avvolti nei nostri cappotti. Pare ieri, invece è oggi. Mannaggia all’effetto serra, qui siamo a nove gradi sotto zero. Dov’è il riscaldamento globale quando serve? All’animazza di Jeremy Rifkin.
Comunque.
Per la serie "I Grandi Concerti di KarmaChimico", eccovi il fedele resoconto della mia esperienza di sabato sera.

Una vocina piccina picciò mi aveva messo al corrente che era previsto un concerto dei Folkabbestia nella vicina città di Vicienza; io i Folka non li avevo mai sentiti perché l’ultima volta che sono passati da queste parti c’era stato un equivoco sulle date e non è che abitino proprio dietro l’angolo. Questa volta non mi possono sfuggire, mi dico. Voglio dire, i Folkabbestia, mica cazzi. Cerco di convincere con questo semplice ragionamento tutte le persone che conosco ma qui il folk non lo capiscono, tutti hanno altri impegni, che ci vogliamo fare...
Si porta pazienza e si va da soli, cioé io.
Che già sabato pomeriggio mi era tornata la febbre e pensavo non fosse il caso.
Ma i Folkabbestia, mica bagigi.
Un mese che aspetto il concerto, una settimana che ascolto il disco, uno dei tre ciddì originali con il cellophan e tutto che ho comprato originale in un negozio di dischi originali nell’ultimo anno, insomma, non mi faccio mica fermare da due, tre, quattro linee di febbre. Mi imbottisco di medicine come un topo di laboratorio e parto.

Tra il borgo natio (triste, tristissimo) e la città di Vicienza (che non c’ha mica tanto da ridere, comunque) ci sono circa una trentina di chilometri. Io che ho il senso dell’orientamento di un pipistrello cieco e sordo in una discoteca romagnola decido di partire con un’ora di anticipo sul supposto orario di inizio del concerto, perché anche se me ne fotto di risolverli i miei difetti li conosco. Infatti, arrivo a Vicienza con tre quarti d’ora d’anticipo, mi metto a cercare in zona industriale "via dell’edilizia" e chiaramente mi trovo a vagare tra via della siderurgia della chimica dell’oreficeria della ceramica del lavoro delle scienze dell’economica della siderurgia della chirurgia inguinale della petrolchimica della teologia applicata al comportamento delle scimmie e via discorrendo.
Arrivo al locale che sono le 21.30 spaccate. Preciso come un orologio in via dell’orologeria svizzera.
Entro, pago uno sproposito
(ma penso, vabbeh sono i Folka mica uva passa)
e mentre mi marchiano il dorso della mano con il timbrino all’inchiostro cancerogeno mi informano che il concerto sarebbe iniziato un po’ tardi. Quanto tardi, chiedo. Verso le undici, rispondono. Ed io vabbé mica è tardi è sabato sera se solo ci fosse qualcuno che conosco in questo cazzo di posto e comunque non mi muovo da qui che poi ci metto altre due ore a ritrovare il locale e finisce che mi perdo di nuovo.
Che poi io ero arrivato lì alle nove e mezzo perché l’unico sito su tutta internet che avesse pubblicato un orario di inizio aveva scritto nove e mezzo, vatti a fidare. Questo per dire che non me l’ero inventato io e che su internet pubblicano informazioni false e tendenziose.

Il locale altro non è che un capannone industriale affittato e riconvertito a capannone per i concerti, le assemblee, le situazioni; con fantasia l’hanno ribattezzato "Capannone sociale" perché la creatività veneta mai si smentisce nel mondo. Al momento del mio ingresso ci sono soltanto: i Folka che fanno il soundcheck, tre ragazzine che probabilmente si sono perse (quattordicenni dall’aria neo-goth-ma-vestita-benino), due fricchettoni ed un vecchio che balla da solo durante il soundcheck. Ed io che improvvisamente realizzo e mi chiedo
echecazzocifaccioquifinoalleundicichegiànonstobenenonsareidovutousciredicasaefaunfreddodellamiseriaputtana?
Ma non mi faccio prendere dallo sconforto, gironzolo, scambio due chiacchiere con il violinista, esco a fumare, bevo un bicchiere, leggo i manifesti, ascolto il soundcheck, guardo il vecchio che balla da solo, aspetto che inizi il concerto.
Il locale comincia a riempirsi. Ogni volta che esco a fumare una sigaretta qualcuno mi frega il posto a sedere e per riaverne uno devo aspettare che qualcun altro esca a fumarsi una sigaretta. Grazie sirchia, ti ho pensato molto anche sabato sera. Il soundcheck finisce alle undici e mezzo, i Folkabbestia vanno a cenare per caricarsi di energie prima dell’evento ed io penso ci siamo, finalmente.
Ma all’improvviso, cosa sono questi brividi lungo la schiena? Epperché improvvisamente tremo tutto? Epperché il mio stomaco si sta richiudendo su se stesso come una mano che si stringe a pugno? Epperché mi si annebbia la vista?
E’ forse entrato nella stanza l’amore della vita mia?

No.

Aspirina mi comunica che il suo turno è finito e stacca. Zerinol mi lascia un biglietto d’auguri sul tavolo. La febbre rompe gli argini e mi torna a 360gradi, io seduto su una poltroncina mi copro di sudori freddi e penso
eh, no, cazzo...
mica è giusto così
cominciate a suonare vi prego sto male
ma i Folka ignari della mia tragedia continuano a cenare sul soppalco di fronte a me.
A mezzanotte e mezza attaccano, alle prime note il pugno nel mio stomaco comincia a dar segno di volersi liberare con una violenta esplosione. Ed io mi dico eh no, un mese che aspetto il concerto una settimana che ascolto il cd (uno dei tre originali dell’anno) un’ora a girare per la zona industriale di vicienza tre ore che sono qui in attesa che suonino ora cominciano a suonare ed io resto qui
e ci mancherebbe altro
mica ho fatto dieci anni di addestramento in tibet per niente
eh sì, signori miei, me la rido dell’influenza, io!
E sono rimasto lì.
Stoico.
Quasi fino alla fine della terza canzone, in effetti, poi mi sono fatto largo verso l’uscita raccontandomi che andavo solo a prendere una boccata d’aria, ma il contatto con l’aria gelida ha peggiorato la situazione. A quel punto ovviamente la mia capacità di connettermi con la realtà era leggermente alterata, altrimenti mica mi sarei infilato in auto e mica sarei partito cercando disperatamente di restare nella careggiata di destra e mica sarei tornato a casa e mica mi sarei buttato a letto e mica mi sarei svegliato dodici ore più tardi maledicendomi per la mia sfiga e lanciando pesanti accuse nei confronti della mamma di gesù e di tutti i santi del paradiso fissando sconsolato il timbrino sul dorso della mia mano.

Ridete, canaglie?
Beh, mi auguro che non vi capiti mai una cosa simile, tranne a quello che è arrivato qui cercando "puttane in thailandia" perché sua madre ha finito la stagione dei saldi.

Il finale è triste ma contiene una nota di speranza: la prossima volta che i Folkabbestia passeranno da queste parti sarò più previdente, raggiungerò il posto con quattro ore di anticipo e mi farò inchiodare mani e piedi sotto il palco. Vivo o morto sentirò suonare questi Folka. I Folka, dico. Mica caramelline alla menta.

P.S.: Ad ogni modo mi è parso che suonassero bene, ed il disco è molto bello.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.