23/3
2005

Scintille, sensazioni

Alle quattro del mattino mi sveglio. Un altro incubo, di quelli che poi hai paura a riaddormentarti e pensi "già che sono sveglio tanto vale fumare una sigaretta". C’era un qualcosa dei discorsi fatti in treno tornando da Ve, qualcosa della discussione di laurea di Bulus, qualcosa di un vecchio martin mystère che ho letto, qualcosa che non voglio sapere da dove arriva; il mio inconscio che gioca con i lego. Tutto sommato ho troppo sonno per alzarmi, e le sigarette sono drammaticamente rimaste nell’altra stanza da qualche parte tra il divano, il tavolo e quella specie di metafora empirica del mio disordine mentale accatastata tra l’uno e l’altro. Il divano sfondato, autentica finta pelle, due ore a trasportarlo dalla casa del tipo che me l’ha regalato alla Villa, due mesi per capire se è verde o blu. In realtà direi che si tratta di un banalissimo pantone 328, se il riflesso del sole sul monitor non mi trae in inganno. Almeno tre libri in corso di lettura. Il volume di Blueberry uscito con la repubblica. Una nuova ingiunzione della rai a pagare il canone per un televisore che non possiedo. Il posacenere. L’accendino che mi ha regalato un rumeno di nome Costantino. Volantini pubblicitari ed elettorali. Due cartoni da due litri di succo ACE, uno vuoto ed uno pieno. Un quaderno a quadretti intonso. I biglietti del treno. Una biro che non funziona. Il tavolo di autentico finto legno recuperato a casa dei miei.
In mezzo a tutto questo, un pacchetto con cinque barclay dentro. Preferisco restare a letto.
Da mesi, ogni volta che tocco la maniglia della porta dell’ufficio prendo la scossa. Succede solo a me. Assolutamente ininfluente quali vestiti io indossi, quali scarpe calzi, con quale mano tocchi la maniglia. Da mesi mi succedono un sacco di fatti strani. La Villa è abitata da un fantasma con gli occhi verdi, mi dicono. Qualsiasi cellulare io cerchi di chiamare si spegne spontaneamente. Non che questo mi renda nervoso, mi distraggo progettando il modo di riuscire a fumare anche nel sonno. Passeggio, cazzeggio, scrivo funzioni in excel.
Alle sei e cinquantacinque del mattino mi sveglio.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.