lavoratori...
ed è pur vero che poi, in realtà, ch" />

5/5
2005

Hypertext Experiment 0.1 (vacanze romane)

Primo Maggio, Primo Maggio, festa dei lavoratori...
ed è pur vero che poi, in realtà, chi se lo ricorda più? E’ un giorno svuotato come tutti gli altri del proprio significato, un puro simbolo. I lavoratori, discutevamo ieri sul treno del ritorno, hanno poco da far festa, dato che per la maggior parte di loro
noi
già mantenersi è abbastanza gravoso. "Sarebbe bello andare a Vilnius a trovare Grifo", ci dicevamo, ma bisognerebbe trovare la ricca ereditiera da sposare, o mettersi a spacciare, perché comunque lavorando onestamente oggi non combini più un cazzo. Forse sarebbe il caso di smettere di far festa con i soldi che non si hanno ed in piazza scenderci per rivendicare i diritti, per riprendersi i diritti, invece che per cantare e ballare.
Comunque

...l’amico PornoRambo, gentilissima signora et io andiamo a roma per il concerto. Tipo hai presente il concerto del primo maggio a roma?
Ma chi suona? Niente di che. Però, io a roma non c’ero mai stato, perché non prendere questa scusa?

[Premessa]
Dai diari delle conversazioni alla mensa aziendale:
Buzzurro: "Ma davvero vai a roma? Bravo, porta soldi a roma. Io non lo farei mai, non andrei mai giù a dare soldi ai romani."
#: (grassa risata di scherno) "Te l’ho detto che a dicembre sono stato a napoli, vero? E mi è piaciuta assai."
[/Premessa]

Si pone il problema del viaggio, perché il triste borgo natio è situato alla periferia della periferia di polentalandia e noi non abbiamo un’auto a disposizione. La mia, rottamata a novembre e sempre a proposito di lavoratori non ho i soldi per comprarmene un’altra (banale, ma vero) e non ho voglia di impantanarmi in rate e mutui che finirebbero per incatenarmi ancora di più alla situazione ed al posto non proprio gradevolissimi in cui vivo. Porno e signora, studenti non motorizzati. Si decide di viaggiare in treno, ma chiaramente bisogna partire prestissimo, tipo
alle cinque del mattino
per cui, ci si propone di andare a letto presto. Proposito che va a puttane, trovandomi al bar a chiacchierare e bere con le amiche 17nni, con una loro amica belga che ha quell’inconfondibile accento francese che mi fa morire e svariati altri pittoreschi personaggi del borgo. A qualche ora vado a dormire, alle quattro e cinquanta mi sveglio e faccio una doccia, preparo la valigia, si stacca un ripiano dell’armadio cadendo a terra con gran fracasso e penso che appena incrocierò gli inquilini del piano di sotto scoprirò finalmente quanto siano pazienti. Che già con la festa di qualche settimana fa li abbiamo messi a dura prova.
Arriviamo a Vincenza puntuali per prendere il treno, ma sorpresa: il treno delle sei e venti è in ritardo di quarantacinque minuti. Tra le varie ipotesi (io e Porno che portiamo sfiga
il macchinista che ha fatto le ore piccole allo skiosko
varie ed eventuali)
il resto del viaggio ci confermerà l’unica verità possibile: il papa Nazinger stava facendo macumbe per ostacolare la nostra visita alla città che le istituzioni ed il becero popolo gli hanno recentemente regalato. Senza lasciarci intimidire, tuttavia, aspettiamo continuando imperterriti a scagliare a nostra volta maledizioni sulla sua papale persona (come sempre, quindi) e su trenitalia, suo braccio secolare; sbarchiamo in capitale e provvediamo subito a chiedere il rimborso del biglietto come altre ottomila persone, alla fine mezzo biglietto ce l’hanno offerto le ferrovie.

Usciamo, c’è il sole. Quando il sole splende sul borgo natio è quasi sempre filtrato da una cortese cappa di umidità che favorisce la crescita di importanti muffe nello spirito dei tristi abitanti. Il sole di roma (vabbé, il sole del sud, si potrebbe dire) scalda e brucia, ci sarà pure lo smog a fare da filtro ma è un sole più buono. Raggiungiamo la nostra base a Roma, casa di un amico di PornoRambo che gentilmente ci ospita; secondo i piani, la dimora avrebbe dovuto trovarsi in centro
invece
è a monte sacro
forse PornoRambo ha troppi amici a roma, ed uno di questi probabilmente abita in centro e gioca a squash, ma non è da lui che siamo andati. Comunque c’è l’autobus, che c’importa?
Ringraziamo il gentile ospite e beviamo con lui una bottiglia di vino, poi ci muoviamo verso il centro.
Che bel sole, mentre aspettiamo l’autobus.
Aspettiamo l’autobus.
Aspettiamo l’autobus.
Assieme a molte altre persone, per poi scoprire che il primo maggio, a roma, non ci sono autobus. I taxi saranno impegnati a spostare la gente dalla stazione a san giovanni traendone grande profitto. Che si fa?
La nomentana. nomentana A piedi, sotto quel bel sole, ridendo e scherzando per un’ora e mezza per non sentire la stanchezza dovuta anche alle troppo poche ore di sonno. E intanto che scrivo qui allegramente parlano di licenziamenti, la festa ai lavoratori.
Passare da porta pia è una grande soddisfazione, beviamo un caffè e gironzoliamo per il centro, ci stendiamo al circo massimo a prendere il sole e pigramente raggiungiamo l’Evento
Ci facciamo strada in mezzo alla folla, il prode Porno entra in modalità tetris riuscendo a farci sgusciare fino in vista del palco Hic sunt leones e mettendo molta più gente dietro di noi di quanta ce ne sia davanti - nonostante in effetti noi si sia arrivati in ora tarda. Pazienza pure se quando tutti saltavano le nostre gambe affaticate per il sonno, il viaggio, la camminata, cedessero consentendoci al massimo un ritmato step sul posto. E tutt’attorno a noi, dovunque volgesse lo sguardo
bancarelle, bibitari, magliette, ragazzi e ragazze e vecchi e bambini e persino un cane ed una bicicletta
più studenti che lavoratori, ad occhio e croce
striscioni e bandiere della pace, dei comunisti, di che guevara, della cisl, persino una italiana che mi chiedo che cazzo ci facesse lì
birre e canne e mele e cori
tutti uguali, diversi, qualche gruppo decente che suona e molti di poco decenti, così com’è la folla sotto di loro presa nel rituale collettivo del più grande concerto d’europa ma c’è un momento in cui
i soliti Modena
cantano la solita Bella ciao
e per tre minuti ci sono cinquecentomila voci che scandiscono la stessa canzone, pugni alzati contro il cielo e non vuol dire nulla ma è stupendo, l’estetica della massa mi rapisce

dovunque, siamo circondati da facce, gambe, braccia, occhi, seni, magliette sudate
pura materia sotto il sole, e non sono lì per la musica ma solo perché è lì che bisogna stare, ed ognuno giudichi se sia giusto o sbagliato ma in quel momento mi è piaciuto.

Sgusciamo fuori prima della fine del concerto, l’obbiettivo era tornare a casa del nostro amico per uscire con lui
che i romani di roma, comprensibilmente, dopo una certa età il concerto del primo maggio preferiscono evitarlo, annoiati ma ancora non c’erano autobus né taxi a soccorrerci, prendiamo la metro per un pezzo di strada ma dobbiamo camminare di nuovo a lungo e quando arriviamo siamo sfiniti
stappiamo un’altra bottiglia, stendiamo i sacchi a pelo e cerchiamo di dormire qualche ora.

Ieri, lunedì
strategicamente mi ero preso un giorno di ferie ci svegliamo e facciamo colazione, rigraziamo copiosamente il nostro ospite per l’accoglienza e torniamo in centro, questa volta in autobus, e ci prepariamo alla controffensiva. Ci avviciniamo di soppiatto, passando per campo dei fiori dove giordano bruno fu arrostito, per via caetani dove trovarono aldo moro, ed avvertendo sempre maggiore resistenza nell’aria abbiamo attraversato il tevere arrivando in piazza.
Quella piazza che ci hanno sparato in televisione per giorni e giorni, gremita di gente che si attacca a qualsiasi cosa pur di credere che la propria vita abbia un senso, e noi eravamo lì, senza nulla credere Non a rendere omaggio a un morto o a un vivo, solo a guardare le colonne e a lanciare la nostra sfida al presunto, untuoso, cane da guardia del non esistente.
Il tedesco non ha osato raccogliere la sfida e non è sceso a prenderci, nonostante le macumbe siamo riusciti ad arrivare sotto le sue finestre e almeno lui non può fare altrettanto, che se me lo trovassi sotto la finestra di casa mia, sarebbe olio bollente che vola.

Si respirava comunque una fede ottusa nell’aria, e l’entusiasmo viscido di chi ci guadagna sopra. Uscendo con un certo sollievo dalla bella piazza, PornoRambo guarda un gruppetto di prelati che ci passa a fianco e commenta allegramente borioso: "Jedi del cazzo, non riuscite neppure ad avvertire la presenza del lato oscuro."
Siamo sfiniti ma riusciamo ancora a ridere.


Da lì in poi, il solito ritorno.

P.S.: No, non mi avete convinto a ritornare al bloggo. A parte che avete una forza persuasiva che non convincereste neanche berlusconi a dire una cazzata, non ero qui ad aspettare i complimenti per ritornare, che tanto lo sapevo già da prima che a qualcuno sarebbe dispiaciuto. Vi ringrazio, ma KarmaChimico è ancora da considerarsi chiuso al di là questa eccezione, che probabilmente non avrà un seguito in tempi brevi.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.