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2007

Affinità e divergenze tra la compagna Budapest e noi [3]

3. Il traffico
Tra Zagabria ed il confine ungherese si stende una steppa desolante, attraversata da un’autostrada a tre corsie in perfetto stato di efficienza, come in Italia se ne trovano poche. Ogni quarto d’ora io ed AmorMio superavamo o venivamo superati da un’auto, un camion, una cornacchia, e ci chiedevamo perché mai qualcuno abbia pensato di costruire un’autostrada proprio lì, in mezzo al nulla. Anche l’Ungheria, un pezzetto alla volta, si sta ricoprendo di una fitta rete autostradale, ma noi abbiamo preferito rimanere sulla superstrada che costeggiando il Balaton arriva fino a Budapest, abbastanza scorrevole per i nostri gusti.

Il traffico ungherese è strano. Insieme alle auto più moderne circolano ancora un sacco di vecchie skoda, vecchie lada, persino qualche trabant; abbiamo incrociato persino un paio di carretti tirati da cavalli, per quanto possa essere difficile da credere (e per quanto ogni duecento metri ci fosse un cartello che proibiva il transito ai carretti tirati da cavalli). Per tradizione gli ungheresi tendono a rispettare i limiti di velocità anche quando questi appaiono ridicoli ai nostri scafati occhi occidentali, salvo poi lanciarsi azzardatamente a sorpassare file di camion in curva, uscire dagli incroci senza guardarsi attorno ed altre amenità del genere. Guidare sulle strade ungheresi, per quanto scarso sia il traffico, può mettere a duro rischio il vostro sistema nervoso; io che mi trovo in panico anche ad uscire dal vialetto di casa, non ho notato differenze significative.

Arrivare a Budapest in auto è abbastanza semplice: la lungimirante efficienza asburgica ha infatti posto la capitale al centro del paese, e qualsiasi strada prendiate, in qualsiasi punto la prendiate ed in qualunque senso di marcia, vi porterà comunque a Budapest. La lungimirante efficienza asburgica si ferma qui: una volta arrivati a Budapest, vi troverete incuneati in una lentissima coda di automobili che dalla periferia più remota di Buda Sud lotta per l’ingresso in città, avanzando a passo d’uomo in un tipico ingorgo metropolitano permanente.
A parte questo piccolo ostacolo, comunque, il traffico di Budapest è relativamente ragionevole: ci sono un sacco di mezzi pubblici, la metropolitana più anziana del continente, una fitta rete di sensi unici, la gente guida automobili e non carretti trainati da cavalli, ecc. Tuttavia, sono presenti un paio di minacce che vanno sottolineate. In primo luogo, ogni strada di Budapest è incrociata da diverse linee di binari del tram; generalmente non c’è niente che delimiti lo spazio della carreggiata riservata a questi gloriosi mezzi di trasporto, è piuttosto normale vederseli traballare a mezzo metro dalla fiancata e può persino capitare che qualcuno guidando spensieratamente si ritrovi a correre sulle rotaie. Il secondo pericolo insidiosamente nascosto nel traffico di Budapest è lo stile di guida AmorMio, che riesce a districarsi perfettamente nel traffico della metropoli ma solo a costo di innumerevoli violazione del codice della strada.
Il terzo pericolo è quando il primo ed il secondo pericolo si incrociano nottetempo, inspiegabilmente contromano, costringendoci ad una frettolosa retromarcia mentre il tram giallo avanza verso di noi imperioso ed inarrestabile, orgoglioso del proprio fascino sovietico.

Nel Triste Borgo Natio, naturalmente, non ci sono i tram gialli. Esiste un unico ingorgo permanente che va da casa mia alla zona industriale, e di certo nessuno lotta per entrare in città, se proprio non c’è costretto.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.