28/6
2007

iPhone: tutti ne parlano e che so’ io, il figlio della serva?

Da domani sarà finalmente in vendita sul mercato starnutitense quel pretenzioso gadget tecnologico che va sotto il nome di iPhone.
Come i più belli tra voi sapranno*, da qualche tempo nutro una malsana attrazione per i prodotti Apple. Ne seguo gli aggiornamenti, ne studio le caratteristiche, attendo con trepidazione le nuove uscite, le anticipazioni, le comparazioni. La cosa più curiosa di tutto questo è che non possiedo nessun prodotto della Apple. Un giorno ce l’avrò, forse**, ma al momento preferisco limitarmi al corteggiamento, girando attorno al costoso oggetto del desiderio e ripromettendomi di fermarmi prima di diventare eccessivamente morboso.
Tutta la faccenda dell’iPhone, tuttavia, merita un’attenzione particolare; non certo il prodotto in sé, che nessuno ha ancora avuto modo di provare veramente e che, comunque, non sembrerebbe essere di particolare utilità per la maggior parte della gente che si incontra per la strada. Un telefonino incrociato con un lettore mp3 incrociato con un palmare incrociato con una macchina fotografica incrociato con chissà cos’altro ancora? Okay, niente male... Ha un bel design e (insieme a diverse pecche) qualche idea tecnologicamente innovativa, ma quanta gente ha veramente bisogno di un aggeggio così avanzato? Inoltre, costa un godziliardo di dollari, che quando arriverà in Europa sarà pur sempre mezzo godziliardo di euro. Anche l’iPod è caro rispetto alla concorrenza e viene lo stesso venduto in quantità strabilianti sfruttando soprattutto il design ed il fascino del marchio, ma almeno è qualcosa che il pinco pallino qualsiasi impara ad usare in cinque minuti ed ha una funzione molto richiesta di questi tempi: ascoltare musica in solitudine facendo contemporaneamente il figo con gli amici. Il palmare, al contrario, è ancora uno strumento da manager, da professionista; la maggior parte di noi legge la posta elettronica e naviga dal computer di casa o dell’ufficio o della scuola*** o chessoio. Per essere un cellulare è davvero troppo, troppo spocchioso, magari potrà essere interessante una futura versione economica ma al momento si direbbe proprio un oggetto di nicchia: quella brutta nicchia di persone disposte a spendere troppi soldi in oggetti inutili****. Eppure, in America pare che tutti siano bramosi di averlo. C’è un tizio che già da una settimana è in fila davanti al negozio per accaparrarselo per primo, e penso sia stato intervistato da ogni singola televisione degli stati uniti. New York Times, Washington Post e USA Today ce l’hanno attualmente in prima pagina nelle loro edizioni elettroniche, ed ho solo guardato tre quotidiani a caso. Eh, gli ameregani, direte voi. Certo, sono strani, ma sta di fatto che anche in questo caso il marketing Apple è riuscita a segnare un traguardo: quello di creare un’isteria collettiva attorno a qualcosa che ancora non si è visto, su cui nessuno ha ancora messo le mani. Ghost marketing, si chiama, ed è l’espressione più emblematica di un’economia che vende sempre meno "cose" materiali e sempre più simboli, desideri, concetti. Come una mela rosicchiata, o un fonino che fa di tutto ed alla fin fine, chi se ne importa se può anche essere usato per telefonare.


P.S.: Domani, per i pochi che non lo sapessero, viene anche inaugurata la nuova via di accesso al Triste Borgo Natio. Questo evento, accompagnato da canti tribali ed altre manifestazioni di giubilo popolare, permetterà a noi plebaglia di ammirare anche il nuovo monumento che decorerà la nuova via. Il Cono di Luce, l’hanno ribattezzato quei geniacci dei nostri amministratori: immaginate un bicchiere di plastica trasparente con dentro una lampadina. Immaginate che il bicchiere sia alto sei metri. E poi dite, gli ameregani, ma pure i veneti non scherzano in quanto a stronzate.



* Sostanzialmente, PornoRambo ed Amormio.
** Senz’altro. Magari anche domani.
*** Supponendo che nelle scuole italiane ci siano computer, cosa che non dò per scontata.
**** Ovvero quella brutta nicchia di persone disposte a spendere più soldi di quelli che spenderei io in oggetti che a me non servono, naturalmente.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.