24/7
2007

Ancora a proposito di "cultura"

Questo è un altro di quei post di denuncia sociale che dovrebbero risvegliare le coscienza e invece fanno addormentare la gente, o forse sono solo io che ho molto sonno. Comunque, io non lo leggerei, poi fate come vi pare. Avvisati.

Overture.
Una donna a seno nudo entra e si ferma al centro del palcoscenico, si pone in posizione plastica e lancia un acuto. Dietro di lei vengono proiettate ombre di rami mossi dal vento. Lancia un altro acuto. Un altro. Continua a lanciare acuti, per dieci minuti di orologio, poi scioglie la posizione plastica ed esce dal palco.
Entra un tipo vestito da donna, si siede al pianoforte e comincia a suonare, neanche male. Vengono proiettate ombre di rami mossi dal vento ed un ingrandimento delle sue mani che suonano. Entra un’altra donna, con due lunghi bastoni in mano, e comincia a declamare poesie scritte dalla sua nipotina di quindici anni innamorata di Cesare Cremonini. Ritorna la donna di prima, sempre a seno nudo, camminando all’indietro con un enorme mitra/fallo in mano, poi esce.
Il pianista continua a suonare. La seconda donna continua a declamare con voce vellutata poesie che parlano di amore, sogni, ossicina di pollo sul letto, cose così. Ci si aspetta che succeda qualcosa. Niente, questo è tutto quello che continua a succedere.

Gli spettatori più accorti capiscono la fregatura e se ne vanno. Ne rimangono comunque abbastanza per esplodere, alla fine dello spettacolo, in un applauso di cinque minuti.

Che succede a questa gente? Cos’hanno che non va?
Da un lato, teatranti convinti che meno è comprensibile il loro lavoro, più li renda fichi al cospetto delle masse incolte. Sbagliato. Si può fare teatro e allo stesso tempo offrire qualcosa di sensato: ci riescono i bambini delle elementari, meglio di molti registi ed attori acclamati. E ricevono anche applausi più sinceri. Neanche il teatro sperimentale deve per forza essere un susseguirsi di scene e situazioni che hanno un significato solo per chi le scrive, se non altro perché l’abbiamo già visto fare centinaia di volte e allora dove cazzo è la sperimentazione?!
Dall’altro lato, però, non riesco a capire neppure le decine di persone che sono rimaste sedute fino alla fine sotto il palco ed hanno persino applaudito. Pochissimi poi hanno ammesso che gli fosse realmente piaciuto; tra questi, la rappresentanza locale del fan club dei lunapop ed alcuni di quegli intellettuali di riferimento che si guardano attorno, vedono che tutti schifano, e allora decidono di elogiare per mantenersi la fama di bastian contrario. Perché l’intellighenzia italiana, come capacità critica ed onestà intellettuale, è ferma alla quinta elementare.
Persino Nello, per dire, che è solito apprezzare cose che io non riesco nemmeno a pronunciare, scuoteva il capo e fingeva di applaudire battendo stancamente con le mani un codice morse all’aviazione bosniaca, il cui significato era: siete una civiltà superiore, bombardateci.
Vi confesso, miei cari amici e nemici lettori, che lo spettacolo ai cui primi venti minuti ho assistito sabato sera era una desolante stronzata. Certamente io non sono un critico teatrale. Certamente non sono più i tempi di Shakespeare ed Aristofane. Ma so riconoscere una stronzata quando la vedo, riesco a distinguere la sottile filigrana dell’autocompiacimento intellettuale e del "non-ci-capiscono-quindi-siamo-bravi". Non dico che l’artista non debba essere presuntuoso, ma almeno potrebbe esserlo in modo creativo: non è di questo che trattava l’essere artisti? La presunzione noiosa e fine a se stessa dovrebbe essere ricompensata in modo equo e solidale con pomodori marci, fischi o almeno con una platea vuota. Il fatto è che siamo ancora succubi dell’autorità acquisita da chiunque salga su un palco e si spacci per artista, forse perché abbiamo paura di sembrare ignoranti, forse perché lo siamo davvero. Nel dubbio, comunque, la prossima volta saranno pomodori.

P.S.: Come sempre, prendiamo per un attimo in considerazione l’ipotesi che lo spettacolo fosse geniale e che io sia troppo scemo per averlo capito. A volte ho come questi momenti di rispetto per le opinioni altrui, ma poi passano.

P.P.S.: Se avete riconosciuto lo spettacolo di cui sto parlando, l’avete visto l’anno scorso al festival della Cultura Incompresa di Agrigento e vi è piaciuto benissimo, commentate liberamente con copiosità di insulti. Ne terrò adeguato conto nel distribuire i miei virus informatici preferiti.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.