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2006

Il Bianrinconiglio

Esco di casa, carico due scatoloni in auto, faccio il giro dell’isolato, entro in garage, riempio gli scatoloni di zeppetti, ricarico gli scatoloni in auto, rifaccio il giro dell’isolato, scarico gli scatoloni, entro in casa, accendo il fuoco, il fuoco si spegne, riaccendo il fuoco, esco, vado a casa di Antòn, suono, lo aspetto, gli pago il dovuto per la cena balcanica, riparto, vado in banca, prelevo cento euro, vado al supermercato, prendo un ciuffo di insalata, uno sgombro ed un branzino, mi incodo alla cassa, pago, esco, torno, non c’è parcheggio, faccio il giro dell’isolato...

Questo nel giro di mezz’ora. Alice all’inseguimento del Bianconiglio in un mondo in cui il colore dei semafori diventa indifferente.

Il misterioso Lusky"Non ho tempo", è il ritornello che mi ripeto più spesso. Passo un terzo della mia giornata nel luogo di quotidiano sfruttamento lavorativo, un terzo a dormire e nel terzo rimanente devo infilarci tutto il resto, comprese molte attività spiacevoli di routine quali fare la spesa, lavare, stirare, tenere il tifo lontano dal mio bagno e dalla cucina, questo genere di cose. Invece vorrei passare più tempo con Amormio, sbevazzare con i miei amizi, finire di leggere quel libro di Saramago, guardare gli ultimi episodi di Lost, tagliarmi i capelli. Incastare i vari impegni tra loro nel corso della giornata sta diventando una specie di tetris da reparto psichiatrico. Il tempo sta diventando la mia ossessione, e sono sempre in ritardo. Tra l’altro non sono uno di quei veneti iperattivi che non riescono a stare fermi un minuto, no, grazie, io amerei anche starmene sdraiato sul divano a raccontarmi storie, se solo potessi. Se ne avessi il tempo.

So benissimo come tutta questa fretta mi danneggi nel corpo e nello spirito, come questo accumulo di impegni sia dovuto anche ad una serie di circostanze sfavorevoli che in questo periodo si vanno ad intrecciare, come la mia giornata abbia ventiquattr’ore tanto quelle di chiunque altro e come il malvagio sistema capitalista campi su questo stress mio e collettivo. E vi (mi) assicuro che faccio il possibile per vivere nella maniera più rilassata possibile. Eppure non ho mai abbastanza tempo da dedicare agli aspetti migliori della vita. Sono l’unico ad avere questa sensazione?

Magari qualcuno pensa che stia esagerando, non è che sono il segretario generale dell’ONU, però a me passare le giornate in questo modo fa davvero venire il vomito. E per fortuna che le cose mi vanno bene ed ho diversi motivi per essere comunque felice. Sarà che la percezione del tempo è soggettiva, sarà che le attività di routine mi sembrano tempo sprecato e mi orripila tutto questo faticare per vivere. Vorrei tirare il freno a mano e dedicarmi con impegno alla ricerca di un modo migliore per impiegare il mio tempo, prima di rincoglionirmi del tutto. Appena avrò un momento libero, naturalmente.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.