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11/10
2007

Vecchie storie di preti e sangue

Sicuramente in buona fede, molti giornali italiani si sono dimenticati di riportare la notizia della condanna all’ergastolo emessa da un tribunale argentino nei confronti del prete cattolico Christian von Wernich, ritenuto colpevole di 6 omicidi, 31 casi di torture e 42 sequestri nell’ambito del genocidio avvenuto durante la dittatura militare nel paese sudamericano. Questa è la seconda sentenza dopo l’annullamento delle leggi che garantivano l’impunità ai golpisti ed ai loro sgherri, la prima dopo la scomparsa del testimone Julio Lopez e la prima a riguardare un esponente del clero. La Chiesa, come darle torto, esprime "tutto il proprio dolore e rammarico" per le azioni che alcuni suoi dipendenti possono aver svolto comunque sotto la propria personale responsabilità, e può darsi addirittura che prima o poi intraprenda una qualche azione disciplinare nei confronti di padre von Wernich, tuttora pastore d’anime autorizzato.
Non che ci si possa fare troppe illusioni sul desiderio della Chiesa Cattolica di contribuire a fare chiarezza e cercare giustizia per quanto avvenuto in Argentina, anche perché questo comporterebbe per esempio una discussione sull’operato del cardinale Pio Laghi, all’epoca nunzio apostolico e sostenitore del regime ed in seguito pezzo molto grosso della scacchiera vaticana. Massimo Carlotto, intervistato da peacereporter, ipotizza che "da ora in poi, non verrà più fuori nulla. Von Wernich è stato preso e punito perché l’aveva combinata proprio grossa. E non potevano più coprirlo." Temo che abbia ragione. Di certo, qualcuno sta pregando che ce l’abbia.

P.S.: Se le vecchie storie di dittatura militare vi annoiano, faccio presente che non è affatto finita la repressione in Myanmar. Ricordate? Monaci buddisti, tonache rosse, giunta militare, cadaveri, molta pioggia...? Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha espresso con fermezza l’opinione che non sono belle cose.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.