12/7
2006

Panem et circenses

Alla fine, dopo una settimana di estenuanti trattative e discussioni interiori, aveva vinto Protone. Elettrone se ne stava lì seduto in disparte con un muso lungo così e continuava a ribadire che guardare la partita sarebbe stato un atto d’infamia, come minimo, e ad argomentare con valide e nobili ragioni etiche la propria tesi, ma Protone rispondeva, sbuffando, che - qualunque fosse il motivo per cui gli altri cinquanta milione di tagliani si apprestavano a porsi di fronte al televisore, lui era mosso solo dalla curiosità di assistere ad un evento storico e che comunque il calcio è un gioco, qualsiasi significato ulteriore tu gli possa dare. Che la passione popolare per il calcio era arrivata prima del giro di miliardi. Che da millenni gli esseri umani perdevano la testa per gli eventi sportivi. Che per le olimpiadi venivano persino interrotte le guerre. Che nel calcio non si potevano scoprire solo gli elementi più beceri della cultura italiana. Elettrone, sfinito, fino a domenica aveva perso la voce a forza di contestare con vigore questi ragionamenti.

Tutto questo naturalmente nella mia testa, in quei dieci secondi al giorno che ho riservato all’affaire mondiali, che non mi si accusi di non avere un cazzo da fare.

Tuttavia.

Alle otto di domenica sera, mentre tutta italia in religioso silenzio si accalcava di fronte allo schermo, mentre Elettrone se ne stava in disparte a mettere in versi le recriminazioni del giorno dopo, mentre Protone spazzava via fischiettando gli ultimi calcinacci etici, mentre mi allacciavo le scarpe pronto a raggiungere PornoRambo, PornoRamba, Fu ed il resto del Triste Borgo Natio, improvvisamente mi sono reso conto di un dettaglio:

a me della finale della coppa del mondo di calcio non importava nulla.

Non avevo guardato nessuna partita. Conoscevo a malapena i nomi dei calciatori. Avevo altro da fare. Ero stanco e accaldato. Non provo nessun senso di appartenenza alla nazione, almeno dal 13 Giugno 2005. Non amo esultare e festeggiare a comando.
Certo, se avessi guardato la partita probabilmente mi sarei emozionato anch’io, non dico di no, ma insomma... Sentirmi obbligato a guardare la partita, pur senza particolare interesse, solo perché la guardavano tutti, sai che palle, e quindi non l’ho guardata e ho fatto altro.

A sentire i casini fatti nel corso della notte (le campane che suonano a festa, è mai possibile?), le dichiarazioni del giorno dopo sull’unità d’italia e l’economia che si impenna, le interviste alla nonna del lattaio del giocatore ed a persone in altre occasioni maggiormente degne di rispetto, a vedere le foto della folla accalcata al circo massimo e delle svastiche al ghetto, di prodino che ne fa uno spot ("Italiani! Faccio cortesemente notare che con berlusconi non si è mai vinta una coppa del mondo!") e l’altro imbecille che rosica, trenta pagine di speciale su Repubblica, gli striscioni ed i titoli di vago sapore fascista, insomma, dai, mi viene da pensare che forse aveva ragione Elettrone, c’erano motivi etici e politici più che sufficienti per non guardare questa partita. Il motto panem et circenses l’avete sentito tutti, quindi non starò a farla più lunga di così. Mi viene solo un dubbio: ma tutti quelli che durante il resto dell’anno schifano il calcio, gli intellettuali e i savonarola, i profeti del rugby e del curling, cos’hanno fatto domenica sera?
Non è che intendo distinguere il mondo tra buoni e cattivi sulla base di una partita di calcio, questo lo lascio semmai ai tifosi. Non è che mi ritengo migliore di chi ha guardato la partita, a scanso di equivoci, in fondo mi sono astenuto per disinteresse. Mi pare però vagamente inquietante (a parte la faccenda delle campane) non aver trovato ancora nessuno che non abbia partecipato al grande rito collettivo, che abbia resistito anche alla suspence dei rigori. Mi pare vagamente inquietante anche aver trovato solo una persona, tra quanti hanno visto la partita, che l’ha trovata piuttosto noiosa e giocata male (cosa che non posso sapere se sia vero, e magari non lo è, ma è la prima partita di calcio della storia italiana a non avere subìto critiche). Non è che sono schifato nei confronti dei miei concittadini, almeno non più di quanto lo ero la settimana scorsa, ma un po’ inquietato sì. Orwellianamente inquietato, direi.

E prima che le vostre orwelliane pernacchie mi sommergano, torniamo a parlare di cose serie, per favore.

(Per esempio, secondo me Materazzi stava spiegando a Zidane come su un piano poetico ed espressivo Godard sia sempre stato un passo avanti rispetto a Truffaut. Che poi la pronuncia di Materazzi non sia perfetta ed in francese "novelle vague" suoni così simile a "tua sorella mi ha fatto un’offerta che quelli di mediaworld se la sognano", sono quelle piccole coincidenze che rendono il mondo un posto curioso.)

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.