15/9
2005

Una questione di sentimento

[Prologo: dal diario giovanile del Prof. J.S. Maloroso, n.e.]
Entrando nella stanza, vengo subito colpito dal pungente odore di fichi d’india e crinolina. Zia Katrina è seduta sul bordo del letto, accarezzando distrattamente la gatta che le sta acciambellata in grembo. Mi avvicino con cautela, timoroso dei suoi improvvisi scoppi d’ira, fermandomi proprio di fronte a lei.
"Parlami dei sentimenti." ordina zia Katrina.
Tiro un sospiro di sollievo, sono preparatissimo sull’argomento.
"Dunque, i sentimenti sono:" esordisco "Superbia, Accidia, Lussuria, Gola..."
SCIAF!

"Ahia!"
"Quelli sono i peccati capitali, imbecille!" mi redarguisce la zia. "I sentimenti! I sentimenti, per dio!"
Deglutisco.
"Scusa, mi confondo sempre..."
Ci penso su cinque minuti, tentenno, provo a difendermi:
"Ma zia... lo sai che parlare di sentimenti mi fa venire l’orticaria."
"Me ne fotto della tua orticaria! Scrivici un post."
Cerco di rilassarmi. Sta senz’altro scherzando, avevo giusto in mente un post molto interessante sulla nuova generazione di rasoi da barba con motore euro4 che riducono l’emissione di polveri sottili nell’atmosfera del bagno.
"Dai, zia... lo sai che non scrivo mica su commissione..."
SCIAF!

"Sei un razionale di merda! Tu ed il tuo blog di intellettuali segaioli! Scrivi un post sui sentimenti, ti ho detto!"
Esito, cerco con lo sguardo una via di fuga. Non ne trovo, la gatta è scivolata alle mie spalle e mi sbarra l’accesso alle scale. Sono in trappola.
"Ma zia, io non posso scrivere di sentimenti!" tento di protestare "Ho assunto il ruolo del cinico uomo-macchina postmoderno, dell’impiegato/terminale postfordista, mi giocherei la faccia..."
SCIAF!

"Vedrai che fine farà la tua faccia, se non mi ascolti. Vuoi o no che ti restituisca gli appunti segreti dell’esperimento? Allora fa’ come ti dico. SEN-TI-MEN-TI. E non farmelo ripetere più."
Mi arrendo, accarezzandomi la guancia dolorante. Chino la testa limitandomi a borbottare:
"Va bene, zia. Solo un’ultima cosa..."
Il suo sguardo mi trafigge.
"Dimmi."
"Cos’è questo odore di crinolina? E soprattutto, che cazzo è la crinolina?"
[Fine Prologo]



Data la difficoltà dell’argomento, cerco aiuto e conforto nel dizionario. "Sen|ti|mén|to: 1 stato emotivo relativamente stabile derivato da un moto interiore di marca positiva o negativa, che si può o meno manifestare esteriormente: suscitare, ispirare un s. paterno, materno, essere spinti da un s. di pietà, provare un s. di gioia, nutrire sentimenti di odio, i miei sentimenti verso di lei non cambieranno mai | sensazione intermedia tra lo psichico e il fisico nata in seguito a un stimolo sensoriale o a un’elaborazione mentale: provo un s. di nausea per il degrado di questa città, provo un s. di disgusto per la sporcizia di questo quartiere"

Stato emotivo relativamente stabile derivato da... [ZZZ... ma chi l’ha scritta ’sta definizione, Nello?]
Che poi non è mica vero, i miei sentimenti non sono quasi mai stabili. Perché - ebbene sì - anch’io provo dei sentimenti, e pure spesso. Per la prima e possibilmente ultima volta vi parlerò dei sentimenti che provo. La felicità, per esempio. So di essere tremendamente demodé, ma qualche volta mi capita di essere felice anche senza nessun motivo al mondo, di sentirmi improvvisamente leggero e pieno di gioia e voler bene al mondo, di provare una sorta di connessione emotiva con tutti gli esseri viventi, con l’ossigeno che mi entra nei polmoni e pure con i sassi, l’acqua... tutto tranne calderoli e il papa, per essere sinceri. Poi mi passa, tranquilli, però mi capita e sono i momenti migliori, magari capitassero più spesso, magari durassero più a lungo.
Poi c’è l’odio, e quasi sempre il s. di nausea per il degrado di questa città e poco meno per il resto del paese. Non si tratta di nausea intellettuale o razionale: è una sensazione di raccapriccio che mi s’impianta nello stomaco e non se ne vuole più andare, come il contatto con un corpo in decomposizione. Ci sono tristezza e malinconia che vengono anche troppo frequentemente a farmi soffrire per un migliaio di motivi diversi, una donna che non mi ama, la giovinezza che si consuma, le ferie che finiscono, l’inter. Ovviamente alcune cose mi fanno soffrire di più, altre meno. Per una donna che non mi ama posso smettere di mangiare, dormire, parlare, torcermi sul divano per notti intere, sentirmi come se mi avessero strappato di dosso una libbra di carne viva e desiderare di morire. Per l’inter, posso al massimo tirar giù una bestemmia in croato.
Poi c’è la fiducia, che quasi sempre non ha molto di razionale e quindi io metterei tra i sentimenti. Perché quando mi trovo di fronte una persona capisco quasi subito al volo, d’istinto, se mi posso fidare o non fidare di lei; qualche volta si indovina e qualche volta no, bisogna scegliere se correre il rischio. Io sono uno che non si fida quasi mai e quasi di nessuno, ad esempio: posso accordare con spensieratezza amicizia a chiunque, ma prima di lasciarmi andare ed af/fidarmi, con/fidarmi devo essere sicuro che quel qualcuno non mi spezzerà la colonna vertebrale mentre sono distratto.
Emotivamente sicuro, mica razionalmente. Mica ragionevolmente.
Già, perché il mondo è pieno di gente che spezza le colonne vertebrali altrui. Non per cattiveria - non credo che la maggior parte delle persone sia malvagia - ma per distrazione, egoismo, mancanza di sensibilità, coglioneria. Diciamo che mi tengo a distanza di braccio, senza esagerare. Poi se me la sento abbraccio, e qualche volta mi capita persino di prendere in braccio. Per dire.
Poi c’è la gelosia, che è un altro sentimento sgradevole. Alcuni pensano che abbia a che fare con la fiducia ma io, che come i miei intimi sanno ho vinto il premio Millennium Jealousy indetto dal comune di Palermo, mi permetto di dissentire. La gelosia è un sentimento che viene a romperti le palle anche quando ti fidi ciecamente di una persona; ti salta addosso alle spalle proprio mentre sei lì tranquillo che pensi
"Massiii, figurati se mi dà dei problemi sapere che lei è andata a prendersi un gelato con il suo ex! Ahahah, ma se non fa altro che ripetermi quanto lui sia un cretino, e poi se avesse qualcosa da nascondere mica mi avrebbe detto che ci usciva, e poi non mi farebbe mai una cosa del genere, no? Figurati! Sono tran-quil-lis-si-mo."
Ed un attimo dopo stai sudando come un’aragosta in pentola. E l’auto di propria spontanea volontà ti porta a passare davanti alla gelateria. E scoppia un casino che non finisce più.
E tutto questo mentre la tua fiducia non è mai venuta meno neppure per un secondo, però...
Bella vaccata la gelosia. Dev’essere così difficile da gestire perché ha pesantemente a che fare con l’amore, che è un’altro sentimento bomba. Quando mi accorgo di non essere più innamorato mi viene da pensare "bwahahah com’è possibile che io abbia combinato un affare del genere?! E’ pazzesco. Davvero ho detto così? Cosa? Davvero ho fatto così? Da non credere. Proprio io? Behbehbeh, MAI PIU’ soffrirò a questo modo per una donna, mai più perderò il lume della ragione fino a questo punto. Questa volta ho imparato."
Fesso che sono. Come se l’amour avesse qualcosa a che fare con la ragione. Sissì, certo, si può magari evitare di andare ad infilarsi in qualche situazione potenzialmente a rischio di innamoramento, se ce se ne accorge in tempo. Io non me ne accorgo mai, e quando me ne accorgo scelgo sempre di provare. Sarò incosciente? Sarà che preferisco lo schianto all’atterraggio? Sarà che non ho ancora imparato?
Sarà che quando sono innamorato tutti gli altri sentimenti sono amplificati e mi pare di vivere mille volte di più, anche se questo comporta inevitabilmente soffrire mille volte di più. Per l’amore di una donna posso smettere di mangiare, dormire, parlare, torcermi sul divano per notti intere, sentirmi come se mi avessero strappato di dosso una libbra di carne viva e desiderare di morire. Effettivamente, mi stupisce che non sia vietato per legge. Ma la prossima volta senz’altro imparerò!

Poi di sentimenti ce ne sono moltissimi altri, a descriverli tutti qui non si finisce più e già mi pare di aver sforato parecchio. Ma come trattenersi dal parlare di paura, passione, abbandono, invidia, accidia, avarizia, gola...
SCIAF!

(Scusate, si stava appoggiando una zanza)

OK, fermiamoci qui, almeno per oggi. Passiamo alle domande.
A cosa servono tutti questi sentimenti?
Che cazzo ne so io. A farci incazzare, a farci muovere verso qualcosa, a farci sopravvivere, a farci venir voglia di alzarsi dal letto la mattina. Che ne so. A farci male, a far sì che ne valga la pena.
E perché se provo tutti questi sentimenti ed altri ancora faccio sempre il cinico bastardo che evita di parlarne, ed anche a scriverne trasudo ironia ed imbarazzo? Per due motivi, curiosi lettori. Il primo è che sono timido. Il secondo è che, come sosteneva quel bravo nonnino dell’imperatore Palpatine, viviamo in una galassia di merda.

"Perché il freddo, quello vero, sa essere qui, in fondo al mio cuore di sbarbo."


[Sia chiaro che questo post non abilita nessuno a farsi i cazzi miei, giusto per intenderci]


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[AGGIORNAMENTO DEL GIORNO DOPO: Apparentemente con questo post ho sollevato perplessità in alcuni dei miei 4 gatti alla lettura, anche se quasi nessuno ha osato interpellarmi direttamente. Sciolgo i vostri dubbi collettivi: non sto morendo, non sono impazzito, non sono in depressione, mi è solo venuto il ghiribizzo di scrivere un post diverso dal solito in una forma un po’ diversa dal solito. Vi preoccupate per così poco? Come siete pallosi, figliuoli. ;-) E valà che "non abilita nessuno a farsi i cazzi miei" va inteso in senso molto specifico, mica "Dovete far finta che questo post non sia mai stato scritto" né tantomeno "Vietato Commentare". Son mica così orso, io. Detto questo, anzi, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate del tema proposto.]

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[Epilogo]
Mi avvicino al letto con cautela. Zia Katrina segue con lo sguardo il mio avvicinarmi, sorridendo maliziosamente.
"Zia... ho fatto come mi hai chiesto..." sussurro.
"Ho visto." mi risponde "Risultato scadente come sempre. Non sei capace di scrivere di queste cose senza infilarci troppe cazzate? Evidentemente no."
"Ma zia, mi sono sforzato tanto. Temo che i miei amichetti si burlino di me."
Lei distoglie lo sguardo, disgustata. Il silenzio si fa sempre più gelido, fino a quando oso chiedere:
"Zia Katrina... e gli appunti dell’esperimento?"
Il suo dolcissimo sorriso si allarga.
"Li ho messi sotto la sabbietta della gatta. Li troverai ancora là, forse."
I miei occhi si riempiono di lacrime.
"Ma zia, sei crudele!"
"Sei un incapace, J.S., mi vergogno di avere un nipote così. Vattene dal mio cospetto."
[Fine Epilogo]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.