24/9
2007

Kosovo Round-Up

Venerdì inizieranno, presso l’Assemblea Generale dell’ONU, le negoziazioni dirette tra le autorità serbe e quelle kosovare per decidere il futuro della provincia serba. Sono colloqui importanti, in una sede importante, e si spera che verranno prese decisioni sensate. Da una parte, ci saranno il presidente serbo Tadić, il primo ministro Koštunica* ed un paio di ministri, dall’altra le autorità kosovare e tutti i paesi occidentali della democrazia all’uranio impoverito. I primi propongono per il Kosovo un’autonomia sostanziale all’interno della nazione serba; per i secondi, com’è noto, l’unico modo per porre fine alle violenze ed alla tensione che da anni caratterizzano il Kosovo è dichiarare l’indipendenza della regione. Non è chiaro come questo migliorerebbe la situazione, visto che a subire la tensione e le violenze è soprattutto la minoranza serba, ma evidentemente tutti danno per scontato che i serbi se la darebbero tutti a gambe per paura di essere uccisi. Mi sembra, devo ammettere, un’ipotesi ragionevole: già molti serbi hanno preferito abbandonare le loro case nella provincia serba del Kosovo, per esempio a causa delle fiamme che invadevano il soggiorno o dei proiettili che disturbavano la ricezione dei telefonini. Da una parte, quindi, abbiamo i malvagi serbi, autori di ogni malefatta dalla caduta del Muro in poi, che chiedono la pacifica ed autonoma convivenza di serbi ed albanesi entro i confini esistenti e sostengono la linea della diplomazia ad oltranza, dall’altra i poveri ed indifesi albanesi del Kosovo che preferirebbero una nazione autonoma ed etnicamente pura. A bordo campo, a rendere più speziata la vicenda, si contorcono l’Unione Europea ("E’ rischioso sia mantenere la precaria situazione attuale, sia intraprendere un’eventuale azione. Quindi? Boh, un protettorato? Una quattro stagioni senza funghi?"), la NATO ("Qui tutti aspettano l’indipendenza, potrebbero esserci violenze, come potrebbero non essercene, noi comunque siamo pronti, anche se non sappiamo a cosa."), gli Stati Uniti ("Indipendenza, indipendenza!"), la Russia ("Nessuno decida niente senza averci consultato") e persino il fino a ieri sconosciuto ai suoi stessi cari Milorad Dodik, primo ministro della graziosa Repubblica Srpska, il quale ha sottolineato che se i kosovari ottengono l’indipendenza allora la vuole anche lui. Come se l’ONU sapesse che esiste la Repubblica Srpska, che ingenuo.
I kosovari, Allah li abbia in gloria, hanno già detto che sono stufi di chiacchierare e porteranno pazienza al massimo fino al 10 Dicembre, dopo di che non aspetteranno a lungo prima di dichiarare unilaterlamente l’indipendenza (o almeno così sostiene il primo ministro del Kosovo Ceku, e trattandosi di un ex comandante dell’UCK sarei portato a dargli retta).

Nel frattempo, Venerdì cominciano i negoziati all’ONU, da oggi Tadić è a New York a cercare di spiegare la posizione serba a più primi ministri possibili e questa notte a Priština** un’esplosione sul Bill Clinton Boulevard ha ucciso due persone e ne ha ferito altre undici. Se solo avessimo pensato di mettere sotto copyright la Strategia della Tensione, questo sarebbe il momento di farci dei bei soldi. Naturalmente, di quanto ho scritto finora in questo post, quella dell’esplosione e dei relativi morti é l’unica informazione che ho sentito dai notiziari italiani. Sui negoziati, sulle proposte, sulla diplomazia si è mantenuto il silenzio, della bomba (pochi) ne parlano. Di quelle che scoppieranno questa settimana, forse ne parleranno un po’ di più perché ad ogni bomba il tasso di "notiziosità" sale in modo esponenziale. Il messaggio che viene lanciato e ribadito, neanche troppo velatamente, è sempre quello: "Non c’è nessuna possibilità di convivenza pacifica". Il Kosovo indipendente e democratico, secondo alcuni.


UPDATE: Sembra possibile, anzi probabile, che l’esplosione abbia più a che fare con la florida criminalità locale che con gli scontri politici ed etnici che peraltro (anche) questa settimana si sono verificati nella regione. Chi vivrà, vedrà. Gli altri, come al solito, no.


* No, non quello che ha fatto quei film spassosi. Non è lui e non si chiama neanche così.
** Che è la capitale del Kosovo, giovane smemorato.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.