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2006

La cena Balcanolandica dell’amico Antòn

Succede che un mio amico, sulla cui identità desidero tenervi all’oscuro per motivi di privacy e che di seguito chiamerò con un nome fittizio tipo, chessò, Antòn, tra qualche mese partirà per un paese estero che per motivi di privacy di seguito chiamerò Balcanolandia di Sotto. Antòn è da qualche mese membro di un’associazione di volontariato che opera soprattutto nell’import-export di rakija. O qualcosa del genere. Questi tizi si sono stufati di averlo tra i piedi ed hanno deciso di mandarlo in Balcanolandia di Sotto in avanscoperta, dicono, per la missione che intendono compiere da quelle parti attorno il 2014. Una lunga avanscoperta, dicono. Ed Antòn ci va, comprensibilmente fiero del proprio ruolo nella società. Non è ben chiaro cosa dovrà fare una volta giunto in Balcanolandia di Sotto, a parte tenere gli occhi aperti ed organizzare il locale festival di Sanremo ("SvetiRemo Turbo-Folk Fest"); gli organizzatori del viaggio gli hanno detto solo "Tieni gli occhi aperti. E già che ci sei, vedi di organizzare un festival musicale".

Per contribuire a finanziare questo festival verrà organizzata, sabato sera, una grossa cena. Il menu sarà naturalmente a tema Balcanolandiano, ve lo riporterei se solo non si fosse perso tra le decine di mail che i Costruttori di Pacemaker mi spediscono ogni giorno; comunque sono previsti burek, cevapi ed una cosa misteriosa chiamata Musaka.

Il misterioso amico AntònA me il cibo balcanolandese piace, cenare in compagnia piace, ubriacarmi come un rametto di rosmarino in una bottiglia di grappa piace, andare ad una cena di cinquanta persone in cui l’unica persona che conosco è una specie di mujaheddin beneventano che fuma come un turco e beve come un veneto mi alletta inverosimilmente. Unico motivo di dubbio il fatto che il destino stia cercando in tutti i modi di comunicarmi che non devo presenziare a questa cena. E’ da una settimana che cerco di incontrarmi con Nello per portargli la mia quota ed ogni volta succede qualche piccolo intoppo che me lo impedisce. Per esempio, la macchina con la quale mi sto recando all’appuntamento inizia a borbottare, rallenta, smette improvvisamente di funzionare e si ferma in mezzo alla strada senza alcuna ragione apparente (a parte il fatto che era finita la benzina, ma nessuno crede realmente che possa finire la benzina). Oppure mi viene una voglia improvvisa di crocchette di farro alle verdure e passo l’intera serata davanti ai fornelli. E mille e mille altri fatti bizzarri.

Perché il fato si incaponisce tanto testardamente contro la cena balcanolandica? Forse la risposta risiede, ancora una volta, in quel voluminoso pacco di mail che ogni giorno intasa la mia casella di posta elettronica. C’è infatti un dettaglio che mi insospettisce: gli invitati sono oltre cinquanta e la lista della spesa l’ha fatta il mio amico Antòn. Il mio amico Antòn non sa cucinare, non ha nessun senso pratico e sa contare solo fino a venti (inoltre, tutti i soldi raccolti per la cena, meno le spese, serviranno probabilmente a pagargli baby-prostitute e narcotici in quel di Banja Luka). Non sembra quindi azzardato prevedere che ciascun invitato si troverà sul piatto un cevapo e mezzo grissino tocciato nella Musaka, ammesso che la Musaka sia qualcosa in cui si possa tocciare un grissino, anche perché la logica è che comunque la gente va a queste cene per contribuire alla causa e non per mangiare; logica in linea di principio più o meno condivisibile, ma temo che il mio cervello e soprattutto il mio stomaco non ragionino in questo modo, per cui forse il messaggio che il destino vuole mandarmi è che la serata di sabato potrebbe concludersi in tragedia se nella cena non sarà incluso il cenare, dove per "cenare" intendo ovviamente "ingozzarmi come un maiale alla sagra della ghianda".

E questo messaggio forse il destino non vuole mandarlo a me.

Forse vuole mandarlo ad Antòn.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.