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16/6
2005

Voglia di sicurezza

Sicurezza, si sente un gran bisogno di sicurezza in giro. "Sicurezza" è una delle parole d’ordine più à la page del momento, assieme a "casa nostra", "recessione" e "fecondazione". Non potendo rimanere sorda ai gorgoglii intestinali dei cittadini, l’autorità appronta lestamente una risposta a questo bisogno di sicurezza, come una mamma che infila una felpa al pargoletto quando uno dei due ha freddo. Ecco dunque schierato per la nostra sicurezza un esercito di vigilantes, poliziotti di quartiere, micropoliziotti, informatori, carabinieri in borghese, nonni-vigile, cognati-finanzieri, parroci-digos. Armati, per la nostra sicurezza, di telecamere. Microfoni da intercettazione. Autovelox. Gilet catarifrangenti. Pistole ad acqua spegni-sigarette. Manganelli per i più riottosi.
Dovremmo quindi sentirci sufficientemente sicuri, grazie a tutta questa gente. Dovremmo. Ma.
Quando sbircio il mio boccheggiante conto in banca alla fine del mese, quando sento parlare ruini alla radio, quando leggo gli articoli della fallaci, quando parlo con molta gente che mi gironzola attorno, non è dei rom, degli albanesi, dei pedofili, degli omosessuali, dei terroristi arabi o delle mamme assassine che ho paura.
Datemi la sicurezza, ma quella che voglio io. Datemi la sicurezza che se tra un anno o dieci deciderò malauguratamente di metter su famiglia avrò una ragionevole possibilità di farlo. Datemi la sicurezza che per i miei eventuali figli votare avrà ancora un senso. Datemi la sicurezza che nessuno dei miei amici verrà mai mandato in qualche parte del mondo a farsi sparare perché l’Eni possa aprire una nuova filiale. Datemi la sicurezza di potermi dichiarare ateo senza subire rappresaglie. Datemi la sicurezza che io ed un milionario, un vescovo, un carabiniere, di fronte alla legge italiana siamo uguali. Datemi almeno la sicurezza che se mi verrà una carie (non dico un cancro, eh) potrò farmela curare senza dover chiedere soldi in prestito alla banca.
Non chiedo molto. In fondo queste sicurezze io una volta ce le avevo. Me le avete scippate. Ed in giro non c’è neanche un padre costituente di quartiere da poter chiamare.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.