9/1
2007

La ricetta ha una trama migliore

L’anno 2007 è cominciato con un tale affollamento di cose e pensieri che, in effetti, a malapena si capisce che è finito il 2006; essendo stato quest’ultimo, però, un anno difficilotto un po’ per tutti, c’è da augurarsi che l’impressione sia fuggevole e subitaneamente sparisca.
Come in tutti i simbolici momenti di svolta della vita umana (cfr. compleanno, matrimonio, colossale sbronza), l’inizio dell’anno è il periodo buono per guardarsi allo specchio e avere buoni propositi. Io, tra le molte cose, vorrei per esempio riuscire a non usare più l’aggettivo "subitaneamente", per quanto sia eufonico. A parte questo, ritornare al bunker dopo due settimane di libertà mi fa provare odio per la razza umana e per tutte quelle animali/vegetali ed un po’ di rancore anche nei confronti dei minerali, perciò invece di raccontarvi le mie più recenti mirabolanti avventure mi limiterò a riassumere la trama di un brutto film e a riportare una ricetta esclusiva recentemente scoperta (ma non da me).

Trama di film:

Via dall’incubo
(titolo originale: ’naf)

J.Lo fa la cameriera, si sposa con un bastardo pieno di soldi, fa una figlia tutta pucci-pucci e stronzatine, vive felice la sua vitarella scavolini, va in ferie a Jesolo. Scopre che il marito la tradisce con una francese che si chiama Darscella, lei se la prende, lui dice che tanto ha abbastanza forza virile per soddisfare l’intera città, lei si offende, lui la mena, lei ci pensa un po’ su, lui la rimena, lei continua a pensarci su, lui la mena ancora, lei scappa.
Lui la cerca, lei scappa, lui la trova, lui la mena.
Lei cerca il suo vero padre.
Lui minaccia di menarla.
Dopo centoventi minuti di film, lei va per la prima volta da un avvocato. Lui la deride.
Lei si allena, torna a casa del marito, lo ammazza di botte.

Sipario.

Una donna normale l’avrebbe castrato alla parola Darscella.


Ricetta:

Palle di pesce al forno

DISCLAIMER: la seguente ricetta contiene la rappresentazione di atti violenti volti all’ingestione di animali morti. Il fatto che il risultato sia delizioso potrebbe essere giudicato non sufficiente a giustificare tanta barbarie, oltre ad essere testimonianza che il mio vegetarianesimo è attualmente tra parentesi.

Ingredienti per 1 persona:

1 Branzo o spigola che dir si voglia;
1 uovo;
1 po’ di pangrattato;
sale;
spezie e minchiatine varie ad libidum.

Lavate il branzo, tranciatelo a metà in senso orizzontale*, mettetelo a cuocere in una pentola a pressione con un dito d’acqua su quel coso a spirale con i buchi. Aspettate una cinquina di minuti e tirate fuori il pesce**, che a questo punto dovrebbe essere abbastanza facile da spellare, decapitare, despinare e tutto quel genere di cose crudeli che si fanno ai pesci morti. Insomma, fategli del male fino a quando non sarà rimasta solo la polpa bianca. Se la polpa bianca è ancora dura e non riusciste a compiere le operazioni fin qui descritte, siete degli inetti e dovrete rimettere il pesce in pentola a pressione.
Separate il bianco dell’uovo dal tuorlo, montate l’albume, mescolate il tuorlo con il pangrattato e la polpa di pesce, poi delicatamente con l’albume montato, se l’impasto non è abbastanza solido aggiungete farina. Questo è il momento di aggiungere il sale (poco, che il branzino è traditore di natura) e magari un pizzico di maggiorana, o pepe, o mica posso dirvi tutto io, fate qualcosa anche voi.
Da questo impasto ricavate delle palline grandi circa come quelle di un gatto delle piccole noci, ne dovrebbero uscire circa una ventina (e chennesò, io le ho mangiate mica sono stato lì a contarle). Disponetele in una teglia con il fondo leggermente unto e mettete il tutto in un forno caldo per una ventina di minuti, anche gagliarda. Ogni tanto giratele.

Attenti a mangiarle perché fuori sono belle croccanti, ma dentro bruciano come l’inferno.

* Metà con la testa, metà con la coda. E più chiaro di così non saprei come spiegarlo.
** Quello che avevate messo in pentola, ovviamente.


E con questo spero sia chiaro che anche il 2007 non sarà un anno dei più semplici, ma cercheremo di sostenerci a vicenda.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.