20/6
2007

Intercettate le mie chiamate al 187, bastardi

C’è un corto circuito. (Mastella)
Rischiano di alimentare un clima di scontro e di disagio verso le istituzioni e la politica che é inopportuno e pericoloso. (Prodo)
L’uso delle intercettazioni è una follia tutta italiana. (Giuliano Amato )
A Massimo D’Alema faccio tanti auguri che questa cosa possa finire come immagino debba finire: nel nulla. Io ho una certa esperienza in questo genere di veleni. (Silvio Berlu)
E’ una indecenza. (D’Alè)

Tutti d’accordo, quindi. Le intercettazioni sono uno strumento pericoloso in un Paese democraticheggiante come il nostro, rappresentano una violazione della privacy, una limitazione della libertà individuale ed una grave causa di stress, e dio solo sa, pur non esistendo, quante gravi cause di stress già ci siano in circolazione. La loro pubblicazione sui giornali, poi, è un espediente vile e populista per attirare la curiosità più morbosa spacciando il gossip per inchiesta, robaccia alla Feltri. Le telefonate dei dirigenti DS hanno davvero rilevanza per le indagini? Se sì, è comunque materiale che dev’essere vagliato dalla magistratura, mica da chiunque abbia un euro e l’intelligenza necessaria per raggiungere l’edicola. Se no, chi se ne frega delle telefonate di Fassino e Minimo D’Alema? Se devo leggere la trascrizione di telefonate per il puro gusto di farlo, allora che siano almeno di persone interessanti; pur sforzandomi, tuttavia, non mi vengono in mente persone abbastanza interessanti da farmi desiderare di origliare le loro telefonate. Tutte le persone davvero interessanti non hanno il telefono, o sono morte, o parlano lingue che non conosco, come l’attuale Dalai Lama. O come il Dalai Lama precedente, se è per questo.
Tuttavia, potrebbe obbiettare qualcuno, ci sono casi in cui le intercettazioni sono davvero uno strumento utile alla magistratura, possono costituire la prova di un crimine, fornire indizi per un’indagine, svelare dov’è stata nascosta la refurtiva, dov’è rinchiuso un prigioniero, dov’è stata piazzata le bomba, salvare delle vite umane, ed altre stupidaggini del genere. Come regolarsi, allora?
Quella sostenuta dalla maggior parte dei politici di entrambi gli schieramenti è una proposta di buon senso: vengano usate le intercettazioni solo quando il magistrato lo ritiene veramente indispensabile, e non ne vengano comunque mai pubblicati i risultati, pena gravi sanzioni per i giornalisti e gli altri responsabili.
Mi sembra ragionevole, ma avanzo una controproposta: e se invece quei birichini dei nostri politici evitassero di buttarsi su ogni affare losco a portata di mano come vescovi su un chierichetto in bikini? Voglio dire, non per farne una questione morale, ma l’unico reato che nessuno membro del parlamento ha ancora commesso è il regicidio, e probabilmente solo per mancanza di materia prima. Non che io mi aspetti che la smettano di rubare, anzi, ne sarei deluso, ma almeno che la smettano di fare gli angioletti spalleggiandosi a vicenda. Perché le uniche cose sicure di tutta questa storia è che se D’Alema è sospettato di qualcosa, probabilmente ha fatto molto di peggio e che se Berlusconi difende D’Alema, come minimo quel qualcosa deve avere a che fare con il traffico d’armi, lo scambio di cervelli tra uomo e scimmia, una società segreta di massoni adoratori di divinità egizie e la vendita scontata di anime a Satana.

UPDATE:
Ha ancora il contratto in mano!
Voglio dire, non vi sembra un uomo che ha appena stretto un patto con Belzebù?
E quando dico Belzebù, ovviamente, non posso che riferirmi a lui:
Silvio Berlusconi in uno dei rari momenti di pace domestica

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.