4/12
2006

Lunga vita al generale

So che molti, in Cile e fuori, aspettano il momento della morte di Pinochet per brindare, per festeggiare la scomparsa di quel criminale che ha segnato indelebilmente la storia di quel paese e del suo popolo.

Io spero invece che lo salvino, spero che se la cavi e viva ancora qualche anno, soffrendo moltissimo, che venga finalmente processato e giudicato colpevole e che venga gettato il pubblico disprezzo su di lui e sui crimini che ha commesso in vita, che i suoi parenti gli voltino le spalle, che i suoi amici lo tradiscano come lui ha tradito loro, che passi questi ultimi anni di vita senza onore e senza gloria, che finisca rantolando tra i propri escrementi, privato delle ricchezze che ha rubato al suo popolo, che possa morire di tremila morti orribili ed il suo nome essere maledetto da tutti.

Lo so che il rancore non paga, che niente restituirà quello che lui si è portato via, che bisogna superare il passato e guardare al futuro e già cominciano le contestualizzazione storiche, le attenuanti, la realpolitik revisionista internazionale. Ma che riesca a scapparsene con un comodo infarto in una clinica di lusso, che riceva pure i funerali di stato e che la sua memoria ne esca ripulita in nome del rispetto che si dovrebbe ai morti, che riesca insomma a sgusciar via come un ratto dall’infamia che gli spetta io non riesco a mandarlo giù, è una di quelle ingiustizie che mi si strozza furente in gola. Possa il generale vivere e soffrire ancora a lungo, prima che venga per noi il giorno di brindare.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.