15/12
2006

La verità vi renderà liberi

1983
Il bambino senza nome inizia la prima elementare, e contemporaneamente il catechismo, l’andare a casa di amici a fare compiti, il trovarsi nella piazza del paese a giocare all’A-Team, il bar. E’ il suo primo ingresso nel Piccolo Borgo Natio, e deve fare i conti con una realtà inaspettata: prima di lui c’era passato suo fratello. E suo fratello non era molto amato né rispettato dalla lobby bullistica del Piccolo Borgo. La lobby bullistica del piccolo borgo era molto potente e, sostanzialmente, detestava suo fratello e lo insultava coprendolo di soprannomi offensivi. Altra realtà inaspettata: in un Piccolo Borgo, i soprannomi offensivi si tramandano di fratello in fratello minore, ancora prima che uno abbia fatto qualsiasi cosa per meritarseli. Neanche la possibilità di essere insultato per i propri specifici difetti, al fratello minore; come i pantaloni, le magliette, le scarpe, i maglioni, gli tocca portare insulti di seconda mano. Il fatto è che anche i bulli che tormentavano suo fratello hanno dei fratelli minori, i quali diventano bulli a loro volta. Il bambino senza nome ma con molti soprannomi offensivi, nessuno dei quali attribuitogli per meriti personali, pensava: l’asilo, al confronto, era una cazzata.

1988
Il ragazzino senza nome inizia le scuole medie. Tutte le mattine prende l’autobus e lascia il Piccolo Borgo Natio per raggiungere il Triste Borgo Natio. Insieme a lui viaggiano molti altri compaesani, ed il ricordo dei soprannomi con cui lo hanno infastidito durante gli anni delle elementari non si perde. Bisognerebbe come minimo cambiare regione, o stato, per cambiare fratello, ormai è troppo tardi. Che tra l’altro il fratello è stato vittima pure lui, ma almeno non ha ereditato insulti usati. Alle medie, poi, i soprannomi si diffondono anche tra quelli che suo fratello non lo hanno mai conosciuto, perdendo qualsiasi riferimento, seppure fortemente simbolico, potessero prima avere con la realtà. Le botte, le minacce, le estorsioni, l’ordinario tran-tran della scuola media non lo scuotono più di tanto, ma cazzo vorrebbe almeno evitare di dover sempre portare il (sopran)nome di suo fratello. Vuole almeno essere insultato come entità autonoma.

1991
Il giovane in età puberale senza nome inizia le scuole superiori. Liceo classico, il che gli da qualche settimana di vantaggio perché i suoi coetanei del Piccolo Borgo hanno più o meno tutti preferito scegliere qualcosa di più prosaico e adatto al loro talento, tipo la "Scuola superiore di bullismo professionale". Ma prima o poi, i soliti insulti e soprannomi ormai lisi lo avrebbero raggiunto anche lì, in fondo era ormai evidente come il Triste Borgo Natio non fosse altro che una versione appena allargata del Piccolo Borgo Natio. Il giovane in età puberale senza nome si era fatto furbo, e decise di giocare d’anticipo. Si sedette diligentemente al suo banco e cercò un nome. Qualcosa con cui farsi chiamare in alternativa agli insulti, dato che comunque nessuno pareva intenzionato ad usare il nome con cui era stato registrato all’anagrafe. Qualcosa che fosse misteriosamente evocativo e vagamente minaccioso, tipo "Losco". Ma meno idiota.
Qualcosa che magari si richiamasse al suo titolo anagrafico, tipo "Lusco". Ma per l’amordiddio, meno ridicolo.
Qualcosa che
(la sera prima aveva letto "storia della Russia a fumetti", e quei tizi feroci e dignitosi avevano tutti nomi così assolutamente rispettabili)
fosse esotico, feroce, dignitoso ed assolutamente rispettabile, almeno secondo la prospettiva di un giovane in età puberale. Tipo, "Lusky".
Il giovane Lusky in età puberale mise in atto la più sensazionale campagna di viral marketing che il liceo del borgo avesse mai visto. Nuova scuola, nuovi compagni, terreno ideale per far crescere una nuova identità. Un nome inedito, che non aveva niente a che vedere con suo fratello o con chiunque altro o con qualsiasi parola intelligibile. Quando l’eco dei vecchi soprannomi giunse, il nuovo nome era ormai abbastanza cresciuto e liquidò quegli impostori con un’alzata di sopracciglia.

Ed ecco finalmente svelato il mistero, che come tutti i misteri era più affascinante quand’era velato, ma che cazzo, sono passati quindici anni e penso di avervi tenuti sulle spine abbastanza.

Tra l’altro, ora verrà da voi un haitiano grosso e calvo che vi cancellerà la memoria.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.