4/4
2006

Contorto conforto

C’è una crosta sottile dietro le vetrine illuminate del centro, le finestre di cristallo blindato delle banche, i capannoni prefabbricati in cemento armato, i bar alla moda dove gli spritz costano € 1,80, le signore dal culo basso alla guida di potenti SUV, gli intellettuali dall’aria moscia che si accalcano di fronte al Civico, le vecchiette in fila per la comunione con la bocca semiaperta, le birrerie con i tavoli di legno impiallicciato, i concerti al C.S.C., i banchetti di alternativalsociale in piazza del duomo, l’odore di fogna dell’inceneritore, i matrimoni da ventimila euro, le gite in montagna ed i negozi di articoli sportivi.
Sotto questa crosta sottile sopravvivono badanti alle quali è morto il primo cliente, stranieri alla ricerca di un permesso di soggiorno, ex soldati traumatizzati che si travestono la sera andando a caccia di un sussidio, truffatori ed usurai, alcolizzati, ex tossici in via di redenzione, omosessuali in disarmo ed autoghettizzati, ospiti del dormitorio pubblico ad € 6,50 la notte, muratori ed operai arrivati dal sud vent’anni fa e che ancora non hanno fatto amicizia con nessuno, donne in fuga dal marito violento, gente che arranca da una vita sul gradino più basso e che non conosce più altro modo per rimanere a galla sulla merda che non sia cercare di arrampicarsi sulle spalle degli altri. Queste persone non si vedono da oltre il vetro appannato, rimangono fuori fuoco, sullo sfondo di questo paesotto industriale che si atteggia ancora come se non ci fosse nessuna crisi ed il problema più grave sia fissare una data per la sagra della sopressa. Non si può dire se il loro numero aumenti: non esistono, sono la cartina vuota del cioccolatino. Cent’anni fa avrebbero forse potuto o voluto aiutarsi tra loro, oggi sia sopra che sotto la crosta impera la logica del fallo agli altri prima che gli altri lo facciano a te ed in questo modo ci si assicura che chi boccheggia rimanga lì a sgozzarsi con i suoi simili senza disturbare chi nel frattempo è molto impegnato a bere un aperitivo e lamentarsi dei recenti abberranti furti di candelabri nella chiesa parrocchiale senza neppure prendere in considerazione la possibilità che sotto questa crosta sottile si agiti la nostra coscienza sporca, fatta di persone che non vogliamo conoscere, di facce alle quali non vogliamo dare un nome, di esperienze che non vogliamo condividere, di una disperazione che preferiamo interpretare come una minaccia perché una volta conosciute queste persone, dato un nome a quelle facce e condivise quelle esperienze l’ipotesi tremenda che si potrebbe fare strada è che la crosta sia così sottile da potersi aprire sotto i nostri piedi senza preavviso ed inghiottire noi ed i nostri spritz, fettina d’arancia e cubetti di ghiaccio compresi.

Tranquilizzatevi. Nonostante spiacevoli imprevisti, il diaframma che divide il porfido su cui ticchettate ciarlando nel vostro bluetooth dal pavimento del dormitorio pubblico è abbastanza solido ed impermeabile da impedire migrazioni tra le due parti, così come è stato progettato. E’ assai improbabile che vi capiti un giorno di perdere chiavi della Saab e carte di credito ed affondare nella feccia che ora fingete di non vedere. Di fatto, salvo rare e significative eccezioni, chi è nella feccia non ha mai avuto occasione di perdere le chiavi della Saab e le carte di credito.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.