24/11
2006

Cyberpunk, cyberalienazione e cybersticatz

The sky above the port was the color of television, tuned to a dead channel.
(W. Gibson, Neuromancer, 1984)

All’inizio degli anni ’80, nasceva questo sottogenere della fantascienza chiamato Cyberpunk, i cui principali esponenti in campo letterario sono stati William Gibson e Bruce Sterling. Poi sono arrivati gli altri, i Minority Report e i Matrix e soprattutto Ghost in the Shell e Serial Experiments Lain (oh, meraviglia), ma per comodità diciamo che tutto è partito all’inizio degli anni ’80, quando il signor Gibson, che non aveva mai toccato un computer in vita sua, si accorse che l’uomo e la tecnologia stavano collidendo, che il futuro sarebbe arrivato molto prima di quanto Asimov si sarebbe aspettato. Gibson ed esimi colleghi, ma per comodità diciamo Gibson perché è di gran lunga il migliore*.

Il cyberpunk lasciava da parte le tutine argentate e le città sulle nuvole e descriveva megalopoli degradate, innesti cibernetici per rinforzare il corpo e medicinali per migliorare i riflessi, droghe chimiche e Intelligenze Artificiali in crisi d’identità, mafiosi al soldo delle Multinazionali e una sterminata rete di computer connessi tra loro in cui ciascuno poteva apparire con un’immagine elettronica e comunicare con il resto del mondo, vendere beni e informazioni, spiare e creare mondi virtuali tridimensionali in cui vivere. Non più cavalieri jedi e piloti di astronavi e raccoglitori di spezie ma cyborg mercenari, tossici, hacker, hacker tossici e tossici hacker. E cyborg-hacker mercenari tossici, naturalmente, un sacco di quelli.

OK, le ricerche sull’Intelligenza Artificiale si sono un po’ arenate, da quando qualcuno ha chiesto a voce alta "Ehi, ma chi è che paga per ’sta roba?" e non si vedono ancora in giro braccia metalliche con i bicipiti a stantuffo idraulico. Insomma, nessuno yak pagato da una zaibatsu sfonderà la nostra porta a calci almeno per qualche altro anno, però...

Mmm...

Aspetta, forse qualche arto cibernetico in effetti c’è. Se vi chiedete perché il cyberpunk è morto come genere letterario, è perché è diventato il presente o, almeno, uno stile di vita nel presente. Gibson non poteva prevedere, per esempio, che un colosso dell’informatica avrebbe rallentato il progresso informatico con un monopolio software, che quattro beduini, un texano e un rottweiler avrebbero riportato di moda le Crociate o che, uhm, in India andasse di moda impostare versetti del corano come suonerie del cellulare contro il parere degli imam. E chi avrebbe potuto? Ma se ad ispirare Gibson trent’anni fa furono i ragazzini che ascoltavano il walkman, oggi molti di noi se ne vanno in giro con in tasca tecnologia che sarebbe stata considerata fantascientifica dieci anni fa: lettori mp3, navigatori satellitari, telefoni con macchina fotografica e telecamera incorporate. Lettori DVD portatili. Dischi da 200 GB grandi come un CD. L’amico PornoRambo sta ancora attendendo il microchip con tutte le nozioni di Procedura Penale da innestarsi direttamente nel cervello e per collegarsi ad Internet c’è ancora bisogno di uno schermo e di una tastiera, ma il browser riconosce i miei comandi vocali ed i movimenti della mia mano. Volete un mondo virtuale? Beh, probabilmente World of Warcraft è ancora solo un gioco, ma su Second Life si organizzano concerti, si guardano film, si compra e si vende. Ci hanno aperto uffici Amazon, Reuters e IBM. Ha una valuta con un tasso di cambio migliore di quella albanese, scommetto, e potrebbe diventare il famigerato web 3D di cui si parla da una vita.

Non dobbiamo fare niente di particolare per essere "fantascientifici", lo siamo già. Non è che siamo già in quel futuro lì, e non è che sarà esattamente così, ma ne approfitto per ricordarvi che del cyberpunk tutto si può dire tranne che fosse un genere allegro. Ricordate quel cyborg-hacker mercenario tossico? Ed i governi e le multinazionali che cercano di spiarti 24 ore al giorno, e non ti lasciano neanche più bere una birretta in pace? E i fottuti droni da combattimento, quelli che finivano sempre con l’impazzire e sparare ai propri compagni?

Non fraintendetemi, la tecnologia in sè non è né buona né cattiva e bla bla bla e tutti questi nuovi tecno-giocattolini mi fanno impazzire. Mi piace aspettare solo due giorni invece che due anni per guardare l’ultim puntata del mio telefilm preferito, ricevere in diretta notizie sui concerti del momento a Los Angeles e nel giro di poche ore scaricarmeli sul MuVo ed ascoltarmeli andando al bunker (OK, togliendo la parte sull’andare al bunker, naturalmente). Ma quel sottile brividino che provo ogni tanto di fronte alla velocità sconcertante con cui si riempie il mio disco fisso, non sarà cyberalienazione?

The future is here. It’s just not widely distributed yet.
(W. Gibson, 1999)




* Questo, IMHO. Siccome però siamo IMFW ("In My Fuckin’ Weblog"), la "H" sta per "Homniscient".

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.