3/11
2005

Le avventure del giovane guerriero Tai-C

Nonostante io ricopra ormai la veste di intellettuale di riferimento per ampie fasce della popolazione coprofila del triste borgo natio, durante l’estate appena trascorsa una serie di riflessioni e considerazioni personali mi hanno spinto alla conclusione che forse potrei anche riprendere in mano l’ipotesi di valutare la possibilità di un’eventuale ripresa di una qualche attività fisica.

Con estrema determinazione, come potrete notare.

Non che mi dia fastidio il fatto di sbuffare come un mantice a partire dal secondo scalino, il rumore di cerniera arrugginita proveniente dalle mie giunture mi sembra tutto sommato musicale e non mi causa particolare ansia il fatto di avere una pressione più alta di quella un dirigibile incendiato. Semplicemente voglio essere un guru completo sotto ogni profilo, diventare un riferimento morale per la plebe e soggiogare le masse con lo sguardo. Inoltre, l’ultima vecchietta che ho provato a scippare mi ha divelto la mandibola con una sberla.
(Certamente avrei potuto schivare la sberla grazie ai miei innati riflessi, ma quando mi è venuto in mente l’autobus era già al capolinea, la vecchietta era scesa tre fermate prima e soprattutto un infermiere del pronto soccorso si stava occupando di farmi riacquistare i sensi.)
Ho preso quindi in considerazione tutti gli sport del mondo per valutare quale fosse il più adatto a me. Alcuni li ho dovuti scartare per pregiudizi politici e culturali, come il calcio ed il lancio del tronco; altri per spirito di sopravvivenza, come il wrestling, il rugby, la roulette russa; altri ancora li ho eliminati dalle possibili scelte perché troppo lontani dal mio sentire spirituale, come la pallavolo, la corrida ed altre forme di lotta contro gli animali. Per farla breve, dopo mesi di profonda analisi introspettiva ho infine limitato le mie opzioni a tre: la pallacanestro, la briscola ed il Tai-C.
La pallacanestro l’ho scartata perché l’avevo già fatta alle medie e non arrivavo all’altezza del pallone.
Sulla briscola sono stato parecchio indeciso, sono sicuro che avrei delle buone carte per primeggiare.
Alla fine ho preferito provare il Tai-C perché così potrò imparare a fare le palle di fuoco e polverizzare i miei nemici in giro per la galassia.

Ed è così che ieri sera sono andato alla mia prima lezione di Tai-C. Il corso si tiene in una specie di scuola ninja segreta nascosta sopra un concessionario d’auto, nella quale in altri momenti insegnano anche meditazione, biodanza, volo astrale e lotta transenergetica contro lo stress da menopausa; forse è per questo che l’aria è pregna di incenso ed alle pareti sono appese le immagini delle divinità indiane più in voga (Ganesh e Manitù, direi, ammetto di non essere molto ferrato in materia), ma superato il primo impatto da "dovecazzosonocapitatosignoregisù" l’ambiente si rivela molto rilassante e raccolto. I miei colleghi spaziano dalla casalinga in disarmo alla studentessa depressa, dall’artista evanescente ed anche un po’ sulfureo alla vecchietta che vuole lottare contro il crimine al giovane lavoratore iperteso che vuole conquistare il mondo, (oh. questo sono io) il Maestro è il Maestro e su di lui non si discute perché a nessuno piace farsi sfondare il torace con uno sguardo laser, tanto meno a me. Pare che le palle di fuoco non siano nel programma principianti e non ho neanche visto le spade laser in azione, anche se l’atmosfera era nel complesso molto jedi. Non importa, la fretta è la via del Lato Oscuro ed io non ho intenzione di farmi sgamare. Ci siamo invece esercitati a lungo nel ruotare palle di energia, raccogliere mele e sollevare ciotole, nozioni che mi rendo conto potrebbero lasciare perplessi i più ma sono comunque molto più pratiche ed interessanti di quanto si possa imparare in cinque anni di sociologia*.



* Per quanto questa affermazione possa suscitare malumore nell’ambiente accademico, va riconosciuto come allo stato attuale del mercato del lavoro le mele tolgano la fame molto più efficacemente di qualsiasi teoria paretiana.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.