1/9
2006

Rosso come il sangue il pomodoro

L’estate non è ancora terminata, ed anche se pochi (immagino) sono ancora spaparanzati sotto l’ombrellone, mi permetto di consigliarvi in extremis una buona lettura estiva. Un raccontino dell’orrore, per esempio, che si sa che l’estate è meglio prenderla con disimpegno.

Et voilà:
Io schiavo in Puglia, di Fabrizio Gatti, già noto almeno per quell’altra storia avvincente ambientata nel campo di concentramento di Lampedusa. Se Gatti venisse a farsi un giro da queste parti, probabilmente troverebbe lo spunto per completare la trilogia; per il momento, se avete lo stomaco peloso e la coscienza di kryptonite, gustatevi questo viaggio da brividi tra gli assolati campi del meridione, in compagnia di padroni lascivi, caporali violenti, stranieri silenziosi, misteriose sparizioni e tanto succo di pomodoro.

Roba da Stephen King, ma purtroppo non è fiction.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.