18/2
2016

Adozione, istruzioni per l’uso [2]

Mentre il parlamento si sta parecchio impegnando a dimostrarci ancora una volta che non siamo un Paese degno di questo secolo, proseguo con il racconto sul funzionamento delle adozioni in Italia, un misto di ricordi e riflessioni sulla mia recente esperienza. Riprendo il filo da dove l’avevo interrotto qui.

Terminato il primo corso, molti si sentono scoraggiati. Noi, per lo meno, ci siamo sentiti scoraggiati: non solo dai tempi biblici, dai costi faraonici e dalle difficoltà pratiche e psicologiche che ci erano state anticipate con dovizia di particolari ma anche dall’ottusità dei rappresentanti istituzionali che pretendevano di forzare tutti nel cliché della persona disperata che non trova una ragione di vita senza un figlio che non riusciva ad avere, persone che peraltro esistono davvero e che meriterebbero maggiore rispetto che essere trasformate in un luogo comune per pigrizia dello psicologo e dell’assistente sociale di turno. Nel nostro caso c’è voluto un po’ prima che decidessimo di andare avanti, ma se siete già decisi non c’è niente che vi impedisca di passare subito al livello successivo.

Se non lo avete ancora fatto, è il momento di chiedervi se volete adottare un bambino italiano o interessarvi anche all’adozione internazionale. L’adozione nazionale presenta alcuni vantaggi, soprattutto il fatto di essere completamente gratuita (yep! vi danno un bambino gratis!). Inoltre, a volte vengono dati in adozione bambini molto piccoli e questo può piacere a molti che non vedono l’ora di dilettarsi con coliche, biberon e pannolini. Alcuni, infine, scelgono la nazionale perché vogliono un bambino che sia "etnicamente" simile ai genitori, che sia perché sperano che in questo modo l’adozione passi maggiormente inosservata a livello sociale ed il pupo soffra meno problemi di integrazione, o perché sono dei tristi figuri che non vogliono lo straniero in casa. Come sempre le motivazioni sono varie, non sempre nobili. Attualmente, però, l’adozione nazionale comporta anche alcuni problemi da tenere in considerazione: prima di tutto ha dei tempi lunghissimi, non ho mai sentito parlare di meno di tre anni di attesa e spesso si è arrivati anche oltre il doppio, quindi potete prendervela comoda con quella cameretta. Inoltre, esiste una cosuccia terrificante chiamata "rischio giuridico" ovvero la possibilità, da parte dei genitori biologici o altri parenti del bambino, di appellarsi giuridicamente contro la dichiarazione di adottabilità del minore, che tradotto in italiano significa che per un periodo di tempo che va da qualche mese a qualche anno il vostro pupo è in una sorta di affido e potrebbe essere restituito alla propria famiglia d’origine, qualora un giudice stabilisse che questo è nel suo migliore interesse. Voi ve la sentireste di vivere in questo limbo per un periodo di tempo così lungo? Io no. Io proprio no, ma per fortuna c’è gente più stabile di me, in giro. La seconda opzione è quella dell’adozione internazionale, ovvero dare una casa, tre pasti al giorno e tanti baci ad un bambino nato in altri lidi. I Paesi che non riescono a prendersi cura di tutti i propri pupattoli ed offrono loro la possibilità di crescere altrove sono molti, ciascuno naturalmente con casistiche e regole particolari che prima o poi i papabili genitori dovranno affrontare: mi riferisco sia a leggi locali che possono essere più o meno restrittive di quelle italiane che a differenze di età, stato di salute e condizioni psicologiche dei bambini, per non parlare di costi e tempi di attesa. Non preoccupatevene troppo, per il momento sappiate solo che l’adozione internazionale ha tempi incerti ma (salvo catastrofi) inferiori alla nazionale, molte variabili ed è sempre dannatamente costosa, con un "dannatamente" quantificabile grosso modo tra i dieci ed i trentacinquemila euro. Ho sentito anche di cifre più alte, ma dipende molto dal Paese di provenienza del bambino e francamente nessun ente serio vi indirizzerà verso un Paese che non vi potete permettere. Vi sono venuti i brividi freddi? Vi capisco. Ora pensate che secondo il governatore della regione Lombardia i bambini adottivi non hanno diritto al bonus bebè perché al momento dell’adozione i genitori si sono dichiarati in grado di mantenerli. Vi sono tornati i brividi? Bene.

Quale strada scegliere, dunque? Preferite giocare in casa o aprirvi al mondo? In realtà non c’è nessun bisogno di scegliere, potete dare disponibilità ad entrambe le adozioni e rimandare a quando avrete le idee più chiare o sarete riusciti a vendere quel rene di troppo. Nel caso vogliate tenervi aperta la possibilità dell’adozione internazionale, però, dovete partecipare ad un secondo corso di formazione. In questo caso non dovete più rivolgervi all’USL, ma ad uno degli enti autorizzati dallo Stato Italiano a fare da mediatore tra le coppie in cerca di un pinzio ed i Paesi di provenienza delle creature, onde evitare che si crei un libero mercato dei bambini con fenomeni di malaffare ancora più gravi di quelli che, purtroppo, seppur raramente si verificano comunque. Esistono moltissimi di questi enti, alcuni a carattere locale ed altri con filiali in tutta la penisola, alcuni bene organizzati ed altri più scalcagnati, alcuni gestiti in modo preciso e trasparente ed altri molto più opachi e "sbrigativi". Si differenziano tra loro anche per ideologia di fondo, disponibilità di risorse e soprattutto numero e varietà dei Paesi con cui collaborano, perciò la scelta dell’ente diventerà una tappa molto importante per arrivare a vostro figlio. Ancora una volta, non è una decisione che dovete prendere subito: il corso di formazione all’adozione internazionale potete farlo con qualunque ente autorizzato, senza alcun vincolo da parte vostra di dover poi affidare il mandato allo stesso. Ciononostante, è una buona idea approfittare del corso per farsi anche un’idea della qualità del lavoro dell’ente, pur ricordando che tutti si sforzano di fare bella figura al primo appuntamento quando dal secondo in poi tocca a voi pagare.

Generalmente il corso per l’adozione internazionale va meglio del primo, un po’ perché la seconda volta fa sempre meno male e un po’ perché gli enti hanno tutto l’interesse a che voi ne usciate "preparati", "consapevoli" ma non terrorizzati. Metto gli aggettivi tra virgolette, perché francamente non ricordo di essere uscito da questo corso particolarmente preparato o consapevole di quello che avrei affrontato in seguito. Ricordo invece qualche utile informazione sulla condizione dei bambini abbandonati nei diversi Paesi del mondo, poche istruzioni sulle pratiche burocratiche ci attendevano, un paio di psicologhe che si ritenevano molto più consapevoli di quando evidentemente fossero e parecchie coppie in odore di santità, pronte ad accogliere un BAMBINO dal "vissuto" quanto più possibile doloroso per accoglierlo in una famiglia e dargli tanto amore. Già l’uso del termine "vissuto" tradisce il fatto che sei stato troppo tempo in prossimità di uno psicologo. Nessuno, comunque, che desiderasse avere un figlio: giammai un pensiero tanto egoista si volesse affacciare alla loro mente! La lezione del primo corso era stata imparata.

Portata a casa anche la seconda medaglia, si può cominciare a pensare di fare sul serio. Lo volete questo figlio? O meglio, siete disponibili ad accogliere una creatura e prendervi cura di lei a tempo indeterminato? Potete ancora ripensarci, eh. Ora vi hanno spiegato che i bambini abbandonati, in qualsiasi posto del mondo, hanno un sacco di problemi. Che nessuno passa attraverso povertà, fame, abbandono, vita di strada, violenze psicofisiche ed istituzionalizzazione senza portarsi addosso qualche cicatrice. Che il figlio che adotterete quasi sicuramente non è il figlio che avevate in mente, il bebè che avete sognato fino a questo momento: sarà più grande, sarà meno sano, sarà più aggressivo e meno intelligente. Vi hanno spiegato tutto quello che può andare storto, il famigerato fallimento adottivo. Potete ripensarci, ma avrete ancora un sacco di occasioni per mettere la freccia a destra ed imboccare a tutta velocità l’uscita. Volete proseguire? Bene. Fuori carta e penna, si comincia con la burocrazia.

[continua]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.