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2016

Adozione, istruzioni per l’uso [5]

Improvvisamente, incredibile, tutti si intendono di adozioni. Tutti si impegnano, tutti soprattutto si indignano per le adozioni. Strano, io et Amormio abbiamo combattuto una lunga battaglia burocratica, con gli altri, e psicologica, con noi stessi, e nessuno sembrava sapere un bel niente di adozioni ed ora tutt’a un tratto scopro di essere circondato da esperti. Allora lo facevate apposta, eh? Per metterci alla prova? Per misurare la nostra tempra?

Per esempio, quella volta del colloquio con il giudice del tribunale dei minori. E’ lì che eravamo arrivati, avete concluso i colloqui con i servizi sociali deviati, quelli hanno scritto una relazione su di voi e l’hanno spedita al tribunale. Voi avete aspettato un tempo ragionevole, poi un altro pochino di tempo irragionevole ed infine vi è arrivata a casa una lettera che vi convoca a colloquio con il giudice tale il giorno tal’altro per discutere della vostra disponibilità all’adozione. O della vostra idoneità. O altro eufemismo a scelta. E voi andate, magari fieri del fatto di avere una relazione positiva e sicuri che il peggio sia già passato.

Errore.

Considerate il giudice del tribunale dei minori come il boss di fine livello. Non è facile arrivarci, è difficile superarlo. Poi dipende, non vorrei generalizzare, i giudici sono esseri umani come voi e possono essere di vari formati, mica sono crudeli macchine per triturare gli zebedei come gli psicologi. Fatto sta che il giudice vi concede circa mezz’ora di colloquio ed in quella mezz’ora discute con voi della relazione, soprattutto di quello che i servizi hanno evidenziato come vostre carenze o degli aspetti che non lo convincono, e cerca di capire se alla fin fine siete adatti o meno a far crescere un figlio senza che diventi uno psicopatico o si iscriva a scienze della comunicazione. Poi di fatto il giudice la relazione spesso non ha avuto il tempo di leggerla, per cui salta direttamente alle conclusioni sia in senso letterale che figurato. Anche qui, sarebbe d’uopo mantenere un basso profilo, simulare disperazione e baciare le mani, ma sono sicuro che in realtà non avrete nessun problema. A differenza nostra.

Il nostro giudice ci ha accolti calorosamente, ci ha fatto mettere a nostro agio, ha rotto il ghiaccio parlando di un argomento che ci interessava e poi ci ha trivellato il cuore senza pietà. Ha messo in discussione le nostre motivazioni, la nostra relazione e la nostra capacità di addestrare piccoli esseri umani, ci ha accusato di aver preso la faccenda alla leggera, di non aver riflettuto abbastanza sulla situazione ed ha infine espresso serie perplessità sulla possibilità di concederci l’idoneità. Il tutto perché avevamo commesso solo un piccolo, risibile errore: sovrappensiero, quando ci aveva chiesto di esprimerci sinceramente e non dargli semplicemente le risposte che avrebbe voluto sentirsi dire, gli avevamo creduto. Per fortuna, mentre il pavimento ci cedeva sotto i piedi ed il cielo ci cadeva sulla testa, siamo riusciti ad approfittare dei pochi minuti che restavano per fargli cambiare idea grazie ad una performance di improvvisazione teatrale degna della migliore scuola melodrammatica. Questo tizio voleva il sangue, voleva il dolore, voleva che gli facessimo vedere che avevamo sofferto per la mancanza di un figlio e voleva assaggiare la nostra sofferenza, non gli andava bene che due persone potessero non uscire di testa e lo stesso desiderare un bambino. Gli abbiamo dato quello che voleva ed è stato soddisfatto, alla fine ci ha congedato con un’apertura possibilista e noi siamo stati altri due mesi ad aspettare il responso a casa, con un macigno sul cuore. Che razza di professionista, che razza di persona può comportarsi in modo così ignobile, vi state chiedendo?

Beh, abbiamo googlato il suo nome, una volta tornati a casa. Ci serviva per le messe nere.
Non era un vero giudice, era un giudice onorario, pro tempore, salcazzo. Normalmente faceva lo psicologo.

Trascorso quel paio di mesi, comunque, l’idoneità ci è arrivata e com’è arrivata a noi, arriverà anche a voi. Se non vi arriva dovrete fare ricorso, ma su questo terreno non so addentrarmi. Ed ora? Sconfitto il boss, si passa al livello successivo.

[continua]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.