Del Ponte, e mi tocca di leggerla riassunta da

17/12
2007

La Del Ponte dà la caccia anche a Prodi

Mi sono perso l’intervista di Repubblica alla Del Ponte, e mi tocca di leggerla riassunta da B92; il pezzo, comunque, è perfettamente in grado di dar conto di quanto imparziali, prive di pregiudizi ed anche modeste siano le idee di questa donna. Per chi non lo sapesse, immagino con suo grande disdoro, Carla Del Ponte è una magistrata svizzera ed è attualmente procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale delle Nazioni Unite; le sue massime aspirazioni sono scrivere il proprio nome nel polveroso tomo della SToria, con la S ed anche la T maiuscole, ed annichilire il popolo serbo.
In questa intervista la Del Ponte si lamenta del fatto che l’Italia sia il principale sostenitore dell’integrazione della Serbia nell’Unione Europea, accusando il primo ministro Romano Prodo ed il ministero degli esteri Minimo D’Alema di pregiudizio pro-serbo*. L’atteggiamento non l’ha stupita particolarmente da parte di D’Alè, che sarebbe sempre stato "più o meno pro-serbo": più quando faceva affari con Milosevic, meno quando dava il via libera ad una guerra illegale contro la Serbia e scaricava bombe in testa alla gente, evidentemente. Prodo, invece, l’avrebbe addirittura sfuggita: è più di un anno che la Carlina lo cerca al telefono, lo fa pedinare, gli dorme sul pianerottolo, ma il primo ministro si nega, non ha trovato neanche due minuti per sentire le sue accuse. "Era ovvio che non voleva occuparsi dei miei fuggitivi, in quando aveva già preso le parti della Serbia**".
Perché è questo il punto, per la Carlona: l’avvicinamento all’Unione Europea va ostacolata perché altrimenti si perderebbe uno strumento con cui ricattare il governo serbo e costringerlo alla consegna dei presunti criminali di guerra, in particolare Karadžić e Mladić che Koštunica e Kusturica tengono attualmente nascosti nei propri rispettivi tinelli. A nulla importa che il governo serbo abbia già estradato al tribunale per i crimini di guerra 44 persone, tra le quali due presidenti della repubblica, e che stia continuando a cercare gli imputati mancanti: per la del Ponte non ci si impegnano abbastanza, non le vogliono consegnare tutti i suoi preziosi fuggitivi, e quanto prima si farebbe e quanto più contenta lei sarebbe se i serbi si consegnassero tutti, legati mani e piedi, alla sbarra degli uranici vincitori. D’Alema, in un momento di rara lucidità ma non meno ipocrita del solito, avrebbe fatto notare che non spetta alla Del Ponte valutare il livello di cooperazione della Serbia, che le minacce devono cessare e far invece proseguire i negoziati. Mai sia! D’Alè di natura è più portato per le trattative macchiavelliche che per le oneste prove di forza, ma per la Del Ponte è vero il contrario: non essendo disposta a discutere con i serbi come se fossero esseri senzienti dotati di diritti e dignità, se le togli la capacità di minacciare non le resta niente. Povera stellina! E se, per quanto improbabile, le trattative del losco D’Alema e dei suoi colleghi riuscissero a scongiurare ulteriori degenerazioni della situazione in Kosovo, allettando i serbi con la carotina dell’Unione Europea? Metti che non scoppino altre guerre nei Balcani per qualche anno, poi lei a chi li farebbe i processi? Rimarrebbe solo Prodi, per uso criminale di segreteria telefonica.


* Qua ci starebbe bene la risata registrata tipo sit-com anni Ottanta.
** Corsivo mio, aggettivo possessivo suo.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.