17/1
2008

Anche la Decenza ha finito la pazienza

Buongiorno,

mi chiamo Teresa Decenza, mi presento qui per fare un appello pubblico alla cittadinanza. Perdonate l’intrusione ed anche un certo imbarazzo, non è che sia molto avvezza a frequentare l’Internet, e di questo sito qui, poi, non avevo neanche mai sentito parlare, ma sapete come si dice: "ogni riparo è buono nella tempesta".
Il fatto è che sono appena rimasta senza lavoro. La vicenda mi ferisce molto, sia per i termini in cui si è interrotto il rapporto, sia perché mi ritengo una professionista altamente qualificata e le cose da fare di certo non mancavano. Non era certo un lavoro di poco conto: fino a ieri, infatti, ero impiegata presso la segreteria della presidenza del consiglio dei ministri. Immagino cosa state pensando: politica. Del resto anche i miei amici si sono molto stupiti quando ho assunto l’incarico, erano tutto un "La Decenza entra in politica!", "Mannò!", "Maddai!", "Chi l’avrebbe mai detto?", "Proprio lei!" eccetera. Non ci credeva nessuno.
Però credetemi, non sprecavo il mio tempo. Ero inquadrata come funzionaria addetta alle Public Relations con delega all’Ethics Counseling, che in parole povere vuol dire: era a me che i cittadini facevano appello quando il primo ministro o qualcuno dei suoi ne sparava una troppo grossa. Il più delle volte, dopo aver ponderato il problema, riferivo al segretario particolare del premier, il quale a sua volta faceva da portavoce presso il consiglio dei ministri: "Decenza suggerisce questo", "Decenza consiglia quest’altro" e via dicendo. Ho avuto comunque modo di lavorare fianco a fianco con molti parlamentari, anche dell’opposizione: modestamente, solo per fare un esempio, sono stata io a suggerire a Roberto Maroni di far sparire quegli occhiali con la montatura rossa. Devo ammettere che alcuni proprio non mi piacevano. Mastella, per esempio, il cosiddetto ministro della giustizia, l’avevo capito subito che sarebbe stato fonte di guai; tante volte ho suggerito a Prodi che sarebbe stato il caso di toglierselo dai piedi, ma lui ogni volta ribatteva: "Quel guaglione ci serve."
E non sono neanche del tutto sicura che dicesse proprio "guaglione".
Ultimamente, come temo si sia notato, ho dovuto trascurare un po’ i miei impegni di lavoro. Motivi di salute: prima un tour de force per la finanziaria, poi il fermo dei camionisti, la gardia di finanza, infine questa devastante storia di Galileo, con tutti che mi chiamavano e mi tiravano dalla loro parte, Decenza di qua e Decenza di là, ma nessuno che mi desse retta un minuto. Il medico ha parlato di un leggero esaurimento e mi ha consigliato un po’ di riposo, di restare entro i miei limiti.
Ieri, però, è arrivata quest’ultima batosta. Me ne stavo appunto a casa a riposarmi come consigliato dal medico, quando vengo a sapere che la moglie di Mastella era stata posta agli arresti domiciliari, nell’ambito di un’inchiesta per tentata concussione. Inizio già a fremere, ma mi sforzo di stare tranquilla e di rilassarmi. "Riposo". Dopo poche ore, scopro che anche il ministro è indagato, e che accusa i magistrati di aver messo in atto una caccia all’uomo nei suoi confronti. Sento che mi sale un nodo in gola, metto a scaldare una tisana e cerco di regolare il respiro. Leggo che Mastella ha dato le dimissioni, ma che Prodi le ha respinte invitandolo a ripensarci.
Il ministro della giustizia indagato. Il ministro della giustizia che accusa i giudici di perseguitarlo. Non vedevo un simile caso di schizofrenia in politica dai tempi di Caligola. Ed il primo ministro lo invita a restare!
Non ce l’ho più fatta, ho mollato la tisana e sono balzata sul telefono come una tigre, chiamando direttamente l’ufficio del premier. Mi ha risposto il segretario, quello particolare.

"Buongiorno signora" e tutto quel genere di cose.
"Guarda," gli ho risposto "ho sentito gli ultimi fatti, le ultime dichiarazioni. Così non si può andare avanti! Almeno il ministro della giustizia, che sia al di sopra di ogni sospetto! Almeno lui! Riferisca al presidente del consiglio che la cosa più opportuna da fare, a questo punto, sarebbe non solo liberarsi di Mastella, ma che sia lui stesso a dare le dimissioni! Che si dimetta tutto il governo! Che si rinneghi tre volte Mastella prima che il gallo canti! Altro che solidarietà!"

All’altro capo della linea, il segretario mi ha risposto con un gelido "Riferirò." e l’ho sentito appoggiare la cornetta sul tavolino, poi il rumore dei suoi piedini che scalpicciavano sul tappeto avvicinandosi alla scrivania del premier, infine la sua voce resa flebile dalla distanza e la secca risposta di Prodi:

"Signor Primo Ministro, la Decenza vorrebbe che lei dia le dimissioni."
"Mandala a cagare."

Ho riagganciato prima che il segretario si facesse latore di un tale messaggio, e mi sono seduta subito a redarre la mia lettera di dimissioni. Sia chiaro che sono io ad andarmene, non loro a sbattermi fuori. Quando è troppo è troppo. Stavolta ho proprio perso la pazienza, con questa gente non voglio più avere niente a che fare, che se la sbrighino a modo loro. Ho approfittato di questo spazio e del vostro tempo per raccontarvi la mia storia, prima di sentirla magari distorta e strumentalizzata su qualche telegiornale, e non (ci tengo a ribadirlo) nella speranza che qualcuno mi possa aiutare a trovare un nuovo incarico. Il mio telefono continua a squillare, c’è un sacco di gente che mi cerca e sto pensando che magari, tanto per cambiare, potrei provare a lavorare anche nel privato. Non sono finita, e di certo questo paese ha ancora tanto bisogno di me.

Cordialmente vostra,

Teresa Decenza

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.