30/9
2014

Another day in September

Non mi importa di cosa reciti il calendario, delle profezie di sventura dei capelli bianchi sulle tempie, della spianata del bai hui ormai visibile dallo spazio o della dolente sinfonia delle cervicali, signora mia le cervicali: ho una lunga lista di cose da fare prima di arrendermi al lusso di diventare vecchio. Mentre spunto qualche voce qua e là, mi premuro di continuare ad allungarla con lingue nuove da imparare, città in cui volare, libri da leggere e da scrivere, cibi da cucinare, té da bere, persone da incontrare e da reincontrare, forme da imparare e formalismi da disimparare, stanze da distruggere e stanze da ricostruire. A volte sono molto triste, la società occidentale, la razza umana e più in generale l’universo conoscibile mi sembrano sul pizzo di un crollo burrascoso più che di un inarrestabile declino. E’ un’illusione, nulla finisce perché nulla è cominciato, le civiltà succedono le une alle altre più che altro per dar lavoro agli storici, come i soldati si ammazzano per dar lavoro a preti, generali e presidenti. A volte mi esalto per delle fesserie e mi ritrovo a canticchiare "I want to be the one to walk in the sun" mentre spazzo le foglie sul marciapiede: l’ansia e l’euforia sono illusioni, i servizi del telegiornale sull’apocalisse prossima ventura sono illusioni, si continua a nascere e a morire e a commuoversi per le stesse malattie, a dare la colpa a qualcun altro per la nostra sofferenza, mentre ad invecchiare bene o male ci riescono solo i più fortunati. Il futuro non mi fa paura, anche se mi ci avvento sempre troppo cautamente, illuminato dalla fiaccola dell’avanguardia. Anche oggi sono sempre io, orridamente simile a me stesso, forse in lento continuo mutamento, con una candelina in più sulla torta.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.