20/3
2018

Arrivederci amore, addio

C’è un momento, nel romanzo "Arrivederci amore, ciao" di Carlotto, che ha rappresentato per me uno spartiacque nel rapporto con il crudele protagonista. La scena avviene ad epilogo di una rapina, a cui Giorgio Pellegrini prende parte assieme ad un gruppo di complici malamente assortito per l’occasione: due ex ustascia croati ed una coppia di anarchici spagnoli. Appena portato a segno il colpo, venuta meno la ragion d’essere di una temporanea tregua politica, l’odio tra le due fazioni esplode e si scatena una feroce resa dei conti in cui gli anarchici hanno la peggio. I fascisti riescono a catturare la donna dopo averne ucciso il compagno, sono in procinto di seviziarla, stuprarla ed ucciderla. Il protagonista Pellegrini, proveniente da un gruppo armato di estrema sinistra, potrebbe intervenire per aiutarla: per solidarietà politica o umana, per impedire un atto orribile. Decide invece di abbandonarla e di andarsene con la propria parte di bottino, lasciandola in balia dei fascisti e di un destino che riesce benissimo a immaginare.

Fino a quel momento, anche se aveva già compiuto azioni vili e meschine, per me Pellegrini era un personggio che poteva ancora in qualche modo redimersi. Da lì in poi ho capito che non lo avrebbe fatto, era solo un essere abbietto ed odioso, alieno ad ogni possibilità di riscatto morale. Molti lo amano per questo, per quel fascino inspiegabile che esercitano presso alcuni le persone più squallide, io dopo una decina d’anni provo ancora fastidio al solo ricordo. È letteratura, ovviamente, e volendo avrei pure potuto chiudere il libro e lasciarlo cadere nel cestino. Il prosieguo della lettura è stato un fastidio deliberatamente accettato da parte mia.

Fino a qui, letteratura.

Quello che è successo negli ultimi giorni ad Afrin, quello che sta ancora succedendo, mi provoca un disgusto simile e non a caso: la situazione in quell’angolo di Siria mi sembra ricalcare in modo fin troppo fedele quelle pagine di Carlotto. Il tradimento, i compagni abbandonati consapevolmente nelle mani dei fascisti, le sevizie, le torture e gli assassinii. L’Europa, gli Stati Uniti, hanno girato la testa dall’altra parte per cinismo e gretto interesse, hanno lasciato che il destino dei curdi si compisse: alleati scomodi, troppo difficili da salvare senza una valida contropartita. Non sono un esperto di politica internazionale, guerra e resistenza, la mia coscienza politica è tutt’altro che immacolata e la storia è certamente più complicata delle pagine di un romanzo, mi diranno. Tuttavia, la percezione rimane. La terribile sensazione che anche se la lotta continua, anche se la sconfitta attuale dovesse un giorno essere riscattata, la viltà e la complicità di cui il cosiddetto mondo libero si è reso colpevole rimarranno come macchie aberranti nella sua storia. Siamo diventati Giorgio Pellegrini.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.