28/1
2010

Avatar è solo Ratava scritto al contrario

Alcuni (ipotizziamo) mi hanno chiesto delucidazioni riguardo il mio apprezzamento per Avatar. A volte capita che un film divida chi l’ha visto (ma anche, perché no, chi non l’ha visto, chi non sapeva neppure della sua esistenza, i videolesi e persone diffidate dall’andare al cinema per motivi che non riesco ad immaginare) tra detrattori inferociti ed ammiratori esaltati che cercano infruttuosamente di evangelizzarsi a vicenda. Nel caso di Avatar questa divergenza d’opinioni sembra particolarmente accentuata, tanto che se uno se ne uscisse affermando che Avatar gli è piaciuto "così così" rischierebbe di venire squartato vivo e divorato dagli esponenti dei gruppi più estremisti. Da quelli più affamati, se non altro. In Italia le critiche sono state particolarmente serrate, probabilmente perché ci troviamo su un livello culturale medio più alto di quello degli americani e pertanto disdegniamo certe opere di puro intrattenimento, prive di originalità, basate su una sceneggiatura scontata ed un soggetto pretestuoso, ed è per questo che Cristian De Sica e molti suoi compari stanno facendo la fame. Io invece appartengo a quella risicata minoranza di villici che sotto sotto è ancora convinta che il cinefilo sia uno che fa le porcherie con i cani, ed Avatar me lo sono goduto. Mi rendo conto tuttavia che la profonda soggettività dell’esperienza cinematografica potrebbe far sì che l’Avatar che è piaciuto a me non sia esattamente l’Avatar che non è piaciuto a voi, e dico questo senza neanche voler tirare in ballo la costruzione sociale della realtà o l’ontologica incomunicabilità delle percezioni sensibili, perciò come nella migliore tradizione di questo bloggo cercherò di colmare questa lacuna scrivendo un logorroico riassunto del film così come l’ho interpretato io.

[ATTENZIONE: SEGUONO SPOILER COME SE PIOVESSERO SOFFIONI FOSFORESCENTI]

Premessa: dato che James Cameron si è sbizzarrito ad inventarsi tutti i nomi presenti nel film pescando a caso lettere dello Scarabeo, non aspettatevi che io mi prenda la briga di andare a cercarne l’ortografia corretta su wikipedia. Un po’ li scriverò come li ricordo, un po’ improvviserò.

Scocca l’amoreIl film comincia con un certo Jake Sully che sbarca sul pianeta Pandora assieme ad una comitiva di turisti. Quello che distingue il povero Jake è la pressoché totale inutilità delle sue gambe, rimaste ferite in un non meglio precisato incidente di guerra in sudamerica che io amo immaginare abbia visto coinvolti una spogliarellista, un boa costrictor, una bottiglia di tequila ed il peggiore bar di caracas. Quello che distingue invece il pianeta Pandora è una fitta giungla abitata da animali a sei zampe e giganteschi elfi blu chiamati Na’vi, tutti indiscriminatamente ostili, e da una piccola colonia di terrestri che vogliono conquistare il pianeta per impossessarsi di un prezioso metallo che si trova nel sottosuolo e che rappresenta una fonte di energia molto ambita, forse l’unica in grado di far andare il vostro iphone per più di due giorni senza che si esaurisca la batteria. Inutile dire che gli attriti tra le due popolazioni non mancano, nonostante i terrestri abbiano generosamente cercato di ammaestrare i Na’vi e di fornire loro una scuola, delle strade, medicine e persino della birra. I Na’vi, infatti, sono un popolo ingrato come tutti i gatti e disdegnano questi doni, preferiscono vivere in totale pace ed armonia con la natura del loro pianeta piazzando giusto ogni tanto una freccia avvelenata nella schiena di qualcuno, ma non perché siano cattivi, no, i Na’vi sono buoni come batuffolosi cuccioli di cerbiatto, è solo che gli dispiace per la freccia che se non viene usata di quando in quando si sente inutile e ci resta male.
I terrestri, tuttavia, sono gente pratica, come certo saprete se ne conoscete qualcuno, e non possono stare lì a prendersi frecce nella schiena tutto il giorno solo per la compagnia. Hanno minerali da scavare, alberi da abbattere, giganteschi esoscheletri da portare a spasso, per cui hanno inventato dei finti Na’vi chiamati Avatar che possono essere comandati in wi-fi da un operatore remoto rinchiuso dentro un lettino abbronzante. Il protagonista, quel Jake Sully con un uso problematico delle articolazioni inferiori di cui vi parlavo prima, è uno di questi operatori. Tanto per cominciare bene, nel suo primo giorno di lavoro come Avatar riesce ad inimicarsi tutta la fauna del pianeta, si perde nella giungla e viene abbandonato dai suoi compagni. La notte, come se non bastasse, riesce pure ad attaccare briga con una combriccola di cani dell’ENI, che si concluderebbe senz’altro tragicamente se in suo soccorso non arrivasse una sinuosa donna-gatto chiamata Naytiry (o simili). Naytyry non è una Na’vi qualsiasi, ella è niente meno che la figlia del capo tribù e della sciamana, che statisticamente è un po’ come perdersi nei vicoli di Baghdad, venire aggrediti da una banda di cani dell’ENI ed essere salvati dalla figlia di Obama, ma facciamo finta di niente. Naitiry inizialmente non vuole saperne del protagonista, dice che puzza da alieno ed è stupido e va in giro a disturbare gli animaletti del bosco, ma all’improvviso Jake si ritrova ricoperti di batuffoli bianchi luminescenti, tipo i comuni soffioni che crescono nei campi vicino a Cernobyl, e Naityri inizia a fare le fusa e decide che vuole un figlio da lui. Questo per farvi capire che se la fauna di Pandora si limita ad essere genericamente aggressiva nei confronti di chiunque, la flora possiede invece sorprendenti proprietà afrodisiache. Per qualche motivo non ben chiarito, tutta la popolazione dei Na’vi decide di accogliere Jake e di insegnargli tutto quello che sanno, affinché egli possa rivelare ai terrestri i loro segreti e sterminarli in modo più consono alle loro tradizioni. Non che i Na’vi siano stupidi, attenzione, è per via di tutti quei soffioni si erano proprio posati su Jake e chi non si fiderebbe di un uomo che sa portare con tanta eleganza un cappotto di soffioni fosforescenti? Se ad esempio la stessa cosa fosse successa al mio amico Pornorambo, quello si sarebbe messo a starnutire come un dannato per l’allergia rovinando immediatamente il pathos della scena e l’avrebbero consegnato al guerriero saputello che gli avrebbe piantato una freccia nella schiena senza stare tanto a pensarci sopra.
Il nostro Jake, quindi, alterna la monotona vita dentro al suo corpo parzialmente paralizzato ad un elettrizzante corso di addestramento per guerrieri Na’vi, imparando a saltare di ramo in ramo, a cavalcare dei draghi volanti, a comunicare con le piante e a fare la pupù nella sabbietta. Apprende anche la nobile arte della caccia, ma non si capisce bene a cosa gli serve dato che i Na’vi non vengono comunque mai visti mangiare. Inizialmente Jake aveva intenzione di riferire ogni informazione raccolta ad un colonnello dei marine psicopatico per agevolare la conquista del pianeta, ma ad un certo punto decide invece di difendere Pandora e schierarsi dalla parte dei puffoni blu che lo avevano accolto, avendo acquisito una maggiore sensibilità dell’importante equilibrio naturale che regge il pianeta dopo essersi scopato la gatta.

(La gatta nel senso di Naitiry, brutti pervertiti.)

Li odia tuttiI terrestri, a questo punto, perdono la pazienza. Non solo sono impelagati su un pianeta disegnato con l’LSD, così sporco, pericoloso e malfrequentato da ricordare vagamente la stazione dei treni di padova, alla ricerca di un minerale dal nome improbabile di cui per tutto il film si intravede una singola pepita galleggiante, ma i loro impiegati cominciano anche ad amoreggiare con il bestiario del luogo. Voglio dire, non che io abbia niente contro i Na’vi, ma non lascerei mai che il mio avatar ne sposasse uno. Perciò il colonnello dei marine, un personaggio che alcuni hanno giudicato forse eccessivamente stereotipato ma che io avrei fatto ancora un pochino più cattivo, da giustamente l’ordine di farla finita con le stronzate e sradicare gli arcieri pelosi dal loro albero, anzi, di sradicare tutto l’albero e che i gattacci blu andassero a farsi le unghie da un’altra parte. Questo è forse l’unico difetto che riesco a riscontrare nel film di Cameron, quello di aver fatto arrivare in volo un centinaio di superelicotteri da guerra per abbattere a missilate il colossale albero dove vivevano i Na’vi, laddove io avrei di gran lunga preferito che gli elicotteri si fossero uniti a formare un gigantesco robot armato di motosega. Ma pazienza, il film è già bello così, speriamo prendano in considerazione l’idea per il seguito. E’ a questo punto peraltro che Michelle Rodriguez, pilota di elicotteri tamarra, decide a sua volta di schierarsi con i micetti pronunciando la famosa frase "Non mi sono arruolata per fare queste porcate". Fammi capire, cara: non ti sei arruolata per abbattere alberi a cannonate? Mi rendo conto che uccidere donne e bambini è più divertente, ma ogni tanto va fatto anche qualche lavoretto di routine, dai.
Senza più una casa, senza più un capo, i poveri gattini si riuniscono tristemente attorno al loro albero sacro luminoso, forse attendendo che passi la bambina della barilla per portarli a casa uno ad uno. Il nostro Jake, però, non ci sta: in fondo non è solo un terrestre storpio nel corpo di un grande gatto blu, è anche un marine, cazzo, è un americano, e se qualcuno deve dimostrare a questi umani che non possono andare in giro per la galassia a trattare le altre razze intelligenti come inferiori, chi altri può farlo se non lui? Decide pertanto di domare con un semplice gioco di sguardi il più feroce animale volante del pianeta, soprannominato "Puzzetta che tuona", e di porsi a capo degli stupidi indigeni pelosi che appena lo vedono iniziano subito a fare le fusa all’unisono invocando speranzosi una grattatina dietro le orecchie. Mentre i terrestri sferrano l’attacco finale, Jake raduna quanti più Na’vi riesce e li manda a farsi inutilmente massacrare nella giungla, mentre lui da solo si prende la briga di distruggere tutto l’esercito avversario al grido di "Morte agli umani!"

(se vi state chiedendo come possa una singola persona distruggere una potentissima macchina da guerra volante, la risposta è semplice: basta gettare una bomba nel condotto di scarico.)

In un momento di esaltante epicità, persino la tanto vituperata fauna selvatica di Pandora accorre in aiuto degli amici felinoidi: i draghi abbattono gli elicotteri, gli ippopotami travolgono gli esoscheletri, i cani dell’ENI sbranano i marine e mandano loro salatissime bollette del gas. Poi arriva il virus dell’ebola a sei zampe e ammazza tutti, così.
Infine, il cattivissimo colonnello che fin dall’inizio bramava soltanto di poter sterminare qualsiasi creatura su Pandora che avesse la sfacciataggine di respirare, si ritrova solo e cerca di vendicarsi uccidendo il corpo umano di Jake mentre lui se ne va in giro a cazzeggiare con il proprio avatar. Se lo facesse, va da sé, i Na’vi avrebbero comunque vinto ma rimarrebbero privi di un capo di dimostrate origini americane e pertanto ripiomberebbero in breve tempo nella barbarie e nell’anarchia più deludenti. Per fortuna arriva proprio in quel momento Naytyrii, vede il proprio amato in pericolo, incocca una freccia nell’arco e...

Mannò, fermiamoci qui con gli spoiler, altrimenti vi rovino il film.

Come vedete, i riferimenti a Pocahontas sono pressocchè irrilevanti. Almeno per chi come me non ha mai visto Pocahontas.

In molti hanno cercato di dare ad Avatar un’interpretazione ecologista, pacifista, antimperialista. Altri si sono spinti più in là e vi hanno cercato la metafora del mondo virtuale di internet. Altri si sono spinti ancora più in là e vi hanno scoperto un messaggio di riappropriazione del corpo e del contatto sensibile tra esseri umani e mondo naturale. Io cercherò di non dilungarmi oltre, comunque per me fondamentalmente James Cameron vuole metterci in guardia dai rischi insiti in un rapporto promiscuo tra un gatto ed il suo padrone umano. Rifletteteci. Fino a quand’è che va tutto bene? E quand’è che comincia ad andare tutto male? Esatto. L’unico insegnamento che possiamo trarne è: gli animali domestici non sono un surrogato per rimediare ad una vita sessuale insoddisfacente, e non importa chi ha sedotto chi.


P.S.: Mi pare di ricordare che nel film ci fosse anche Sigourney Weaver, che torna finalmente a coprire lo stesso ruolo già interpretato in "Gorilla nella nebbia" e poi, ecco, a dire il vero non sono affatto sicuro che il protagonista si chiamasse Jake.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.