21/2
2011

Be your own Mazzini

Ve lo confesso, io me ne starei a casa, sul divano, ancora mezzo influenzato, a guardare film d’azione cinesi con le tapparelle abbassate, bevendo liquori forti in questo clima da basso impero, mentre in televisione scoppiano rivoluzioni, scoppiano dibattiti, l’europa attonita se ne sta a guardare mentre i popoli che aveva affidato a solidi portinai si riprendono la libertà ed il diritto, per farne cosa si vedrà, me ne starei attonito anch’io, imbottito di antivirali democratici ed occidentali, lacerato tra il mio animo illuminista ed il pragmatismo asburgico, tra Voltaire e Bismark, a fare aeroplanini di carta con la dichiarazione dei diritti dell’uomo mentre m’interrogo sul destino degli oleodotti, a ciondolare in pigiama verso il frigo mentre in strada non passano manifestazioni, mentre si attendono sconvolgenti rivelazioni e cambi di governo, senza neanche saper bene dove siano Bengasi o il Bahrein o il Wisconsin, annichilito da psicofarmaci a maggioranza semplice me ne resterei su questo divano a leggere intercettazioni, a veder sbarcare barconi, a cercare bambini scomparsi, mentre scoppiano festival di musica leggera ad ogni lancio d’agenzia spero in un tirannicidio, in un duemiladodici, un terremoto, una rivolta degli immigrati, una carboneria, una brigata ninja silenziosa e letale e vedo solo ignavi che odiano gli indifferenti ed indifferenti che odiano tutti indistintamente, ben educati valletti che dicono sempre di sì, cinici che per non sbagliare non credono più neanche a se stessi, tutti in attesa, tutti sospesi, tutti ragazzi interrotti, micce tagliate un secondo prima dell’esplosione, tutti pronti a dire che loro erano sempre stati contro, sempre stati a favore, loro, comunque liberi, mai intercettati, tutti in fondo ansiosi di sapere cosa succederebbe se anche a noi staccassero telefoni ed internet, se anche a noi ci manganellassero in massa, se ci bombardassero in piazza, vedere se finalmente ci scuoteremmo dal nostro torpore bicamerale con soglia di sbarramento, se come muli intontiti dal digitale liberale a furia di bastonate sulla groppa infine ci muoveremmo, noi famosa società civile, me ne starei a casa, barricato fuori, con il telefono spento, barricato dentro, me ne starei ad aspettare la fine del mondo o quantomeno del pidielle, se credessi agli aventini ed alle torri d’avorio, taglierei i ponti con chiunque mi abbia deluso e lancerei petardi dalla finestra a chi si avvicina, mi fingerei pazzo e darei fuoco alla casa e ricomincerei a fumare se pensassi davvero, davvero, che solo l’asteroide l’alieno l’onu la musica l’amore ci possono salvare, mentre qui c’è tutto un mondo che aspetta, invero un po’ scocciato, di essere distrutto e ricostruito.

Brasato, se preferite.

E davvero, davvero, non verrà qualcuno a farlo al posto nostro. Non un magistrato. Non un kamikaze. Non Gianfrancofiny. Non la Rosybindi. Non uno scrittore. Non un cantante. Non un faccendiere montenegrino. Non la mafia russa. Non una portaerei piena di tunisini incazzati. No-fuckin-body. Solo noi e la febbre.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.