First they put away the dealers,
keep our kids safe and off the street.
Then they put away the prostitutes,
keep married men cloistered at home.

Then they shooed awa" />

16/5
2008

Ich gestehe

"First they put away the dealers,
keep our kids safe and off the street.
Then they put away the prostitutes,
keep married men cloistered at home.

Then they shooed away the bums,
then they beat and bashed the queers,
turned away asylum-seekers,
fed us suspicions and fears.
We didn’t raise our voice,
we didn’t make a fuss.
It’s funny there was no one left to notice
when they came for us.
"
J. Joyce, 2003.


Io confesso.
Alcuni di voi l’avranno già capito, l’avrà già capito chi mi conosce di persona, ma non voglio lasciare spazio al dubbio, preferisco liberarmi la coscienza, mostrarmi nudo nella mia debolezza umana.
Io confesso.
Sarà che sono giovane, maschio, che vivo in un paesotto disperso in mezzo al nulla, che non ho avuto un’infanzia segnata da particolari traumi, che la mia tivvù non prende raiuno, tutte le attenuanti che posso trovare e che vorrete essere così gentili da concedermi, ma io, lo confesso,
non ho paura dei Rom.
Ecco, l’ho detto.
Non ho paura, ma non si ferma qui la mia colpa.
Non li trovo neanche sporchi. Non mi pare che puzzino.
Non penso siano una minaccia per me e per la mia (sic) "stretta famiglia".
Neanche per l’Italia in genere.
Penso che la soluzione migliore per affrontare il problema dei Rom sia:
nessun Rom ha mai costituito per me un problema, anche se penso che i Rom abbiano un sacco di problemi.
Forse è che sono cresciuto credendo in vecchie favole come la responsabilità individuale, nell’ingenua convinzione che bisogni garantire a tutti la libertà, eventualmente punire chi commette un crimine e lasciare in pace chi non delinque, senza star tanto lì a cioncionare sull’etnia di appartenenza, le scelte di vita ed il colore dei capelli.
E già che ci siamo, vuoto il sacco del tutto.
Mi stanno pure simpatici, i Rom. Così, in generale. Generalizzazione per generalizzazione.
Non è una scelta, ad alcuni stanno simpatici i fiorentini, con quel loro turistico accento, ad altri i napoletani, sempre allegri, a me stanno simpatici i Rom. Che ci posso fare? Aiutatemi voi.
Ma non è finita.
Qualche giorno fa, mi si è avvicinato un ragazzo Rom, uscito da un camper che probabilmente costa quindici volte la mia auto, e mi ha chiesto una sigaretta.
Non ce l’avevo, quindi non gliel’ho data. E sapete cos’ha fatto lui? Niente, mi ha ringraziato, ha cambiato argomento e poi se n’è andato. Ho lasciato l’auto parcheggiata accanto al suo camper tutto il pomeriggio e sapete una cosa? Quando sono tornato l’autoradio c’era ancora. Le ruote pure. Non mi ha neppure rigato la fiancata.
Io confesso.
Quel ragazzo non mi ha fatto paura.
Confesso.
Non mi ha fatto paura sua sorella che mi ha chiesto qualche moneta, non mi ha fatto paura sua madre seduta a chiacchierare a fianco del camper, non mi ha fatto paura suo padre ed il listino prezzi dei suoi televisori al plasma rubati.
Io confesso.
Vedendo le immagini delle baracche bruciate, delle auto e dei motocarri carichi di cianfrusaglie che si davano alla fuga, della folla ben vestita che esultava di fronte alle telecamere, dei commentatori che implicitamente o esplicitamente approvavano, io mi sono vergognato. Ho provato amara vergogna per me e per la gente in mezzo alla quale sono cresciuto, per il popolo a cui l’anagrafe mi costringe ad appartanere. Ho pensato alle persone dentro a quelle auto e a quei motocarri. Ho ricordato la Kristallnacht. Ho avuto paura.
Bruce Chatwin sosteneva che la razza umana fosse originariamente nomade, e di questo nomadismo primordiale rimarrebbero evidenti tracce nei nostri comportamenti più istintuali. Secondo questa sua teoria, l’uomo sarebbe riuscito a diffondersi in tutto il mondo e sopravvivere alla natura ostile spostandosi da un luogo all’altro e sfuggendo così alle carestie, agli inasprimenti del clima ed agli animali feroci.
Gli animali feroci, come noi.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.