11/2
2014

Bosnia, una protesta fa primavera?

Da qualche giorno anche la Bosnia si è unita al folto numero di stati in cui è attualmente in corso un conflitto sociale, stoicamente messi sotto silenzio dai mezzi di comunicazione italiani troppo impegnati ad occuparsi di alleanze politiche, marò, truculenti episodi di cronaca nera. Uso quindi il modesto strumento di questo bloggo di campagna per attirare la vostra attenzione su quanto sta succedendo nel Paese balcanico.
La protesta è iniziata a Tuzla, una città industriale della Bosnia nord-occidentale a maggioranza musulmana, a causa della crisi economica che ha colpito in particolare i dipendenti di cinque grosse industrie recentemente privatizzate. Le manifestazioni hanno portato a scontri con la polizia ed all’incendio della sede del governo cantonale che amministra la provincia. Da lì, il giorno successivo le proteste si sono diffuse anche nella capitale Sarajevo, a Mostar, Zenica ed in altri centri minori, assumendo caratteristiche anche violente: sassaiole contro la polizia, incendio di auto e palazzi del governo, numerosi feriti. I manifestanti puntano a rivendicazioni piuttosto generiche: le dimissioni della classe politica, più posti di lavoro... Nei contesti specifici sono stati presentate delle richieste più dettagliate, ad esempio a Tuzla dove si esige il pagamento degli stipendi arretrati e dei contributi oltre all’annullamento delle privatizzazioni. D’altra parte, pressoché tutte le forze politiche sono unite nel condannare le violenze ma anche nel "condividere" le ragioni dei manifestanti, ovviamente sottraendosi alle proprie responsabilità nella gestione politica dello stato bosniaco.
Le proteste sono proseguite, seppur in modo più pacifico, anche nei giorni successivi, meritandosi l’abusato slogan di "Bosnian Spring". Manifestazioni di solidarietà,a dire il vero piuttosto sparute, si sono svolte anche a Banjia Luka, Belgrado e Lubiana, altre sono annunciate per i prossimi giorni a Zagreb e in Montenegro. Secondo molti è proprio questa la caratteristica più importante del conflitto in corso: le manifestazioni avrebbero un carattere trans-etnico, i bosniaci avrebbero finalmente compreso quanto la loro classe politica, compresi i fondamentalisti islamici, si sia fatta scudo del nazionalismo, del ricordo dei conflitti bellici e delle rivalità etniche per derubarli e mantenersi al potere. Questa è la posizione per esempio del filosofo e giornalista sloveno Slavoj Žižek, ma anche di molti altri che hanno dato grande enfasi alle manifestazioni in Serbia e ad un presunto sentimento di Yugo-nostalgia che animerebbe molti manifestanti.
Altri, al contrario, sostengono che le proteste sarebbero state aizzate proprio dai politici bosniaci per arrivare all’eliminazione dei cantoni ed alla centralizzazione dello stato bosniaco, ovviamente a sfavore di croati e serbi che costituiscono minoranze importanti e che attualmente godono in alcune regioni di una buona autonomia. Banalmente, si potrebbe dire che non è tutto oro quello che luccica e che troppe volte ci siamo fatti illusioni su "rivoluzioni" che si sono poi rivelate spietate manipolazioni. Nel caso balcanico, viste le ferite non ancora rimarginate della guerra di vent’anni fa, tutto può ancora succedere. Non si vede al momento un’ideologia o una finalità ultima condivisa che possa costituire una trama comune, la rabbia delle masse può essere strumentalizzata così come può portare a grandi cambiamenti nell’intera regione o anche disintegrarsi in interessi particolaristici e degenerare in lotta fratricida. O annacquarsi in una bottiglia di rakija, chi lo sa. I balcani sono un grande laboratorio sociale in cui spesso si è giocato sporco, da parte della Nato, dell’Unione Europea e pure di Al Qaeda, ma è anche un calderone in cui si agitano grandi passioni e popoli eccezionali. La confusione è grande e la situazione magari non è eccellente come alcuni vogliono credere, ma sicuramente merita tutto il nostro interesse.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.