21/12
2007

Canto di nasale

A guardare quanto tempo ci metteva il sole a spuntare, stamattina, non c’è di che stupirsi se ogni anno a quest’ora i nostri stupidi antenati se la facevano sotto per la paura. Poveri, pavidi ominidi, stretti nelle loro grotte o wherever a chiedersi se le giornate avrebbero continuato ad accorciarsi fino a condannarli ad una gelida notte perpetua, con i prezzi del riscaldamento speleostico alle stelle ed i lupi che ululavano fuori dalla finestra. Non c’è di che stupirsi, davvero, se appena constatato che la tendenza si invertiva e le giornate riprendevano ad allungarsi, si dessero tutti a delle gran baldorie, mangiassero e bevessero e si scambiassero pacchi e pacche sulle spalle per festeggiare ed ingraziarsi il sole, fosse mai che quel vecchio balordo cambiasse idea e tornasse a dormire nel freddo grembo della terra. Erano altri tempi, tempi rozzi ed ignoranti, quando per mancanza di materia prima non si potevano fare neanche le intercettazioni telefoniche e ti toccava corrompere la gente di persona.
Oggi, però, che viviamo quest’epoca di luccicante ottimismo, che cavalchiamo il progresso trionfante ed abbiamo spezzato le catene dell’ignoranza, che sappiamo benissimo perché viene la notte e secondo quali cicli si succedono le stagioni, che sgraniamo un sorriso bianco Apple anche di fronte agli oltraggi, i sassi ed i dardi dell’iniqua fortuna, oggi che non abbiamo dubbi su nulla e l’universo è il nostro parco giochi, che senso ha perdere tempo ad addobbare ed illuminare ed impacchettare? Non me la bevo, che sia per festeggiare la presunta nascita di un presunto redentore, per credere o fingere di credere che un operaio di falegnameria, per quanto giovane, specializzato e dotato di grande fantasia, possa diventare addirittura azionista di maggioranza di un regno dei cieli. Forse, mentre tiriamo a campare su questa palla di fango spaziale, stretti tra il precariato e le liberalizzazioni, con il governo allo sbando, il paese allo sbando, il pianeta allo sbando, i giovani sbandati, i killer sbadati, i rom assassini, le madri assassine, i fidanzati assassini, le cooperative multinazionali di assassini, le badanti che si raccomandano, le prostitute raccomandate, le intercettazioni pubbliche, le televisioni private, il calo dei consumi, l’aumento dei costi delle vite, della vite e delle viti, il debito pubblico, l’inflazione, i finanzieri autofinanziati, gli operai ammazzati, gli imprenditori impuniti, il riscaldamento globale, i focolai locali, le frontiere saltate e quelle che stanno per saltare, gli integralismi ingerenti e le gerarchie indigeribili, con tutti questi lupi e sciacalli appena fuori dalle nostre grotte, abbiamo ancora bisogno di pacche sulle spalle per ricordarci che nessuna notte, per fredda e buia che sia, dura mai in eterno.







P.S.: La nota di ottimismo e speranza diffusa da questo post trascura volutamente la possibilità di una catastrofe umana o naturale che abbia come conseguenza l’arrestarsi della rotazione terrestre, l’oscuramento del sole o qualsiasi altro fenomeno che possa, in effetti, allungare la notte a tempo indeterminato. Si pregano i signori lettori di fare finta di niente, allacciare le cinture e continuare a cantare in serena letizia.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.