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23/11
2007

Sbandati banditi

Qualche giorno fa, il sindaco leghista di Cittadella (PD) ha emesso un’ordinanza che ha suscitato un certo clamore passando alla cronca come "Ordinanza Anti-Sbandati", ottenendo seguito e solidarietà da parte dei sindaci leghisti e destrorsi della regione nonché l’interessamento sdegnato del ministro della Solidarietà Sociale Ferrero nonché un’avviso di garanzia dalla procura per "usurpazione della funzione pubblica". Naturalmente, il fatto che sia un’ordinanza emessa dal sindaco leghista di Cittadella e che vorrebbe essere imitata dal sindaco leghista di Verona e dal sindaco leghista di Treviso ci fa sospettare a pelle che sia un’iniziativa stupida, razzista e populista e difatti così è, ma per non dare l’impressione che io abbia dei preconcetti vedrò di fornire ulteriori dettagli.
COn l’ordinanza del 16 Novembre 2007, il sindaco di Cittadella ordina che la concessione della residenza nel comune di Cittadella sia sottoposta ad indagine volta ad accertare che il richiedente abbia una dimora abituale che soddisfi i requisti igienico-sanitari per l’abitabilità, un contratto di lavoro subordinato oppure un reddito di almeno 5061,68 euro l’anno per il mantenimento suo e di un familiare al massimo, di più nel caso debba mantenere altri familiari. Niente di eccessivo, pare: basta dimostrare di abitare in un posto adatto alla vita umana e di avere a disposizione almeno 420 euro al mese per due persone provenienti da fonti lecite, non sono condizioni così restrittive. Potrebbero persino indirettamente costringere i padroni di casa italiani a rendere dignitosamente abitabili gli appartamenti che affittano agli immigrati, magari addirittura a stipulare contratti di affitto regolari e a pagare le tasse di conseguenza, se vivessimo nel mondo dei sogni.
Sì, perché dimenticavo un dettaglio: coerentemente con la considerazione iniziale che "si è registrato un incremento a livelli esponenziali dei flussi migratori" negli ultimi mesi, questi requisiti sono necessari solo per cittadini dell’Unione o extracomunitari. Per gli italiani resta tutto come prima, senza discriminazioni: la logica è che bisogna finirla con questi barboni stranieri che vengono a rubare il lavoro ai barboni italiani.
Il vero problema è che il reddito viene usato come criterio per la determinazione di diritti civili, e questo è eticamente e socialmente inaccettabile. E’ vero, 420 euro al mese è un discrimine piuttosto basso che non per niente equivale all’importo dell’assegno sociale, ma è il principio che si vuole far passare che ritengo ripugnante: chi non guadagna abbastanza denaro ha meno diritti, chi guadagna di più merita qualche diritto in più. E’ un principio plutocratico, la ricchezza determina il potere: in questo caso, il potere di richiedere la cittadinanza. Accettare che questo principio, già fin troppo applicato nella società, venga legittimato istituzionalmente costituirebbe un precedente molto grave. E’ un principio che non solo non condivido, ma si pone idealmente agli antipodi rispetto alla società in cui mi piacerebbe vivere e a cui quella in cui vivo assomiglia sempre meno. L’articolo 3 della nostra Costituzione, che per quanto fuori moda resta pur sempre una gran bella lettura, afferma non solo che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [...] senza distinzione di condizioni personali e sociali" ma anche che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Rimuovere gli ostacoli, non i cittadini. Non è una distinzione da poco.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.