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24/6
2008

Controsantino: Severino Di Giovanni

Severino Di Giovanni, di professione tipografo, nasce a Chieti all’alba del secolo scorso, praticamente già anarchico. A soli vent’anni decide a lasciare l’Italia per evitare le persecuzioni dei fasciobastardi, già allora al potere nella penisola, ed emigra in Argentina con moglie e figli; non rinuncia però alle proprie idee politiche e sociali, elaborandole anzi sia sul piano teorico che attraverso alcune esplosive azioni dirette (alcune delle quali, spiace dirlo, piuttosto grossolane per una persona così elegante). Romantico precursore del libero amore, tra una bomba e l’altra s’innamora ricambiato di una ragazza della media borghesia, America Josefina Scarfò, con la quale instaura un dolce rapporto clandestino che durerà fino alla morte e gli sarà fonte di sollievo nella sua vita agitata. Il 29 Gennaio 1931 la pula argentina circonda la sua tipografia e, malgrado una rocambolesca fuga sui tetti ed una sparatoria coi controfiocchi, lo cattura e lo sbatte in prigione, lo processa e lo condanna a morte nel giro di due giorni.
Dopo essersi accomiatato definitivamente dalla sua amata, chiede come ultimo desiderio un caffè molto dolce. Glielo portano, ma non dolce abbastanza.
"L’avevo chiesto molto dolce," fa notare al secondino, "ma pazienza. Sarà per la prossima volta."

A causa della sua discutibile tendenza a far esplodere cose e persone, Severino viene fucilato il 31 Gennaio 1931 gridando, pare, "Evviva l’anarchia".

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.