23/11
2009

Cose da fare a Padova quando sei Scamarcio

Padova è una bellissima città, immagino, se hai vissuto tutta la vita in periferia di Pechino o sei uno spritz. Ogni tanto io & Amormio ci andiamo per incontrare degli amici, bere un mojito al cubano e ritrovare quel senso di infantile stupore che ci assale quando riusciamo a parcheggiare. E per l’ikea. Odio tanto me stesso da andare periodicamente all’ikea, anche senza voler comprare niente, solo per farmi del male senza che mi rimangano lividi. Negli anni Novanta sarebbe bastato farsi beccare dai carabinieri con qualche grammo di fumo, ma ora pare che ci abbiano perso la mano (sul fatto di non lasciare lividi, intendo). Credo sia per questo che hanno dovuto inventare l’ikea.
Prima di andare all’ikea, comunque, sono andato ad una festa in un locale molto trendy, situato strategicamente tra un locale dove fanno le orgie ed un locale con le dark room, ed io sono stato tutta la sera fuori con la caipiroska in mano sperando di vedere passare gasparri che si era perso. Mi è andata male. Però è venuto fuori che c’è un conoscente di una mia amica che forse ha il numero di cellulare di scamarcio, ed abbiamo passato diverse ore a chiederci che scherzi telefonici si potrebbero fare a scamarcio, o cosa si potrebbe domandare a scamarcio durante la conferenza stampa di presentazione del suo nuovo film sui terroristi fighi e tenebrosi.

"A Scamarcio, tu che hai fatto anche Mio fratello è figlio unico... te volevo chiedere, come si chiamava quell’attore... il protagonista... no, non te, quello bravo?"
"A Scamà, che me lo fai avere l’autografo di Michele Placido?"
"A Scamà, una domanda personale... ma è vero che tu in intimità la Golino la chiami mamma?"
"A Scamà, ma è vero che tu, la Valeria Golino e Charlie Sheen farete Hot Shot 3?"
"A Scamà, nun me ricordo com’è cominciata la tua carriera... ma te eri quello di Fantaghirò?"


Ed altre amenità varie, che potrete leggere nel mio libro di prossima pubblicazione, "A Scamà".
Prima di andare alla festa, comunque, avevamo distrutto una ruota della macchina passando sopra una di quelle stupide pietre che a Padova sono soliti nascondere sul lato della strada in curva per distruggere le ruote delle macchine, e ci siamo fermati a cambiarla aiutati da un signore molto gentile, che di mestiere fa

"...il pittore."
[Sguardi stupiti di ammirazione]
"Il pittore? Ma proprio nel senso che..."
"Dipingo case. Do il bianco alle case."
"Beh, sì, certo. Il pittore, appunto."

Pittore o meno, grazie a lui abbiamo cambiato la ruota in dieci minuti e senza provocare altri danni alla macchina, a differenza di come era andata l’ultima volta. E dato che ci ha detto che stava andando al bar a bere un caffè, l’abbiamo accompagnato al bar e ci siamo bevuti con lui un caffè, uno di quei caffè d’uva alla spina che servono solo nei bar veneti, ed abbiamo scambiato quattro chiacchiere molto interessanti sul suo figliolo che dopo aver studiato molti anni alla fine ha rinunciato al proprio lavoro da impiegato per dedicarsi anche lui alla pittura come il padre.

Ed abbiamo trovato un portafogli abbandonato, abbiamo scoperto di chi era dai documenti che c’erano dentro, abbiamo chiamato la tizia e gliel’abbiamo ridato, che non siamo tutti pezzi di merda come vorrebbe farci il governo.

Alla festa di prima, comunque, c’era anche una tizia piuttosto ubriaca vestita di giallo, con un cappello giallo, che andava chiedendo in giro a tutti se usavano depilarsi le parti intime e in generale faceva la simpatica/antipatica con questa voce che sembrava scaturita da golconda. Io in generale odio il giallo.

"Posso farti una domanda... ma tu ti depili là sotto?"
"Posso farti anch’io una domanda, meno personale... ma tu ce l’hai una sigaretta?"


I cappelli gialli, poi.

P.S.: Se passasse da queste parti Riccardo (?) Scamarcio e volesse rispondere alle mie domande, naturalmente prometto di offrirgli una birra in segno di gratitudine e stima. A Scamà, ma de nome fai Riccardo, vero?

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.