24/5
2011

De rerum Natura

La mia breve esperienza di orticoltore mi ha insegnato che esistono sostanzialmente due tipi di vegetali: quelli che crescono sottoterra e quelli che crescono sovratterra. Nel caso non vi siate mai chiesti da dove arriva quello che mangiate o abitiate, per dire, in zone fortemente urbanizzate come Nu York, Shanghai o Sucate (MI), alla prima tipologia di verdure appartengono le cipolle, le carote, le patate, gli aglii ed i poveri scalogni, che la natura ha voluto beffare con un nome tanto sfortunato. Poi anche le rape, il sedano rapa ed altre cose disgustose che non ho seminato/piantato. Al secondo tipo appartengono le verdure emerse come le zucchine, le melanzane, i peperoni, i pomodori, i fagiuoli, i ceci, i cereali in generale e via dicendo; queste sono le mie preferite perché posseggono un indubbio vantaggio: sai sempre quando sono mature, ma soprattutto sai sempre quando esistono. Come faccio a sapere se sto guardando una pianta di patate, o solo un ciuffo di foglie sotto il quale non c’è nessuna patata? Dovrei estirparla per controllare, ma a quel punto se c’è la patata è spacciata, kartofen kaput, e allora mi tocca aspettare e contemplarle dal bordo dell’orto conservando fede e speranza (e carità) ma fino a quando, fino a quando o mio Signore? Quando sarà pronta la Tua patata, che pur nella Tua infinita saggezza non hai pensato di dotare di un led per segnalare l’avvenuta maturazione?

(Poi ci sarebbe una via di mezzo rappresentata dalle verdure che crescono rasoterra, tipo l’insalata o gli asparagi, ma la storia si sta già facendo troppo lunga)

E’ da notare infine che tra tutte le verdure le più ambigue sono le zucchine, non solo per quella strana sensazione di turbamento che provi mentre ne verifichi la consistenza alla coop, ma anche perché sono le uniche a potersi chiamare anche al maschile senza sentirsi in imbarazzo. Le zucchine, gli zucchini, è uguale. Le patate, non i patati. Le melanzane, non certo i melanziani.

Ora che la maggior parte della gente ha chiuso il browser disgustata dal mio eccesso di simpatia ed è andata a sniffare trielina per ritrovare il buonumore, posso proseguire con i pochi savi rimasti. Colti da un improvviso afflato di bucolicità, Sabato io et Amormio siamo andati a passeggiare in montagna assieme al caro vecchio dolce Pornorambo ed all’amico Diego (nome vero); avrei voluto che venisse anche il Nello ma pare che dovesse lavorare, o come ha ipotizzato qualcuno "stare fino alle sei del mattino davanti allo specchio a fumare leggendo passi di Dostoieski". Non sapendo di preciso dove scarpinare, ci siamo lasciati ispirare dal Diego che ci ha guidato sull’altipiano di Asiago fino all’Altar Knotto. Ora, per quei sei/sette miliardi di persone che non hanno mai sentito parlare dell’Altar Knotto, lasciatemi dire che si tratta fondamentalmente di un grosso sasso piatto che secondo la tradizione veniva anticamente usata per i riti pagani (e qui alzo le mani perché anticamente non c’ero), che si raggiunge tramite un’agevole passeggiata nel bosco e che si affaccia sullo strepitoso panorama della Valdastico. Beh, strepitoso... se si escludono le cave, le fabbriche e le case, a dire il vero. Strepitosinzio. Strepitosuccio. Da quanto ho poi letto sull’internette in giro per l’altipiano ci sarebbero altri roccioni simili considerati magici (secondo l’assodato principio umano che qualsiasi grosso sasso, meglio se dalle forme strane, è in qualche modo magico) ed io che nella vita non ho nulla da fare mi sono immediatamente posto l’obbiettivo di andare a vedere anche gli altri due, perché se c’è una cosa che amo è pormi obbiettivi semplici, assolutamente inutili e riuscirle nel tempo a dimenticarmene. In ogni caso, se volete aggregarvi alla gita di Karmachimico allo Spizeknotto o come knotto si chiama scrivetemi, non so neppure se l’indirizzo e-mail qui sopra funzioni.
A seguito di tutto ciò, dopo una breve sosta al laghetto di Roana dove abbiamo fatto volare gli ombrelloni, siamo andati sul Cengio che è un altro monte dei dintorni e schivando i nuvoloni temporaleschi carichi di pioggia abbiamo percorso alcuni dei sentieri e dei percorsi che i nostri bravi soldati hanno costruito durante la prima guerra mondiale per resistere all’avanzata austriaca sull’ultimo baluardo prima della pianura padana. Ci sono riusciti? Assolutamente no, gli austroungarici hanno conquistato il Cengio in una settimana uccidendo svariate migliaia di persone che senz’altro se ne sarebbero state più volentieri a casa loro. Ed è per questo che ora parliamo tutti tedesco in Veneto, vero? ...No, eh? Allora che razza di ultimo baluardo era, se anche dopo averlo conquistato gli austriaci non sono andati oltre? Mah. Misteri della propaganda bellica.

Arriveranno, un giorno, le foto di tutto ciò.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.